Fondo pensione alla nascita: come funziona la proposta del Governo

In breve: il fondo pensione alla nascita è una proposta allo studio del Governo per la legge di Bilancio 2027: alla nascita di ogni bambino verrebbe aperta una posizione di previdenza complementare, avviata con un versamento dello Stato e poi alimentata volontariamente da genitori, nonni e, da adulto, dal beneficiario stesso. Il capitale resterebbe investito fino alla pensione. Importi, gestore, costi e regole di utilizzo non sono ancora stati definiti.

Un fondo previdenziale aperto alla nascita, con un primo contributo versato dallo Stato e la possibilità per genitori, nonni e familiari di continuare ad alimentarlo negli anni.

L'obiettivo? Lasciare lavorare il capitale per decenni e arrivare all'età pensionabile con una somma capace di integrare la pensione pubblica.

È il "fondo previdenziale alla nascita", una proposta sulla quale il Governo sta lavorando e che potrebbe trovare spazio nella prossima legge di Bilancio 2027.

Quella di cui si sta discutendo nell'agosto 2026 è una proposta ancora da costruire nei suoi aspetti fondamentali: quanto verserebbe lo Stato, chi gestirebbe il denaro, come sarebbe investito, quali sarebbero i costi, quale trattamento fiscale avrebbe e soprattutto quali sarebbero le regole per utilizzare o trasferire il capitale.

L'idea ha, però, raccolto in pochi giorni il sostegno della Ministra del Lavoro Marina Calderone, del presidente dell'INPS Gabriele Fava, del Presidente COVIP Mario Pepe e del presidente ANIA Giovanni Liverani.

Vediamo, quindi, come potrebbe funzionare il fondo pensione alla nascita, perché se ne parla proprio ora e quali sono, secondo noi di Ciao Elsa, le questioni da risolvere perché possa diventare uno strumento davvero utile per i giovani.

Fondo pensione alla nascita: come funzionerebbe

L'idea di base è relativamente semplice: alla nascita di ogni bambino verrebbe aperto un fondo di previdenza complementare individuale. Lo Stato effettuerebbe un primo versamento, o eventualmente una serie di piccoli versamenti, destinato a creare un capitale iniziale.

Successivamente il fondo potrebbe essere alimentato volontariamente da:

  • genitori;
  • nonni e altri familiari;
  • eventuali altri soggetti;
  • lo stesso bambino, una volta diventato adulto e iniziata la propria vita lavorativa.

Il denaro verrebbe investito sui mercati finanziari e rimarrebbe investito per un periodo potenzialmente lunghissimo che potrebbe arrivare fino a 60 o addirittura 70 anni.

Ed è proprio il tempo il nodo cruciale della proposta.

Un capitale investito per pochi anni può crescere relativamente poco. Se invece viene lasciato investito per decenni, i rendimenti maturati possono generare a loro volta nuovi rendimenti grazie al meccanismo dell'interesse composto.

In altre parole, non servono necessariamente versamenti elevatissimi per iniziare a costruire una posizione significativa, serve soprattutto molto tempo.

Perché il Governo pensa a un fondo pensione per neonati e bambini

La proposta si inserisce in un problema previdenziale molto ampio.

Il sistema pensionistico pubblico italiano funziona secondo un meccanismo a ripartizione in cui i contributi versati oggi dai lavoratori servono a pagare le pensioni dei pensionati di oggi.

L'equilibrio del sistema, quindi, dipende molto da quante persone lavorano e versano contributi e quante persone percepiscono una pensione. La questione, dunque, è innanzitutto la demografia.

Secondo ISTAT, al 1° gennaio 2026 gli over 65 rappresentano già il 25,1% della popolazione italiana, mentre la popolazione tra i 15 e i 64 anni è il 63,2%. Nello scenario mediano elaborato dall'Istituto, la quota di popolazione in età lavorativa potrebbe scendere al 54,3% entro il 2050.

Meno persone in età lavorativa e più pensionati si traduce in una crescente pressione su un sistema basato principalmente sui contributi dei lavoratori attivi, ma il problema delle pensioni future non è soltanto demografico.

Per chi appartiene interamente al sistema contributivo, l'importo della futura pensione dipende fortemente anche da quanto e per quanto tempo si versano i contributi durante la carriera lavorativa.

