Pensione 2026-2028: come si andrà in pensione dopo la Legge di Bilancio

Con la Legge di Bilancio 2026, il Governo ha sciolto molti dei nodi che avevano alimentato incertezze e ipotesi contrastanti nei mesi precedenti. 

Le regole che disciplineranno l’accesso alla pensione nel triennio 2026-2028 prevederanno un percorso di graduale adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi, accompagnato da una serie di deroghe mirate per alcune categorie di lavoratori.

In questo articolo analizziamo in modo organico come si andrà in pensione nei prossimi anni, quali requisiti cambieranno a partire dal 2027, quali lavoratori saranno coinvolti.

Finestre pensionistiche 

Nel sistema previdenziale italiano le vie di accesso alla pensione sono molteplici e, in alcuni casi, dipendono anche dalla gestione previdenziale di appartenenza. Al di là delle singole specificità, è possibile ricondurle a due grandi insiemi.

Da un lato vi sono i canali strutturali, definiti in modo stabile dalla riforma Fornero del 2011, che rappresentano l’ossatura permanente del sistema. 

Dall’altro lato si collocano le misure di pensionamento anticipato a carattere temporaneo, introdotte come interventi straordinari e rinnovate di anno in anno, la cui esistenza e configurazione dipendono dalle scelte politiche e dalla compatibilità con i vincoli di finanza pubblica.

Fatta questa precisazione, la novità che emerge dalla legge di bilancio 2026 è la ri-attivazione del meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici in funzione dell’allungamento dell’aspettativa di vita.

In altre parole: se viviamo più a lungo, accederemo alla pensione più tardi. 

Misure strutturali: cosa cambia dal 2027 al 2028

Iniziamo con il dire chi non verrà coinvolto dalle modifiche che illustreremo a breve.

La Legge di Bilancio 2026 ha infatti  escluso alcune categorie di lavoratori e, per i quali, i requisiti rimarranno invariati. Si tratta dei:

Vediamo come le uscite pensionistiche strutturali saranno impattate dalla manovra 2026.

Pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia resta la principale modalità di uscita dal lavoro per la maggior parte dei lavoratori. 

Fino alla fine del 2026 i requisiti rimangono invariati: 

  • 67 anni di età 
  • almeno 20 anni di contributi

Si ricorda che, per i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1995, resta fermo anche il requisito economico: l’importo della pensione maturata deve essere almeno pari all’assegno sociale (7.101,12 € nel 2026).

Dopo il 2026, entrerà in gioco l’adeguamento alla speranza di vita, applicato però in modo graduale: 

  • nel 2027 l’età richiesta salirà di un mese, arrivando a 67 anni e 1 mese;
  • nel 2028 l’incremento complessivo raggiungerà i tre mesi, portando il requisito a 67 anni e 3 mesi.

Rimane confermato il requisito minimo di 20 anni di contributi.

tabella requisiti pensione vecchiaia triennio 2026-2028
(*) Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, resta l’obbligo che l’importo della pensione annua sia almeno pari all’assegno sociale, oggi fissato a 7.101,12 € annui.

Pensione anticipata ordinaria

Anche la pensione anticipata, che non si basa su requisiti anagrafici ma sul numero di anni di contributi versati, sarà interessata dall’adeguamento. 

Nel 2026, i requisiti si confermano a:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini 
  • 41 anni e 10 mesi per le donne

Successivamente, aumenta il periodo richiesto:

  • nel 2027 sarà necessario maturare un mese di contributi in più;
  • nel 2028 l’incremento complessivo arriverà a tre mesi.
tabella requisiti pensione anticipata triennio 2026-2028

Pensione anticipata contributiva

La pensione anticipata contributiva, riservata ai cosiddetti “contributivi puri”, chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, subirà anch’essa l’adeguamento del requisito anagrafico. 

La finestra passerà gradualmente da:

  • 64 anni nel 2026
  • 64 anni e 1 mese nel 2027
  • 64 anni e 3 mesi nel 2028.

