Life cycle nei fondi pensione: come funzionano i profili di investimento e perché contano

Nelle ultime settimane si è parlato molto dei profili life cycle adottati dai fondi pensione italiani. 

Il dibattito nasce dalla recente Legge di Bilancio, che ha introdotto un meccanismo innovativo destinato a incidere in modo significativo sull’assetto della previdenza complementare.

A partire dal 1° luglio 2026, per i lavoratori di “prima assunzione”, ossia per coloro che inizieranno per la prima volta un rapporto di lavoro nel 2026, è prevista infatti l’iscrizione automatica al fondo pensione individuato dal contratto collettivo nazionale oppure dagli accordi territoriali o aziendali. Si tratta di un dispositivo che:

  • attiva integralmente tutte le fonti di contribuzione. Con l’adesione confluiscono nel fondo il TFR, il contributo datoriale e il contributo minimo del lavoratore.
  • Mantiene la possibilità di scelta individuale. Entro 60 giorni, il lavoratore potrà optare per un diverso fondo pensione oppure decidere di lasciare il TFR in azienda.
  • Introduce una nuova regola per l’individuazione del comparto di destinazione. I lavoratori iscritti “automaticamente” saranno abbinati a profili d’investimento “caratterizzati da differenti profili di rischio rendimento, tenendo conto in particolare dell’orizzonte temporale dell’investimento e dell’età anagrafica dell’aderente”. 

Il richiamo sembra proprio fare riferimento ai percorsi life-cycle, anche se si attendono le istruzioni ufficiali della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) per comprenderne con precisione la portata applicativa. 

La questione non è marginale, soprattutto considerando che oltre la metà dei fondi pensione negoziali, principali destinatari della modifica, non dispone attualmente di profili life-cycle strutturati.

Ma cosa si intende esattamente per life cycle? 

Si tratta di percorsi di investimento a riposizionamento automatico (talvolta definiti anche “a scadenza”), che rappresentano una delle soluzioni più evolute al problema centrale di ogni piano previdenziale, ovvero come gestire nel tempo l’equilibrio tra rendimento e rischio, accompagnando l’iscritto lungo l’intero arco della vita lavorativa e rendendo la previdenza complementare più accessibile, efficiente e coerente con le sue esigenze.

La logica economica e previdenziale del life cycle

Il principio di fondo dei profili life cycle è semplice. 

Durante la fase iniziale dell’accumulo previdenziale, quando l’orizzonte temporale è lungo e la pensione è lontana, l’iscritto può permettersi una maggiore esposizione al rischio, puntando su comparti con una componente azionaria più elevata e, potenzialmente, su rendimenti attesi più alti

Con l’avvicinarsi del pensionamento, invece, diventa prioritario proteggere il capitale accumulato, riducendo la volatilità e il rischio di subire perdite significative proprio nella fase finale del percorso.

I profili life cycle nascono esattamente per rispondere a questa esigenza, automatizzando la gestione dei cambi comparto nel tempo e riducendo il rischio di decisioni errate o emotive da parte dell’aderente.

Dal punto di vista teorico, i profili life-cycle si fondano su concetti ben noti alla finanza moderna e alla pianificazione previdenziale. 

Il primo è il ruolo dell’orizzonte temporale: più il periodo di investimento è lungo, maggiore è la capacità di assorbire la volatilità dei mercati finanziari. Le oscillazioni di breve periodo, che possono generare perdite temporanee, tendono infatti a compensarsi nel lungo termine, rendendo più sostenibile una strategia orientata alla crescita.

Facciamo un esempio.

Immagina di andare al mercato e di acquistare mele con regolarità, sempre destinando lo stesso budget, ad esempio 100 €. Non stai cercando di indovinare il momento migliore per comprare, né il “prezzo giusto”. Il tuo obiettivo è semplicemente acquistare mele in modo costante.