Carriere discontinue, periodi senza contribuzione e retribuzioni basse possono tradursi, domani, in pensioni molto scarse.

È per questo che la Ministra Calderone, pur sostenendo la proposta del nuovo salvadanaio previdenziale, ha sottolineato un punto fondamentale: la prima tutela previdenziale per i giovani resta il lavoro. E su questo è difficile non essere d'accordo.

La previdenza complementare può integrare la pensione pubblica, ma non può sostituire una carriera lavorativa stabile e adeguatamente retribuita.

La proposta di Calderone: contributo dello Stato e gestione INPS

La ministra del Lavoro Marina Calderone ha definito il fondo previdenziale alla nascita una proposta "utile e opportuna", confermando che il Governo ne sta valutando la fattibilità in vista della prossima manovra. Nella sua ipotesi il meccanismo avrebbe tre elementi principali.

Il primo sarebbe un piccolo contributo iniziale dello Stato.

Il secondo sarebbe la possibilità per la famiglia di continuare volontariamente ad alimentare il conto.

Il terzo riguarderebbe gli incentivi fiscali, che secondo Calderone potrebbero essere necessari per rendere lo strumento sufficientemente attraente.

La ministra ha addirittura aperto alla possibilità di aumentare ulteriormente la deducibilità dei contributi previdenziali.

Dal 2026, il limite ordinario di deducibilità dei contributi alla previdenza complementare è stato portato da 5.164,57 € a 5.300 € annui. Questa disponibilità vale per soggetto pagante e in questo articolo ti abbiamo spiegato facile come funziona la deducibilità se versi nel fondo di tuo figlio.

Sul fronte della gestione, Calderone immagina invece un ruolo centrale dell'INPS, che potrebbe occuparsi della gestione, del monitoraggio e della rendicontazione del nuovo strumento, mentre alla COVIP spetterebbe la vigilanza.

Ed è proprio su questo punto che iniziano a emergere le prime differenze tra le varie proposte.

La proposta di COVIP: fino a 100 € al mese e un capitale trasferibile

Il presidente della COVIP Mario Pepe sostiene un'idea simile, che aveva già cercato di portare nella precedente legge di Bilancio.

La proposta non era stata approvata, soprattutto per due problemi: le coperture economiche e la scelta del soggetto che avrebbe dovuto gestire il nuovo strumento.

Pepe immagina un salvadanaio nel quale possano essere versati anche fino a 100 € al mese, inizialmente con l'intervento dello Stato e poi soprattutto attraverso i contributi della famiglia.

Una volta raggiunta la maggiore età, il beneficiario potrebbe continuare a far crescere il capitale durante la propria vita lavorativa.

Secondo il presidente COVIP, inoltre, questo strumento non dovrebbe essere incompatibile con i normali fondi pensione: il capitale potrebbe eventualmente essere trasferito successivamente verso una forma di previdenza complementare "classica" regolata dal D.Lgs. 252/2005.

L'idea è, quindi, quella di costruire una sorta di ponte: nascita + risparmio familiare + ingresso nel mondo del lavoro + previdenza complementare + pensionamento.

Pepe propone, inoltre, di rendere possibile anche a nonni e altri familiari effettuare versamenti, per esempio in occasione di compleanni o altre ricorrenze.

Fondo pensione alla nascita e i 160.000 € a 65 anni: come va letto questo numero

Uno dei numeri che ha attirato maggiormente l'attenzione è quello dei 160.000 euro a 65 anni. Pepe cita l'esempio tedesco: 10 € al mese versati dallo Stato dai 6 ai 18 anni, accompagnati da altri 20 € mensili della famiglia.

In totale sarebbero quindi 30 € al mese per 12 anni, pari a 4.320 € complessivi. Lasciando poi crescere il capitale fino a 65 anni, secondo l'esempio citato, si potrebbe arrivare a circa 160.000 €.

Possibile? Matematicamente sì, ma c'è una cosa molto importante da spiegare.

Per passare da quei versamenti a circa 160.000 euro a 65 anni, ipotizzando di non aggiungere altri contributi dopo i 18 anni, serve indicativamente un rendimento medio intorno al 7% annuo per decenni.