Restano invariati gli ulteriori requisiti: 

  • almeno 20 anni di contributi;
  • un importo di pensione pari ad almeno tre volte l’assegno sociale (nel 2026, pari a 21.303,36 € annui).
tabella pensione anticipata contributiva requisiti triennio 2026-2028

Pensione vecchiaia contributiva

La pensione vecchiaia contributiva, riservata sempre ai “contributivi puri”, coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995, subirà anch’essa l’adeguamento del requisito anagrafico. 

L’età minima passerà gradualmente da

  • 71 anni nel 2026
  • 71 anni e 1 mese nel 2027
  • 71 anni e 3 mesi nel 2028.

Resta invariato il requisiti contributivo: 

  • almeno 5 anni di contributi.
tabella requisiti pensione vecchiaia contributiva triennio 2026-2028

Eliminata la possibilità di “fare affidamento” sulla rendita del fondo pensione

Come avevamo già analizzato in un nostro precedente approfondimento, la manovra dell’anno scorso aveva introdotto una novità di rilievo per i cosiddetti “contributivi puri”, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995. 

In particolare, era stata prevista la possibilità di considerare, ai fini del raggiungimento dei requisiti economici, anche una rendita pensionistica stimata derivante dal proprio fondo pensione.

Questa apertura consentiva di colmare più facilmente una delle condizioni aggiuntive richieste per l’accesso a due specifiche finestre di pensionamento:

  • per la pensione di vecchiaia, la necessità che l’importo dell’assegno maturato fosse almeno pari all’assegno sociale, fissato per il 2026 a 7.101,12 € annui;

  • per la pensione anticipata contributiva, l’obbligo di raggiungere un importo pensionistico pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, cioè 21.303,36 € annui nel 2026.

La possibilità di “integrare” virtualmente la pensione pubblica con la rendita del fondo pensione, pur entro limiti e condizioni ben definiti, avrebbe rappresentato un passo significativo verso una maggiore integrazione tra previdenza obbligatoria e complementare.

In molti casi, infatti, avrebbe consentito a lavoratori con carriere interamente contributive di anticipare l’accesso alla pensione grazie a una pianificazione mirata della previdenza integrativa.

La Legge di Bilancio 2026, tuttavia, ha fatto marcia indietro su questa impostazione, eliminando la possibilità di utilizzare la rendita del fondo pensione per il soddisfacimento dei requisiti economici. 

Forze armate e polizia: rinvio parziale

Si segnala inoltre che gli aumenti riguarderanno anche il personale delle Forze armate, delle Forze di polizia a ordinamento civile e militare e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, ma un anno dopo rispetto a tutti gli altri.  

I requisiti pensionistici di queste categorie sono diversi rispetto a quelli “classici” che abbiamo visto nel paragrafo precedente, inoltre possono variare in base al tipo di comparto in cui il lavoratore è occupato. Ai requisiti previsti per l’anno in corso e validi ancora per il 2027, verrà aggiunto l’aumento:

  • di 1 mese dal 2028
  • di ulteriori 2 mesi (totale =3 mesi) dal 2029

Finestre di pensionamento a carattere temporaneo: lo “tsunami” del 2026

Accanto ai canali di uscita ordinari, il sistema previdenziale prevede anche strumenti di pensionamento anticipato di natura non strutturale

Si tratta di misure straordinarie, introdotte con finalità specifiche, che vengono riconsiderate di anno in anno in base all’evoluzione dei conti pubblici e alle priorità degli obiettivi previdenziali. 

Per queste finestre, requisiti anagrafici, condizioni di accesso e durata nel tempo non sono mai definitivi, ma possono essere modificati, confermati o abrogati a ogni legge di bilancio.

Cosa che è puntualmente successo in quest’ultima legge di bilancio: due misure, Quota 103 e Opzione Donna, non sono state rinnovate, eliminando di fatto due canali di uscita anticipata a disposizione dei cittadini. Va però ricordato che, già negli anni precedenti, il progressivo inasprimento dei requisiti aveva contribuito a ridurne sensibilmente l’utilizzo, restringendo in modo significativo la platea dei potenziali beneficiari.

Rimangono quindi confermate le seguenti misure di pensionamento a carattere temporaneo.

