
Questo articolo è la terza e ultima “puntata” dedicata ad analizzare i risultati finanziari ottenuti dai fondi pensione nel 2025.
La prima uscita è stata dedicata ai rendimenti conseguiti dai fondi pensione negoziali, mentre la seconda è incentrata sulle performance dei fondi pensione aperti.
Oggi ci concentriamo sulle performance dei PIP (Piani Pensionistici Individuali).
Prima di entrare nel merito, è però importante chiarire un punto essenziale: quando si valutano i rendimenti finanziari, occorre sempre ricordare che i risultati passati, soprattutto se riferiti a un singolo anno, non rappresentano in alcun modo una garanzia per il futuro.
Si tratta di una regola valida per qualsiasi forma di investimento, ma che diventa ancora più rilevante nel contesto della previdenza complementare. In questo ambito, infatti, l’orizzonte temporale è di lungo periodo e le variazioni di breve periodo assumono un significato limitato se non vengono lette all’interno di una prospettiva di lungo termine.
Proprio per questo, la scelta di aderire a un fondo pensione o di orientarsi verso uno specifico comparto non dovrebbe basarsi esclusivamente sulle performance più recenti.
Una decisione davvero consapevole richiede di tenere conto anche di altri fattori: il livello di rischio della linea di investimento, i costi applicati, il grado di diversificazione del portafoglio e, soprattutto, la coerenza complessiva della strategia rispetto all’età e agli obiettivi dell’aderente.
A questi elementi si affiancano ulteriori aspetti, spesso determinanti e tipici della previdenza complementare, come i benefici della fiscalità agevolata e il contributo del datore di lavoro.
Questo non significa, naturalmente, che l’analisi dei rendimenti sia inutile. Al contrario, osservare le performance dei fondi pensione permette di comprendere come i diversi comparti reagiscono ai cambiamenti dei mercati finanziari e quali strategie di investimento tendono a dimostrarsi più efficaci in specifici contesti economici.
Proprio sotto questo profilo, il 2025 si è rivelato un anno particolarmente significativo per la previdenza complementare italiana.
Vediamo perché.
Il confronto con il TFR lasciato in azienda e le performance dei fondi pensione
Per i lavoratori dipendenti, uno dei parametri più utilizzati per valutare l’efficacia dei fondi pensione è il confronto con la rivalutazione del TFR lasciato in azienda. Quest’ultimo, come noto, si rivaluta ogni anno secondo un meccanismo stabilito per legge: una componente fissa dell’1,5%, a cui si aggiunge il 75% dell’inflazione rilevata dall’Istat.
Nel 2025, questo criterio ha portato a una rivalutazione netta pari all’1,9%, offrendo così un riferimento immediato per confrontare i risultati delle diverse forme di previdenza complementare.
Il confronto, in questo caso, risulta particolarmente significativo.
Secondo le elaborazioni preliminari della COVIP, la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, nel 2025:
- i fondi pensione negoziali hanno registrato un rendimento medio intorno al 4,8%;
- i fondi pensione aperti hanno ottenuto una performance media pari al 5,7%;
- i PIP (Piani Individuali Pensionistici) hanno conseguito un risultato medio attorno al 5,1%.
Si tratta, naturalmente, di valori medi che riassumono situazioni anche molto differenti tra loro. Dietro questi dati si nasconde infatti una notevole variabilità di risultati, strettamente legata alla composizione dei portafogli.
Le linee d’investimento più prudenti, con una prevalenza di strumenti obbligazionari, hanno evidenziato rendimenti più contenuti; al contrario, le linee con una maggiore esposizione ai mercati azionari hanno beneficiato maggiormente del contesto favorevole registrato sui mercati finanziari.
L’andamento dei mercati nel 2025
Per interpretare correttamente i risultati dei fondi pensione è indispensabile inserirli nel contesto finanziario in cui sono stati realizzati.
Nel 2025, i mercati azionari globali hanno attraversato una fase nel complesso favorevole.
Dopo le forti tensioni macroeconomiche degli anni precedenti (tra cui i conflitti internazionali e le politiche monetarie restrittive adottate per contrastare l’inflazione) si è assistito a un graduale rientro delle pressioni inflazionistiche nelle principali economie avanzate.
Questo ha permesso alle banche centrali di assumere un orientamento più accomodante, allentando la stretta sui tassi di interesse.
A ciò si è affiancata la buona tenuta degli utili societari e un rinnovato interesse degli investitori istituzionali verso gli asset più rischiosi, fattori che hanno contribuito a sostenere l’andamento positivo dei mercati azionari.
In un contesto di questo tipo, è naturale che i comparti dei fondi pensione con una maggiore esposizione azionaria abbiano ottenuto i risultati migliori. Le linee più dinamiche, infatti, hanno beneficiato in misura più marcata della crescita dei mercati rispetto ai comparti caratterizzati da un profilo più prudente.
