
Come abbiamo avuto modo di analizzare insieme, la Legge di Bilancio 2026 segna un passaggio rilevante nel percorso di rafforzamento della previdenza complementare in Italia.
Tra gli interventi più significativi spicca la riscrittura dell’articolo 8 del decreto legislativo 252/2005, che ridisegna in modo strutturale il meccanismo dell’adesione definita “tacita” ai fondi pensione.
L’obiettivo è quello di coinvolgere in maniera più attiva i lavoratori dipendenti del settore privato nelle scelte che riguardano la gestione del proprio TFR, intervenendo soprattutto nella fase iniziale della vita lavorativa, quando le scelte previdenziali vengono spesso rimandate o trascurate.
Il risultato è un sistema che affida molto meno spazio all’inerzia del lavoratore e che, al tempo stesso, attribuisce un ruolo più centrale alle imprese e ai fondi pensione.
Per comprendere la portata della riforma è necessario prima di tutto distinguere tra:
- lavoratori dipendenti alla prima esperienza lavorativa
- lavoratori neoassunti che hanno già maturato almeno un’esperienza lavorativa precedente
Ci soffermeremo poi ad analizzare le novità per gli iscritti taciti sul fronte degli investimenti e le implicazioni operative per le aziende.
L’adesione automatica per i lavoratori alla loro prima occupazione
La novità più evidente riguarda i lavoratori dipendenti che, a partire dal 2026, avviano il loro primissimo rapporto di lavoro e per questo vengono definiti “di prima occupazione”. Per questa platea viene introdotto un vero e proprio meccanismo di iscrizione automatica alla previdenza complementare.
In concreto, all’assunzione il lavoratore viene iscritto automaticamente e “virtualmente” al fondo pensione previsto dal contratto collettivo nazionale applicato, o, se presenti, dagli accordi territoriali o aziendali.
In questi casi, si parla di fondi pensione di riferimento. Nella maggior parte dei casi si tratta di fondi pensione negoziali, nazionali o territoriali, oppure di fondi pensione aperti con i quali l’azienda ha stipulato accordi specifici.
Potrebbe accadere che in un’azienda siano attive più forme pensionistiche di riferimento: è il caso che generalmente si presenta in Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto dove, accanto ai fondi pensione negoziali nazionali (pagati ai CCNL), operano anche quelli territoriali, rispettivamente Laborfonds, Fondemain e Solidarietà Veneto.
In questi casi il fondo “predefinito” coincide tendenzialmente con quello che, in quel momento, conta il maggior numero di iscritti all’interno dell’azienda, salvo che le parti sociali non abbiano stabilito criteri differenti.
Ma cosa succede davvero con l’iscrizione tacita?
Con l’attivazione dell’adesione automatica, al fondo pensione confluiscono fin da subito tutte le componenti previste dagli accordi collettivi:
- il TFR maturando: il trattamento di fine rapporto non resta in azienda né viene destinato al Fondo di Tesoreria INPS, ma confluisce direttamente nel fondo pensione.
Se ti stai chiedendo “quindi non potrò più ritirare il mio TFR alla fine del rapporto di lavoro e dovrò aspettare la pensione?”, la risposta è “tranquillo: non è così”. E se vuoi confrontarti sul tema in tempo reale sull’attuale funzionamento della previdenza complementare in Italia, puoi unirti alle nostre “Chiacchiere di gruppo”: un appuntamento gratuito in cui discutiamo insieme come funzionano i fondi pensione. È un modo semplice e senza alcun costo per ottenere informazioni chiare e orientare al meglio le tue scelte. - Il contributo a carico del datore di lavoro, i cosiddetti “soldi gratis”, come ci piace chiamarli in Ciao Elsa. Si tratta di una somma aggiuntiva alla retribuzione che viene riconosciuta solo se il lavoratore è iscritto a un fondo pensione di riferimento (anche se la recente Legge di Bilancio 2026 prevede, sul punto, alcune possibili novità).
Mediamente si tratta di 400-500 € annui, che, se non ti iscrivessi, andrebbero persi. - Il contributo minimo del lavoratore: definito dagli accordi nazionali o aziendali, è generalmente espresso in termini percentuali. Ad esempio, nel settore Terziario-Commercio, per ottenere il contributo datoriale pari all’1,55%, il lavoratore deve contribuire attivamente con lo 0,55% della retribuzione, oltre al TFR.