Ape Sociale

L’APE Sociale si configura come un’indennità “ponte”, erogata dallo Stato, il cui importo è pari alla rata della pensione, maturata con i requisiti presenti al momento dell’accesso alla misura. L’assegno non può in ogni caso superare i 1.500 € mensili e non è cumulabile con altri strumenti di sostegno al reddito legati alla disoccupazione involontaria.

La manovra 2026 ha confermato che la prestazione viene riconosciuta fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia e può essere richiesta a partire dai 63 anni e 5 mesi di età (soglia innalzata rispetto ai precedenti 63 anni dalla legge di bilancio 2024). 

L’accesso è riservato a specifiche categorie di lavoratori, individuate sulla base della loro condizione lavorativa o personale:

  • soggetti con almeno 30 anni di contribuzione che si trovano in stato di:
    • disoccupazione a seguito di licenziamento, 
    • dimissioni per giusta causa, 
    • risoluzione consensuale o scadenza di un contratto a tempo determinato; in questo caso è richiesto che il lavoratore abbia svolto almeno 18 mesi di attività nei tre anni precedenti e abbia esaurito l’indennità di disoccupazione spettante;
  • lavoratori con un’anzianità contributiva di almeno 30 anni che assistono, da almeno sei mesi, 
    • il coniuge o un parente di primo grado convivente con disabilità grave, 
    • oppure un parente o affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona assistita abbiano compiuto 70 anni, siano affetti da patologie invalidanti, risultino deceduti o mancanti;
  • persone con almeno 30 anni di contributi e una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%;

  • lavoratori dipendenti con un’anzianità contributiva minima di 36 anni che svolgono attività gravose da almeno sette anni negli ultimi dieci, oppure da almeno sei anni negli ultimi sette. L’elenco delle professioni considerate gravose è stato ampliato dalla legge di bilancio 2022, che ha previsto requisiti contributivi ridotti a 32 anni per alcune categorie specifiche, come operai edili, ceramisti e conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta.

Per le lavoratrici è inoltre prevista una riduzione dei requisiti contributivi pari a 12 mesi per ciascun figlio, fino a un massimo di due anni, secondo la disciplina dell’APE Sociale al femminile.


Lavoratori precoci

La disciplina dei lavoratori precoci consente l’accesso anticipato alla pensione a chi:

  • ha maturato almeno 41 anni di contributi 
  • può dimostrare di aver versato almeno 12 mesi di contribuzione effettiva prima del compimento del 19° anno di età, entro il 31 dicembre 1995.

Oltre al requisito contributivo, è necessario trovarsi in una delle seguenti condizioni:

  1. stato di disoccupazione da almeno 3 mesi a seguito di licenziamento o dimissioni per giusta causa;
  2. invalidità civile pari o superiore al 74%;
  3. assistenza continuativa, da almeno sei mesi, a un familiare con handicap grave o patologie invalidanti;
  4. svolgimento di attività lavorative particolarmente gravose o usuranti;
  5. appartenenza a specifiche categorie di lavoratori dipendenti negli ultimi anni di attività lavorativa.

La legge di bilancio 2026 ha espressamente previsto che l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita non si applica ai soli lavoratori precoci che rientrano al quarto punto, cioè che svolgono attività identificate come “gravose” o “usuranti” e rispettino le condizioni previste per queste categorie lavorative. 

In attesa della pubblicazione delle istruzioni operative da parte dell’INPS, il quadro che emerge lascia intendere che le altre categorie di lavoratori precoci potrebbero essere interessati da un innalzamento dei requisiti contributivi a:

  • 41 anni e 1 mese nel 2027
  • 41 anni e 3 mesi nel 2028 

Perché questo inasprimento dei requisiti?

Per comprendere le scelte operate con la Legge di Bilancio 2026 è necessario partire dal quadro generale. Il sistema previdenziale italiano è basato in larga parte su un meccanismo a ripartizione: i contributi versati dai lavoratori attivi finanziano le pensioni di chi ha già raggiunto il pensionamento. 

Questo modello è ragionevolmente sostenibile finché esiste un equilibrio tra il numero di lavoratori-contribuenti e quello dei pensionati.