Il risultato reale dipenderebbe dalla performance degli investimenti, dai costi, dalla fiscalità, dalla struttura dello strumento e dall'andamento dei mercati nel corso di molti decenni.

E soprattutto 160.000 € tra quasi 60 anni non avranno lo stesso potere d'acquisto di 160.000 € oggi.

Secondo noi di Ciao Elsa, quindi, il messaggio corretto non è "bastano 30 € al mese per avere sicuramente 160.000 €", ma un altro: "su orizzonti temporali molto lunghi anche piccoli versamenti possono diventare importanti, ma rendimento, costi e inflazione fanno un'enorme differenza".

Frühstart-Rente: il modello tedesco a cui guarda l'Italia

Sì, il modello tedesco esiste davvero, e questo è uno degli elementi che rende il dibattito italiano particolarmente attuale.

Il 12 agosto 2026 il Governo tedesco ha approvato il disegno di legge sulla Frühstart-Rente, letteralmente una "pensione a partenza anticipata".

Il modello prevede un contributo pubblico di 10 € al mese dai 6 ai 18 anni, versato all'interno di un deposito previdenziale individuale. Il conto può essere integrato anche attraverso versamenti privati e il capitale viene investito nel lungo periodo sui mercati finanziari. Il Ministero delle Finanze tedesco indica attualmente un avvio operativo previsto nel 2027, con un meccanismo di recupero della contribuzione relativa al 2026 per la prima generazione interessata.

C'è però una differenza importante rispetto al dibattito italiano.

Il modello tedesco è pensato come conto individuale finanziato e organizzato nel mercato, con una soluzione pubblica di default per le famiglie che non scelgono autonomamente un gestore. In Italia, invece, questo punto è ancora completamente aperto.

INPS, fondi pensione o assicurazioni: chi dovrebbe gestire i soldi?

Qui le posizioni iniziano a divergere.

Per Calderone, vista anche la presenza di un contributo iniziale pubblico, l'INPS potrebbe diventare il soggetto gestore.

Pepe ritiene invece che, trattandosi di risparmio volontario e capitalizzato, la soluzione potrebbe passare attraverso una collaborazione tra i diversi fondi pensione, sotto la vigilanza della COVIP.

Il presidente di ANIA Giovanni Liverani propone una terza impostazione: libertà di scelta e concorrenza tra diversi operatori.

Secondo Liverani, il cittadino dovrebbe poter scegliere tra INPS, fondi pensione, strumenti assicurativi e altri soggetti autorizzati, evitando che un solo gestore abbia il monopolio del nuovo sistema.

L'ANIA si è detta quindi disponibile a partecipare attraverso fondi pensione e prodotti assicurativi e ha chiesto che anche i versamenti effettuati da genitori e nonni possano beneficiare di incentivi fiscali.

Posizioni pubbliche espresse ad agosto 2026. La proposta non è ancora stata formalizzata in un testo normativo.

Quanto costerebbe? Il nodo dei costi su 60 o 70 anni

Ed eccoci a uno dei punti che secondo noi dovrebbe essere al centro del dibattito.

Se stiamo costruendo un investimento destinato a durare 60 o 70 anni, anche una differenza apparentemente piccola nei costi può produrre effetti enormi sul capitale finale.

La stessa COVIP lo sottolinea da tempo. Nella Relazione annuale COVIP sul 2025, l'Indicatore Sintetico dei Costi medio su un periodo di permanenza di dieci anni era pari a circa: [link interno: Indicatore Sintetico dei Costi]

COVIP ricorda inoltre che, su periodi molto lunghi, anche un punto percentuale annuo di costo in meno può tradursi in una prestazione finale sensibilmente più elevata.

Se davvero vogliamo costruire uno strumento dalla nascita, quindi, il tema non può essere soltanto "chi può venderlo?".

La domanda deve essere anche "quanto costerà mantenerlo per 60 o 70 anni?".

Perché sul lunghissimo periodo costi, asset allocation e rendimento netto contano molto più del regalo iniziale dello Stato.

Si può già aprire un fondo pensione a un figlio minore?

Sì, ed è un passaggio fondamentale per capire che cosa realmente aggiungerebbe questa riforma.