Per fare un esempio, ipotizziamo un lavoratore del settore Commercio con una RAL (retribuzione annua lorda) di 30.000 €, iscritto a un fondo pensione che prevede il contributo datoriale. A fronte di un risparmio personale di appena 12 € al mese, il lavoratore riceve dall’azienda un contributo annuo pari a 465 €, versato direttamente nella propria posizione.
È importante sottolineare che l’adesione automatica non elimina la libertà del lavoratore di scegliere un’altra opzione.
Entro 60 giorni dalla data di assunzione, il neoassunto, infatti, può decidere di “recedere” comunicando direttamente al suo datore di lavoro la volontà a:
- destinare il TFR maturando a un fondo pensione diverso; oppure
- mantenere il TFR in azienda (o al Fondo di Tesoreria INPS, nei casi previsti).
Se non viene espressa alcuna volontà entro questo termine, l’iscrizione al fondo pensione di riferimento diventa effettiva, facendo decorrere i versamenti dal mese successivo allo scadere dei termini previsti per l’opzione di recesso e fissando la data di prima iscrizione al fondo pensione alla data di assunzione.
Iscrizione automatica: quale linea di investimento viene scelta?
Anche sul fronte dell’individuazione del comparto di “default” si è registrata una piccola rivoluzione.
La versione originale del decreto legislativo 252/2005 prevedeva che i lavoratori iscritti al fondo pensione in modo “tacito” venissero collegati automaticamente a comparti garantiti o comunque molto prudenti, pensati per replicare nel tempo la rivalutazione del TFR oppure ridurre al minimo il rischio.
Le indicazioni presenti nella Manovra 2026 abbandonano esplicitamente questo approccio.
Gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche interessate dovranno infatti ora prevedere percorsi di investimento differenziati in base all’età anagrafica dell’aderente e all’orizzonte temporale dell’investimento.
Il riferimento è ai modelli Life Cycle, che prevedono una gestione dinamica del rischio che varia lungo l’intero arco della vita lavorativa.
L’obiettivo è evitare che gli iscritti più giovani rimangano per decenni vincolati a comparti garantiti che, sebbene offrano una certa stabilità nel breve periodo, nel lungo termine possono risultare penalizzanti a causa dei rendimenti limitati, spesso insufficienti a tenere il passo con la crescita dell’inflazione.
Con i percorsi Life Cycle, invece, nelle fasi iniziali della carriera, quando il tempo a disposizione è maggiore, il portafoglio presenta una più elevata esposizione ai mercati finanziari, con l’obiettivo di cogliere rendimenti potenzialmente più elevati nel medio-lungo periodo.
Avvicinandosi al pensionamento, il rischio viene progressivamente ridotto attraverso passaggi automatici verso comparti più prudenti.
Il ruolo centrale dell’informazione in fase di assunzione
Uno degli aspetti più delicati della riforma riguarda il rafforzamento degli obblighi informativi in capo al datore di lavoro.
Al momento dell’assunzione, l’azienda è tenuta a fornire al lavoratore di prima occupazione un’informativa chiara e completa che consenta di comprendere il funzionamento dell’adesione automatica e le alternative disponibili. Nello specifico, l’azienda dovrà illustrare chiaramente:
- accordi collettivi applicabili in materia di previdenza complementare;
- funzionamento dell’adesione automatica;
- forma pensionistica destinataria;
- alternative disponibili;
- tempistiche entro cui esercitare le diverse opzioni.
Per molte aziende, soprattutto di piccole dimensioni, questo nuovo quadro può rappresentare una sfida organizzativa e tecnica. La previdenza complementare è un tema complesso, che intreccia aspetti giuridici, fiscali e finanziari, e non sempre le strutture aziendali dispongono delle competenze necessarie per una comunicazione efficace.
Se sei un responsabile HR o un imprenditore e vuoi capire meglio quali agevolazioni fiscali sono previste per le aziende che destinano il TFR dei dipendenti alla previdenza complementare, oppure se desideri accompagnare i tuoi collaboratori in un percorso di maggiore consapevolezza sulle opportunità offerte dai fondi pensione, Ciao Elsa mette a disposizione un servizio dedicato alle imprese.