Negli ultimi decenni questo equilibrio si è progressivamente ridotto

Le proiezioni demografiche indicano che nei prossimi anni la popolazione in età lavorativa continuerà a ridursi, mentre aumenterà il numero di persone con più di 65 anni. Secondo le stime Eurostat, intorno al 2050 l’Italia potrebbe arrivare ad avere un pensionato ogni due lavoratori attivi.

È proprio in questo contesto, tutt’altro che nuovo e ormai presente da molti anni, che è stato introdotto il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti di accesso alla pensione alla speranza di vita. 

Il principio che lo ispira è lineare: se l’aspettativa di vita si allunga, anche l’età pensionabile e i requisiti contributivi devono essere progressivamente aggiornati, così da ripartire nel tempo gli effetti della maggiore longevità e preservare l’equilibrio del sistema previdenziale.

Ogni due anni l’Istat rileva la variazione della speranza di vita a 65 anni. Se il dato è in aumento, i requisiti per la pensione di vecchiaia e per le principali forme di pensione anticipata vengono incrementati di conseguenza.

Dal 2019, l’aggiornamento progressivo fu sospeso fino ad oggi e la Legge di Bilancio 2026 ne ha confermato l’applicazione, seppur in forma graduale e selettiva.

L’età di uscita e i requisiti contributivi sono destinati a salire, seppur di pochi mesi, segnando però una direzione di lungo periodo per i pensionati “che verranno”.

Come avere una stima della mia futura uscita pensionistica?

In questo scenario, per i lavoratori la parola chiave diventa “pianificazione

Conoscere in anticipo le regole, ricostruire correttamente la propria storia contributiva e valutare per tempo eventuali strumenti di integrazione previdenziale non rappresenta più una scelta facoltativa, ma una condizione essenziale per affrontare con consapevolezza il futuro pensionistico.

Un primo supporto in questa direzione può arrivare dall’utilizzo di Pensami – Simulatore degli scenari pensionistici, lo strumento messo a disposizione dall’INPS che consente, anche senza autenticazione, di effettuare una prima verifica orientativa delle possibili finestre di pensionamento

Pensami si configura come una forma di consulenza previdenziale “fai da te” e fornisce esclusivamente indicazioni sui trattamenti pensionistici diretti, senza entrare nel merito degli importi dell’assegno.

Alternativamente, sempre l’INPS mette a disposizione La mia pensione futura: un servizio che permette di ottenere una stima orientativa dell’importo e sull’uscita pensionistica che un lavoratore potrà percepire al termine della carriera, basata sulla normativa vigente e su tre elementi chiave, l’età, la storia contributiva e la retribuzione o il reddito. 

Attraverso la piattaforma è possibile verificare i contributi già accreditati e segnalare eventuali periodi mancanti oppure conoscere la data prevista per il pensionamento di vecchiaia o anticipato.

Entrambi gli strumenti sono già strutturati tenendo conto del meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alle stime sull’aumento dell’aspettativa di vita in Italia. Non sorprende quindi visualizzare:

  • finestre di accesso alla pensione di vecchiaia a 69 anni (anziché gli attuali 67) o
  • requisiti per la pensione anticipata fissati a 45 anni, rispetto agli attuali 43 anni e 10 mesi per gli uomini e a un anno in meno per le donne, in alternativa trovare l'anticipata contributiva a 66 anni anziché 64, oppure
  • non visualizzare affatto la finestra anticipata contributiva perché, sulla base dei dati attuali, non si riuscirebbe a raggiungere il montante contributivo necessario a creare una pensione almeno pari a 3 volte l’assegno sociale.

Questi strumenti sono sicuramente utili per farsi un’idea generale della direzione della propria carriera previdenziale e delle possibili uscite pensionistiche, ma restano delle stime approssimative: non considerano infatti eventuali specificità della carriera, come periodi di lavoro all’estero non ancora registrati o passaggi tra diverse gestioni previdenziali. 

In questi casi, Ciao Elsa mette a disposizione uno strumento specifico come Elsa Premium 360: un servizio che offre una visione completa e integrata della posizione contributiva, accompagnata da una consulenza professionale e personalizzata sulle strategie migliori per ottimizzare e pianificare con consapevolezza il proprio futuro pensionistico. 

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Link utili e approfondimenti

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