  • In alcuni periodi il prezzo è elevato, poniamo 10 €. Con i tuoi 100 € riesci, quindi, a comprare 10 mele. 
  • In altri momenti, invece, il prezzo scende a 5 € e con lo stesso budget porti a casa 20 mele. In quei frangenti si parla di “crollo” del mercato delle mele (il prezzo è sceso del 50%), ma tu continui ad acquistare senza interrompere la tua abitudine e con lo stesso importo ne compri di più.
  • Successivamente il prezzo risale, ma non ai massimi, ad esempio a 8 €, e con i tuoi 100 € compri poco più di 12 mele.

A distanza di tempo, ciò che conta non è quanto costava la mela in un singolo giorno, mese o anno, ma quante mele hai complessivamente accumulato e qual è il loro prezzo nel momento in cui decidi di venderle. 

Il secondo concetto chiave è quello del “rischio di sequenza” dei rendimenti: subire rendimenti negativi nei primi anni di contribuzione ha un impatto diverso rispetto a subire perdite poco prima del pensionamento, anche in funzione dell’importo investito. 

Torniamo al nostro esempio.

Hai continuato ad acquistare mele con costanza, senza farti influenzare dai rialzi o dai ribassi, destinando ogni volta lo stesso budget. Nel tempo hai investito complessivamente circa 1.000 € e oggi ti ritrovi con 150 mele nel cesto.

Il mercato è ai massimi: il prezzo è 10 € a mela. Se potessi vendere subito, incasseresti 1.500 € (150 × 10 €).

Ma immaginiamo che tu possa vendere solo il giorno successivo. Proprio in quel momento il prezzo crolla del 50% e scende a 5 €. Il valore delle tue 150 mele si riduce improvvisamente a 750 €.

Le mele nel cesto sono sempre le stesse. È cambiato solo il prezzo di mercato nel momento in cui decidi o sei costretto a venderle.

I profili life cycle cercano di mitigare proprio questo rischio, riducendo progressivamente l’esposizione agli strumenti più volatili (= oscillazioni importanti sul prezzo delle mele) tipicamente le azioni, man mano che si avvicina il momento della liquidazione della posizione previdenziale.

Non meno importante è il ruolo del life cycle nella gestione dei fattori comportamentali.

Numerosi studi di finanza comportamentale dimostrano come gli investitori tendano a prendere decisioni irrazionali nei momenti di stress di mercato, ad esempio disinvestendo dopo forti ribassi o spostandosi verso comparti più rischiosi dopo lunghi periodi di rialzi. Nel contesto della previdenza complementare, questi comportamenti possono avere effetti particolarmente dannosi.

In altre parole: con il life cycle, aumenta le probabilità di “non fare c@##@!€”. 

Riduce il rischio di scelte incoerenti o di comportamenti opportunistici che sembrano giusti in quel momento ma che possono compromettere il risultato finale. Proprio perché basato su regole automatiche e indipendenti dalle condizioni di mercato di breve periodo, il life-cycle contribuisce a minimizzare i rischi legati all’emotività dell’iscritto.

Come funzionano concretamente i profili life cycle nei fondi pensione

La caratteristica centrale di questi profili è il graduale “slittamento” delle risorse dai comparti con un più alto grado di rischio verso quelli con un profilo più prudente

Questo slittamento non avviene in modo improvviso, ma secondo una traiettoria prestabilita, che prevede riallocazioni periodiche, a volte con cadenza annuale, in altri casi con tempistiche più brevi o più lunghe.

Il fondo pensione stabilisce, per ciascun periodo del percorso, una specifica suddivisione delle risorse tra i comparti, tenendo conto di una serie di variabili.

Tra queste rientrano innanzitutto l’età dell’iscritto, che rappresenta un indicatore dell’orizzonte temporale residuo, stimando come data del prelievo finale, per esempio, l’età di accesso alla pensione di vecchiaia (attualmente 67 anni).  

