
La Manovra di Bilancio 2026, ha modificato le finestre di pensionamento disponibili in Italia, stabilendo un aumento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alla pensione.
Con la Legge 199/2025, il Governo è intervenuto sul primo pilastro del nostro sistema pensionistico, ossia quello pubblico, attraverso delle misure correttive funzionali a contenere la spesa pensionistica nel medio-lungo periodo.
La previdenza obbligatoria prevede un meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici che gli scorsi governi avevano momentaneamente sospeso, mantenendo invariati i requisiti di accesso alla pensione. L’attuale governo, invece, ha “sbloccato” di nuovo questo automatismo, stabilendo dei nuovi aumenti dei requisiti di pensionamento a partire dal 2027.
Per capire bene l’impatto di queste modifiche facciamo un breve recap delle finestre di pensionamento previste dal nostro sistema.
Per farlo è necessario utilizzare come spartiacque il 1/1/1996, ossia la data che segna un passaggio storico della previdenza italiana: la data di entrata in vigore del metodo di calcolo contributivo.
Con l’entrata in vigore della Legge Dini il metodo di calcolo contributivo ha sostituito quello retributivo, segnando il passaggio da un sistema che parametrava la pensione alle retribuzioni percepite (cioè gli stipendi, i compensi o i redditi dichiarati) negli ultimi anni di attività lavorativa, ad uno che ancora l’importo della pensione ai contributi versati nel corso della nostra vita lavorativa.
Questo passaggio non ha, però, determinato un abbandono totale del metodo retributivo, che continua ad operare “pro rata” e al ricorrere di alcune condizioni ben precise. Ed è qui che entra in gioco il nostro spartiacque.
Infatti, i lavoratori che hanno iniziato a lavorare a partire dal 1996 appartengono al sistema contributivo e la loro pensione sarà calcolata in proporzione ai contributi versati dall’inizio dell’attività lavorativa fino al momento del pensionamento.
Per i lavoratori che hanno cominciato a lavorare prima del 1996 bisogna, invece, si applica il misto. In particolare, per i lavoratori misti i contributi precedenti al 96’ sono gestiti secondo il sistema retributivo, mentre quelli successivi sono sottoposti al calcolo contributivo.
Vediamo, quindi, quali sono le finestre di pensionamento disponibili per i lavoratori che accederanno al pensionamento con il calcolo misto e quelle per i contributivi puri.
Le finestre di pensionamento
L’attuale sistema pensionistico italiano prevede due finestre strutturali disponibili per tutti i lavoratori, misti e contributivi puri:
- Pensione di Vecchiaia, per la quale sono richiesti:
- Almeno 20 anni di contributi (effettivi).
- 67 anni di età anagrafica (requisito soggetto ad aumento in base all'aspettativa di vita).
- Per i soli contributivi puri è richiesto che l’importo della pensione lorda sia almeno pari al valore dell’assegno sociale (7.101 € nel 2026), mentre per i lavoratori misti non è richiesto di raggiungere un importo minimo di pensione, anzi, se la pensione maturata è molto bassa, il lavoratore ha diritto al riconoscimento della pensione cosiddetta “minima”.
- Pensione Anticipata Ordinaria, per accedere alla quale non è richiesto il raggiungimento di un requisito anagrafico, ma è necessario esclusivamente un requisito contributivo (soggetto ad adeguamento). Nel 2026:
- Uomini: almeno 42 anni e 10 mesi di contributi.
- Donne: almeno 41 anni e 10 mesi di contributi.
N.B. per questa tipologia di pensione è prevista una finestra mobile, ossia un lasso di tempo che intercorre dal momento in cui si raggiungono i requisiti a quello in cui si comincia a ricevere la pensione. Per i lavoratori autonomi e per i dipendenti del settore privato la finestra è di 3 mesi, mentre per i dipendenti pubblici è di 9 mesi. Durante il periodo di finestra mobile il lavoratore può scegliere sia di continuare a lavorare, che di smettere in attesa della pensione.
A queste due finestre, disponibili per tutti, occorre aggiungerne altre due, alle quali possono accedere solo i lavoratori contributivi puri:
- Pensione Anticipata Contributiva, che richiede:
- contributi versati solo dopo il 31/12/1995.
- almeno 64 anni di età (requisito soggetto ad aumento)
- almeno 20 anni di contributi (requisito soggetto ad aumento)
- aver maturato una pensione lorda di importo almeno pari a 3 volte il valore dell’assegno sociale (21.303 € nel 2026)
- Vecchiaia Contributiva, che si ottiene avendo:
- contributi versati solo dopo il 31/12/1995.
- almeno 71 anni di età (requisito soggetto ad aumento);
- almeno 5 anni di contributi.
Questa finestra permette di accedere alla pensione a tutti coloro che non possiedono 20 anni di contributi o che, pur avendoli maturati, non raggiungono l'importo soglia previsto per l’accesso alla pensione di Vecchiaia o Anticipata Contributiva.