È però fondamentale ricordare che a rendimenti più elevati corrisponde, inevitabilmente, un livello di rischio più alto. I comparti azionari possono registrare performance particolarmente brillanti negli anni favorevoli, ma risultano anche più esposti a oscillazioni rilevanti nelle fasi di maggiore instabilità.
Per questo motivo, la scelta del comparto non dovrebbe mai essere guidata esclusivamente dai risultati di breve periodo, ma deve basarsi sulla coerenza tra la strategia di investimento e l’orizzonte temporale, le esigenze e gli obiettivi previdenziali dell’aderente.

I migliori rendimenti registrati nel 2024
Prima di concentrarsi sui risultati del 2025, può essere utile fare un passo indietro e osservare quali fondi pensione aperti si sono distinti nel 2024.
In questo caso, il riferimento sono i dati ufficiali pubblicati dalla COVIP, che rendono disponibile il dettaglio dei rendimenti di tutte le forme pensionistiche operanti in Italia.
Un aspetto preliminare da chiarire riguarda la natura di questi rendimenti: i valori comunicati dai fondi pensione e dalla stessa COVIP sono già espressi al netto delle principali componenti che incidono sul risultato finale, vale a dire fiscalità e commissioni di gestione.
Fiscalità: i rendimenti risultano già al netto dell’imposta sulle plusvalenze, che per i fondi pensione è pari al 12,5% sui titoli di Stato (italiani ed esteri “white list”) e al 20% sugli altri strumenti finanziari. Questa imposta viene applicata annualmente direttamente dal fondo, che opera come sostituto d’imposta.
Di conseguenza, al momento dell’erogazione della prestazione, l’aderente non è tenuto a versare ulteriori imposte sui rendimenti maturati. La tassazione finale agevolata, compresa tra il 15% e il 9% in funzione degli anni di partecipazione, oppure pari al 23% in specifici casi di riscatto o anticipazione, si applica infatti esclusivamente sui contributi accumulati.
Commissioni di gestione: i rendimenti sono già al netto delle commissioni applicate per la gestione finanziaria delle linee di investimento. Si tratta di costi che incidono direttamente sul patrimonio e che riducono, in misura variabile, il risultato netto dell’investimento.
Tornando ai risultati del 2024, anche in quell’anno i comparti con una maggiore esposizione azionaria hanno tratto vantaggio dal contesto favorevole dei mercati, registrando le performance più elevate.
Tra i migliori risultati si segnalano:
- 5° posto – comparto azionario internazionale di Sara Libero Domani
Il fondo pensione del Gruppo Sara Assicurazioni ha registrato nel 2024 un rendimento netto del 18,28%, con un portafoglio composto al 100% da azioni. - 4° posto – comparto Global Equity di Intesa Vita&Previdenza
Intesa Vita&Previdenza, prodotto di Intesa SanPaolo, ha ottenuto nel 2024 una performance netta pari al 18,77%, con un portafoglio investito per circa il 90% in strumenti azionari e per il 5% in obbligazioni. - 3° posto – linea EV strategia internazionale di Cattolica Previdenza Perlapensione (ora Generali)
Il fondo pensione, facente ora parte del Gruppo Generali dopo l’acquisizione di Cattolica Assicurazioni, ha registrato nel 2024 un rendimento del 19,03%. Il comparto è fortemente orientato ai mercati azionari (circa il 97%), con una quota residuale in obbligazioni. - 2° posto – comparto previdenza internazionale di Axa Progetto Pensione Più
Il Gruppo Axa offre numerosi fondi pensione: il PIP Axa Progetto Pensione Più ha conseguito nel 2024 un rendimento netto del 19,85%, con una composizione del portafoglio al 100% azionario. - 1° posto – linea equity america di Modus Fondo Pensione (BCC VITA)
Il PIP di BCC Vita Assicurazioni ha ottenuto la migliore performance del 2024, con un rendimento del 22,86%. Si tratta di una linea totalmente esposta ai mercati azionari (100%).
Questi risultati appaiono particolarmente significativi se confrontati con la rivalutazione del TFR nello stesso periodo (2,32%).
È però fondamentale interpretarli correttamente: si tratta di performance maturate in un contesto di mercati favorevoli e riferite a comparti caratterizzati da un’elevata esposizione al rischio azionario.
La volatilità dei mercati finanziari implica, infatti, che i risultati possano variare sensibilmente da un anno all’altro. Le fasi di rendimenti elevati possono seguire periodi più complessi, con performance più contenute o anche negative.
Per questa ragione, i rendimenti dei fondi pensione dovrebbero sempre essere valutati in una prospettiva di lungo periodo.