Oggi è già possibile aprire una posizione di previdenza complementare a favore di un minore fiscalmente a carico.

COVIP ha chiarito da tempo che i soggetti fiscalmente a carico, compresi i minori, possono aderire alle forme individuali e, quando previsto dallo statuto, anche a quelle collettive.

I genitori possono inoltre beneficiare della deducibilità fiscale sui contributi versati per un familiare a carico, sempre all'interno del proprio limite complessivo annuale.

Dal 2026 questo limite è pari a 5.300 euro. Quindi la vera novità del fondo previdenziale alla nascita non sarebbe semplicemente: "finalmente si può aprire un fondo pensione ai bambini".

Questo si può già fare.

La novità sarebbe piuttosto la creazione di un meccanismo sistematico e potenzialmente universale, attivato con un contributo pubblico e pensato per accompagnare ogni persona fin dai primi anni di vita.

Ed è una differenza importante.

Previdenza dalla nascita: perché secondo Ciao Elsa l'idea ha senso

Su un principio siamo molto d'accordo: di pensione bisogna parlare molto prima della pensione.

Anzi, più è lungo l'orizzonte temporale, più diventa semplice costruire una posizione previdenziale senza dover sostenere versamenti enormi negli ultimi anni di carriera.

I dati COVIP mostrano, peraltro, che qualcosa sta già cambiando.

Nel 2025 oltre la metà dei nuovi iscritti alla previdenza complementare aveva meno di 35 anni e il tasso di partecipazione dei giovani è salito al 33,2%, quasi dieci punti percentuali in più rispetto a cinque anni prima.

Iniziare addirittura nell'infanzia avrebbe almeno tre vantaggi.

1. Sfruttare davvero il fattore tempo

Un ventenne ha già davanti a sé quarant'anni o più di accumulo, ma un bambino ne può avere sessanta e su un investimento previdenziale questa differenza è enorme.

2. Creare educazione finanziaria attraverso qualcosa di concreto

Un conto intestato al bambino può diventare anche uno strumento educativo.

Crescere sapendo di avere una posizione destinata al proprio futuro lontano può aiutare a rendere concetti come pensione, investimento e interesse composto meno astratti.

3. Portare la previdenza complementare fuori dal solo mondo del lavoro

Oggi molte persone scoprono il fondo pensione quando iniziano un nuovo lavoro, devono scegliere cosa fare del TFR o, peggio, quando iniziano a chiedersi quanto prenderanno di pensione.

Portare questa consapevolezza molto prima sarebbe un cambio culturale significativo.

Fondo previdenziale alla nascita: le domande ancora aperte

L'idea ci piace, ma tra una buona idea e una buona riforma c'è parecchia strada da fare. Secondo noi, infatti, restano aperte alcune questioni fondamentali.

Quanto verserebbe realmente lo Stato?

Non sappiamo ancora se si tratterebbe di un contributo iniziale una tantum oppure di versamenti periodici e il riferimento ai 10 € mensili tedeschi, per ora, è un modello a cui guardare, non una cifra stabilita per l'Italia.

Sarebbe davvero universale?

Il fondo verrebbe aperto per ogni nuovo nato oppure soltanto entro determinate soglie ISEE? Anche questo aspetto cambierebbe radicalmente la natura e il costo della misura.

Chi sceglierebbe gli investimenti?

Se il titolare ha pochi mesi di vita, evidentemente non può scegliere autonomamente un comparto e servirebbe, quindi, una soluzione di default.

Considerando un orizzonte di diversi decenni, sarebbe inoltre fondamentale costruire una politica di investimento coerente con l'età del beneficiario, eventualmente con meccanismi life cycle che modifichino progressivamente il rischio con l'avvicinarsi dell'età pensionabile.

È una logica che il legislatore ha già introdotto nel 2026 per alcune adesioni automatiche alla previdenza complementare

Quanto costerebbe?

Su settant'anni, anche pochi decimi di punto percentuale di costo all'anno possono fare una differenza importante.

Se dovesse nascere un prodotto specificamente dedicato ai giovani, per noi costi bassi, trasparenti e confrontabili dovrebbero essere un requisito centrale, non un dettaglio da definire successivamente.

I soldi sarebbero davvero destinati alla pensione?