È possibile fissare una prima consulenza gratuita, pensata per analizzare la situazione specifica della tua azienda e individuare le soluzioni più adatte sotto il profilo fiscale e organizzativo, senza perdere di vista il benessere previdenziale dei lavoratori. Un confronto pratico e concreto per prendere decisioni informate, sostenibili nel tempo e vantaggiose sia per l’azienda sia per le persone che ne fanno parte.
I lavoratori non di prima occupazione: tra conferme e novità
La legge di bilancio interviene anche sulla disciplina del “silenzio assenso” applicabile ai lavoratori che non sono alla prima esperienza lavorativa e che diventano neoassunti dopo aver cambiato datore di lavoro.
In questi casi, resta fermo l’obbligo per l’azienda di:
- fornire l’informativa sulla previdenza complementare prevista dal contratto applicato;
- verificare l’eventuale esistenza di una posizione previdenziale già attiva, acquisendo la dichiarazione del lavoratore tramite il modello TFR2.
Se il lavoratore risulta già iscritto a un fondo pensione, il datore di lavoro lo informa della possibilità di comunicare, entro 60 giorni dall’assunzione, i riferimenti della forma pensionistica alla quale destinare il TFR maturando.
Se il lavoratore non fornisce queste informazioni, trova applicazione anche in questo caso il meccanismo di adesione automatica descritta nei paragrafi precedenti: il lavoratore viene iscritto al fondo pensione di riferimento (salvo un suo effettivo “recesso”) e iniziano i versamenti di tutte le componenti contributive previste:
- il TFR maturando;
- il contributo a carico del datore di lavoro;
- il contributo minimo del lavoratore.
Anche per questi lavoratori, la linea di investimento di default seguirà un’impostazione Life Cycle, calibrata sull’età e sull’orizzonte temporale residuo.
Attenzione all’irreversibilità dell’iscrizione
Abbiamo visto che, in particolare per i lavoratori di prima occupazione, la legge di Bilancio ha introdotto un meccanismo di adesione automatica al fondo pensione di riferimento, salvo l’esercizio dell’opzione di recesso.
Una volta che l’iscrizione al fondo pensione viene attivata, tuttavia, trovano applicazione le regole ordinarie della previdenza complementare.
Di conseguenza, non è più possibile, durante la prosecuzione del rapporto di lavoro, scegliere di destinare il TFR all’azienda o al Fondo di tesoreria INPS. Questo principio è noto come irreversibilità dell’iscrizione e comporta l’obbligo di continuare a conferire il TFR alla previdenza complementare, anche in caso di cambio del datore di lavoro.
È tuttavia importante ricordare che, qualora il lavoratore interrompa il rapporto di lavoro e si trovi nelle condizioni per richiedere il riscatto totale della posizione maturata nel fondo pensione, la situazione previdenziale torna, di fatto, al punto di partenza.
In tal caso, presso il nuovo datore di lavoro, il lavoratore potrà nuovamente scegliere se mantenere il TFR in azienda oppure destinarlo a una forma di previdenza complementare.
Implicazioni operative per le imprese
Nel complesso, la riforma rafforza il ruolo delle aziende come snodo centrale del sistema di adesione alla previdenza complementare. Non si tratta solo di gestire flussi contributivi, ma di accompagnare i lavoratori in una fase decisionale che ha effetti di lungo periodo sul loro futuro previdenziale.
Affiancare all’adempimento formale un’attività di supporto informativo diventa sempre più importante, sia per ridurre il rischio di contenziosi sia per migliorare il clima aziendale e il benessere complessivo dei dipendenti.
Orientarsi tra adesione automatica, fondi pensione, TFR e nuovi modelli di investimento non è semplice, né per i lavoratori né per le aziende. Proprio per questo, Ciao Elsa supporta da tempo lavoratori e imprese nella comprensione delle dinamiche della previdenza complementare, attraverso due servizi ad hoc:
- consulenze one-to-one con le aziende
- incontri informativi collettivi e/o individuali, costruiti sulle reali esigenze dei dipendenti nel rispetto degli obblighi informativi in capo all’azienda.
Per saperne di più, ecco il nostro articolo dedicato al perché alle aziende conviene versare il TFR nei fondi pensione.