A questo si potrebbe affiancare anche una valutazione sul momento in cui si attiva il profilo life cycle, che può non coincidere con l’inizio della carriera lavorativa o con la prima adesione al fondo.

Attraverso l’analisi di queste variabili, il profilo life cycle consente una personalizzazione del percorso di investimento, pur rimanendo all’interno di uno schema standardizzato e facilmente comprensibile.

Esempio # 1. Life Cycle di Previmoda

Ecco come viene modificato l'investimento Life-Cycle di Previmoda, il fondo pensione negoziale per i lavoratori dell’industria tessile-abbigliamento, delle calzature e degli altri settori industriali del sistema moda. 

tabella comparti investimento life cycle previmoda fondo pensione

Come mostra la tabella, per coloro a cui mancano più di 22 anni al pensionamento, il comparto d’ingresso è rappresentato dalla linea d’investimento “Rubino Azionario”. 

Con il passare del tempo, si osserva un progressivo spostamento tra le linee Rubino e Smeraldo, dove quest’ultima è un comparto bilanciato che viene mantenuto al 100% nel periodo compreso tra 16 e 8 anni prima della pensione. 

Successivamente, anche Smeraldo viene gradualmente ridotto, lasciando spazio alla linea garantita, che diventa l’opzione principale a partire da 4 anni dal pensionamento.

Esempio # 2. Life Cycle di Arca Previdenza

Con la scelta del programma Life Cycle del fondo pensione aperto Arca Previdenza, il comparto d’ingresso viene assegnato in base all’età anagrafica così come indicato nella tabella sottostante:

tabella assegnazione comparto life cycle arca previdenza età

Al raggiungimento della successiva soglia di età e, comunque, dopo un minimo di permanenza nel comparto di almeno 2 anni, il programma prevede lo spostamento automatico, con cadenza trimestrale e nell’arco di 2 anni, della posizione maturata dal comparto Alta Crescita Sostenibile al comparto Crescita Sostenibile, o dal comparto Crescita Sostenibile al comparto Rendita Sostenibile. 

tabella comparti investimento life cycle arca previdenza

Esempio # 3. Life Cycle di Previdenza integrativa Genertel

Il PIP Previdenza integrativa Genertel adotta una logica di tipo Life Cycle, che si struttura in questo modo:

  • chi ha fino a 30 anni investe interamente i propri contributi nel Fondo Interno “Genertel Azionario Previdenza”, più orientato alla crescita nel lungo periodo;

  • tra i 31 e i 55 anni, i contributi vengono ripartiti tra il Fondo Interno “Genertel Azionario Previdenza” e la Gestione Separata “Previdenza Concreta”, secondo percentuali stabilite dalla Compagnia;

  • a partire dai 56 anni, invece, i contributi sono destinati interamente alla Gestione Separata “Previdenza Concreta”, caratterizzata da un profilo più prudente e orientato alla conservazione del capitale.

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L’attivazione e la gestione del profilo life cycle

Nei fondi pensione che prevedono questa opzione, il profilo life cycle può essere attivato al momento dell’adesione oppure successivamente

In molti casi l’attivazione avviene tramite una scelta esplicita dell’iscritto, che opta per il percorso life cycle in alternativa alla selezione diretta di un singolo comparto. In altri casi, soprattutto nei fondi negoziali, il life cycle può rappresentare una sorta di opzione “predefinita”, pensata per chi non desidera effettuare scelte di investimento o, come anticipato, per i lavoratori iscritti “automaticamente”.

È importante sottolineare che l’adesione a un profilo life cycle, solitamente, non è irreversibile. L’iscritto mantiene, generalmente, la possibilità di disattivare il percorso e di modificarlo attraverso una gestione “monocomparto”, fermo restando che tale decisione comporta un disinvestimento di quote dalle linee d’investimento interessate dal life cycle in quel momento a favore del nuovo comparto scelto dall’iscritto.