Come cambiano i requisiti pensionistici: l’adeguamento alla speranza di vita dal 2027 in poi
L’adeguamento alla speranza di vita delle quattro finestre pensionistiche avviene in questo modo:
- Dove è previsto un requisito anagrafico, l’aumento dovuto all’adeguamento riguarda proprio l’età minima richiesta per accedere alla pensione.
- nel caso dell’anticipata ordinaria, l’adeguamento incide sull’anzianità contributiva, non essendo previsto un requisito d’età.
La Manovra di Bilancio 2026, sbloccando il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti all’aumento della speranza di vita (calcolata sulla base delle tavole ISTAT di mortalità della popolazione residente), ha predeterminato gli aumenti per i prossimi due anni.
In particolare, per tutte le finestre l’aumento sarà di 1 mese nel 2027 e di ulteriori 2 mesi nel 2028 (arrivando, così, a 3 mesi complessivi).
Secondo la logica spiegata poco fa, quindi, nel caso della pensione anticipata ordinaria, l’aumento coinvolgerà il requisito contributivo, che salirà:
- Di un mese nel 2027, arrivando a:
- A 41 anni e 11 mesi per le donne
- A 42 anni e 11 mese per gli uomini
- Di altri due mesi nel 2028 (complessivi 3 mesi), arrivando a:
- A 42 anni e 1 mese per le donne
- A 43 anni e 1 mese per gli uomini
Per la vecchiaia ordinaria si passerà dagli attuali 67 anni a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028, allo stesso modo, ai 64 anni richiesti oggi per l’anticipata contributiva si aggiungerà un mese nel 2027 per arrivare ad un totale di 64 anni e 3 mesi nel 2028.
Inoltre, per la finestra di vecchiaia, resta comunque fisso il requisito di 20 anni di contributi, quello dell’anticipata contributiva, invece, aumenta a 20 anni e 3 mesi di contributi.
La vecchiaia contributiva, infine, salirà dagli attuali 71 anni a 71 anni e 1 mese nel 2027 e 71 anni e 3 mesi nel 2028.
Questi “slittamenti”, per quanto necessari alla stabilità del nostro sistema pensionistico, rischiavano di avere un impatto negativo su coloro che stanno sfruttando i canali di uscita anticipata dal mercato del lavoro.
Per risolvere questa situazione d’incertezza l’INPS ha deciso di intervenire, chiarendo che le prestazioni di accompagnamento al pensionamento dovranno essere assicurate sino alla data di effettiva decorrenza del trattamento pensionistico, prevedendo un’estensione della copertura oltre il limite temporale inizialmente stabilito (Circolare INPS n. 41/2026).
Sostanzialmente, l’aumento automatico dei requisiti pensionistici implica, e implicherà in futuro, anche l’allungamento degli strumenti di supporto al reddito. Tale misura è volta a garantire una stabilità finanziaria costante, scongiurando il pericolo di creare nuove categorie di esodati.
Come verificare la tua data di pensionamento: strumenti e supporti
In questo scenario di evoluzione dei requisiti pensionistici, una scelta vincente può essere quella di pianificare in maniera proattiva il tuo futuro economico.
Ad esempio, per quanto riguarda la previdenza obbligatoria devi sapere che tra gli strumenti digitali più utili c’è "La mia pensione futura", il simulatore online messo a disposizione dall'INPS.
Questo tool serve ad avere una panoramica concreta sulle tue possibilità di pensionamento e ti permette di visualizzare dalla tua area riservata la data ipotetica in cui potrai smettere di lavorare e, soprattutto, di avere una stima del valore del tuo futuro assegno mensile, calcolato a moneta costante.
Quello che devi tenere presente è che non si tratta di numeri scolpiti nella pietra, ma di una bussola fondamentale per calcolare il tuo "tasso di sostituzione" e capire se sia il caso di integrare la previdenza pubblica con un fondo pensione.
Prevedere il domani, dopotutto, è un modo per proteggerlo.
Integrare l'assegno pubblico con la previdenza complementare può essere una scelta vincente se si parla di bilanciare la riduzione degli importi pensionistici, soprattutto nell’ottica di garantirti un tenore di vita quanto più possibile vicino a quello desiderato.

Se sei prossimo al pensionamento e vuoi capire se potresti rientrare nei requisiti previsti quest’anno, sfruttandoli prima che aumentino, ad esempio riscattando periodi di studio, oppure accorpando i contributi versati in casse diverse, o ancora verificando in dettaglio il tuo storico contributivo, puoi parlarne anche con noi.
Infatti, oltre al simulatore INPS, o al patronato, puoi accedere al servizio personalizzato che noi di Ciao Elsa abbiamo creato proprio per darti un’idea precisa di tutte le possibilità pensionistiche che si prospettano nel tuo caso.