Lasciarsi guidare esclusivamente dai risultati più recenti può portare a decisioni poco efficienti, come modificare il comparto nei momenti meno opportuni o inseguire performance difficilmente replicabili nelle stesse condizioni di mercato.

I primi dati sui rendimenti del 2025
Per quanto riguarda il 2025, i dati ufficiali saranno resi disponibili, come di consueto, con la pubblicazione delle statistiche ufficiali di COVIP. Tradizionalmente, queste informazioni vengono diffuse entro la prima metà dell’anno successivo e, in questo caso, sono attese entro giugno 2026.
In attesa dei dati definitivi, possiamo fare qualche valutazione basandoci sulle elaborazioni preliminari, fornite sempre da COVIP.

Dall’immagine possiamo notare che i valori dei PIP sono suddivisi tra:
- gestione separata, cioè fondi separati dal patrimonio della compagnia, che mirano a proteggere il capitale e garantire rendimenti stabili attraverso investimenti conservativi, tendenzialmente obbligazionari.
In questo caso, la valutazione delle performance è a “costo storico”: significa che i rendimenti vengono calcolati considerando il valore effettivo degli investimenti al momento in cui sono stati acquistati, senza aggiornare continuamente quel valore in base alle variazioni di mercato successive (come avviene per tutte le linee d’investimento degli altri fondi pensione).
Questo approccio ha alcune implicazioni importanti.
Da un lato, rende i risultati più stabili nel tempo, perché evita che le performance siano influenzate dalla volatilità di breve periodo dei mercati. Dall’altro lato, però, può fornire una rappresentazione meno immediata del valore “reale” degli investimenti in un dato momento, proprio perché non incorpora le variazioni correnti dei prezzi.
I risultati medi ottenuti dalle gestioni separate PIP sono stati pari all’1,5% nel 2025.
- linee unit linked, la cui logica è esattamente opposta: qui la valutazione delle performance avviene a valori di mercato (mark to market). Questo significa che il rendimento riflette continuamente il valore aggiornato degli investimenti in cui è investito il fondo pensione.
Dalle prime evidenze emerge che il rendimento medio più elevato è stato raggiunto dalle linee d’investimento azionarie, con un risultato medio nel 2025 del 7,8%. Come evidenziato dalla tabella, l’esposizione azionaria dei PIP si conferma elevata con una media attorno al 93%. Seguono i risultati dei comparti bilanciati (3,5%) e obbligazionari (0,4%)
È importante ribadire che si tratta di dati medi, al cui interno troviamo valori minimi e valori massimi: il quadro completo e definitivo delle performance del 2025 sarà disponibile solo con la pubblicazione dei dati da parte della COVIP nelle prossime settimane.
Solo allora sarà possibile effettuare valutazioni più strutturate e confronti pienamente attendibili sulle performance conseguite l’anno scorso.
Un biennio positivo per i fondi pensione
Nel complesso, sia i dati relativi al 2024 sia le prime indicazioni sul 2025 descrivono un biennio particolarmente favorevole per PIP.
Il buon andamento dei mercati finanziari, insieme a strategie di investimento ben strutturate e diversificate, ha consentito alla maggior parte dei comparti, soprattutto a quelli con una maggiore componente azionaria, di ottenere risultati superiori rispetto alla rivalutazione del TFR lasciato in azienda.
Si tratta di un elemento di grande importanza, soprattutto in una fase in cui la previdenza complementare sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel sistema pensionistico italiano, anche in considerazione del progressivo ridimensionamento delle prestazioni del sistema pubblico.
Le misure più recenti introdotte con la legge di bilancio, finalizzate a incentivare l’adesione ai fondi pensione, si inseriscono proprio in questa direzione: rafforzare il secondo pilastro previdenziale e favorire una partecipazione più ampia dei lavoratori alla costruzione della propria pensione integrativa.
L’analisi dei rendimenti annuali rappresenta senza dubbio uno strumento utile per comprendere come i fondi si comportano nei diversi scenari di mercato. Tuttavia, è importante ribadire che non può essere l’unico criterio alla base delle scelte.
La previdenza complementare è, per sua natura, un investimento di lungo periodo, pensato per accumulare risorse nell’arco di molti anni. In quest’ottica, assumono un ruolo determinante fattori quali:
- la regolarità dei versamenti nel tempo;
- un’adeguata diversificazione degli investimenti;
- il contenimento dei costi;
- la scelta di un comparto coerente con l’età dell’aderente;
- i vantaggi della deducibilità fiscale e della tassazione agevolata sulle prestazioni finali;
- il contributo del datore di lavoro, ovvero risorse aggiuntive che, in assenza di adesione, andrebbero perse.