Dal punto di vista della governance del fondo, la gestione del life cycle richiede una pianificazione accurata e una forte coerenza tra la politica di investimento dei singoli comparti e l’architettura complessiva del percorso. 

Ogni riallocazione deve avvenire secondo regole chiare e trasparenti, comunicate preventivamente agli iscritti. Generalmente tutte le informazioni sulla strutturazione del percorso life cycle sono contenute all’interno delle note informative dei singoli fondi pensione. 

La fase finale del percorso e il ruolo dei comparti garantiti

Un elemento distintivo di molti profili life cycle è il ruolo attribuito ai comparti garantiti nella fase finale del percorso. In prossimità del pensionamento, l’intera posizione previdenziale viene progressivamente trasferita in un comparto a garanzia, con l’obiettivo di consolidare i valori maturati durante la fase di accumulo.

Il comparto garantito non partecipa al processo di distribuzione progressiva delle risorse tipico delle fasi precedenti del life cycle. Al contrario, funge da comparto stabilizzatore, offrendo, nella maggior parte dei casi, una garanzia di restituzione dei contributi versati in occasioni di specifici eventi, tra cui il pensionamento.

Questa fase finale, che spesso copre gli ultimi due/tre anni del percorso teorico, risponde all’esigenza di ridurre al minimo il rischio di mercato proprio nel momento più delicato, quello in cui l’iscritto si appresta a richiederne la liquidazione.

Limiti e criticità dei profili life cycle

Pur rappresentando una soluzione evoluta e generalmente efficace, i profili life cycle non sono esenti da limiti e criticità

Il primo riguarda il rischio di eccessiva standardizzazione. Sebbene i percorsi siano personalizzati in base a variabili come età e anni mancanti alla pensione, non tengono conto di tutte le specificità individuali, come eventuali richieste di anticipazione, la tolleranza al rischio del singolo iscritto e così via.

Un secondo elemento critico riguarda l’ipotesi implicita di una traiettoria “lineare” della carriera lavorativa. I profili life cycle presuppongono una certa regolarità nei versamenti e una data di pensionamento prevedibile, ipotesi che nella realtà del mercato del lavoro contemporaneo non sempre si verificano.

Infine, pur con i dovuti accorgimenti, va considerato che la riduzione automatica del rischio nella fase finale può comportare un costo opportunità, soprattutto in contesti di mercato favorevoli. Non avendo la sfera di cristallo per prevedere l’evoluzione dei mercati finanziari, adottare un’esposizione più prudente nel finale di carriera resta una scelta generalmente preferibile, ma è necessario essere consapevoli che tale impostazione potrebbe limitare il potenziale di rendimento negli ultimi anni di contribuzione.

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Il ruolo dei profili life cycle nel futuro della previdenza complementare

Detto questo, i profili di investimento life cycle sono destinati a svolgere un ruolo sempre più centrale nella previdenza complementare italiana. 

L’evoluzione demografica, l’allungamento delle carriere lavorative e la crescente complessità delle dinamiche di mercato rendono sempre più difficile per il singolo iscritto, magari non troppo esperto in materia, gestire in autonomia le proprie scelte di investimento previdenziale.

In questo scenario, soluzioni che combinano semplicità, disciplina e adattamento automatico al ciclo di vita rappresentano una risposta efficace alle esigenze di una platea ampia e diversificata di iscritti. 

I profili life cycle  non sono una formula magica, non eliminano la necessità di una educazione finanziaria di base, ma offrono una soluzione razionale e coerente con la natura di lungo periodo della previdenza complementare. 

Comprenderne il funzionamento è essenziale non solo per gli iscritti, ma anche per chi opera professionalmente nel settore ed è chiamato a valutare, comunicare e migliorare continuamente questi percorsi di investimento al servizio della sicurezza previdenziale futura.

Link utili e approfondimenti

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