Pepe ha ipotizzato che a 18 anni il capitale possa essere utilizzato anche per finanziare gli studi. L'idea può essere interessante, ma apre una questione, ovvero: stiamo costruendo un vero strumento previdenziale oppure un conto di risparmio di lungo periodo?

Le due cose non sono uguali.

Se l'obiettivo è creare una pensione integrativa, rendere liberamente disponibile il patrimonio molto prima della pensione rischia di indebolirne la finalità.

Se invece vogliamo costruire uno strumento più flessibile per finanziare studi, casa, pensione e altri progetti, allora sarebbe più corretto definirlo diversamente e non fondo di previdenza.

Come dialogherebbe con i fondi pensione già esistenti?

Secondo Pepe non ci sarebbe incompatibilità e il capitale potrebbe successivamente essere trasferito in un normale fondo pensione. È una delle soluzioni che ci sembra più interessante, ma bisognerà capire con quali regole, con quale fiscalità e soprattutto senza creare inutili duplicazioni.

Un altro problema: la deduzione fiscale aiuta davvero tutti allo stesso modo?

È un tema di cui si parla poco, ma per noi è importante.

Gli incentivi fiscali basati sulla deduzione dal reddito sono molto interessanti per chi ha un reddito imponibile sul quale ottenere un risparmio fiscale, ma funzionano meno bene, o non funzionano affatto, per chi ha redditi molto bassi o non ha sufficiente capienza fiscale.

Se l'obiettivo dichiarato del fondo alla nascita è combattere il rischio di povertà previdenziale, allora la misura dovrebbe funzionare soprattutto per le famiglie che hanno meno possibilità di risparmiare autonomamente, altrimenti c'è il rischio di ottenere un risultato paradossale in cui le famiglie che possono permetterselo alimentano molto il fondo dei propri figli e sfruttano maggiormente gli incentivi fiscali, mentre quelle che avrebbero più bisogno di costruire una pensione integrativa riescono a versare poco o nulla.

Per questo potrebbero avere senso meccanismi diversi dalla sola deduzione, per esempio contributi pubblici aggiuntivi, matching contribution o incentivi maggiori per i redditi più bassi. Lo stesso presidente COVIP ha evocato formule alternative, fino a sistemi di micro-versamento o cashback collegati ai consumi. La forma tecnica è tutta da studiare, ma il problema è reale perché un sistema previdenziale per i giovani deve essere anche inclusivo.

Per Ciao Elsa il vero punto non è creare un nuovo prodotto, ma far iniziare prima la previdenza

Il rischio, quando si parla di pensioni, è pensare che ogni problema richieda necessariamente un nuovo prodotto e questo, secondo noi, non è detto.

La possibilità di costruire una posizione previdenziale per un bambino esiste già.

Quello che manca oggi è soprattutto un sistema capace di renderla semplice, accessibile e diffusa. Per questo, secondo noi, il vero valore della proposta non sta necessariamente nella creazione di un ennesimo "fondo" e sta, invece, nel principio di iniziare a costruire la propria previdenza quando il tempo è ancora dalla nostra parte.

Lo Stato potrebbe creare l'incentivo iniziale. La famiglia potrebbe contribuire quando ne ha la possibilità. Il ragazzo, diventato adulto, potrebbe continuare ad alimentare quella stessa posizione.

Se il meccanismo fosse semplice, con costi bassi, investimenti adeguati all'orizzonte temporale e una fiscalità che non lasci indietro i redditi più bassi, potrebbe essere un esperimento molto interessante.

Se invece dovesse diventare l'ennesimo prodotto complesso, con commissioni elevate e regole diverse da quelle della previdenza complementare che già esiste, il rischio sarebbe quello di aggiungere complessità a un sistema che ha bisogno dell'esatto contrario.

Domande frequenti sul fondo pensione alla nascita

Il fondo pensione alla nascita esiste già?
No. Ad agosto 2026 è una proposta allo studio del Governo, che potrebbe entrare nella legge di Bilancio 2027. Non esiste ancora un testo normativo né una data di avvio.

Quanto verserebbe lo Stato?
Non è ancora stato deciso. Il riferimento citato nel dibattito sono i 10 € al mese del modello tedesco, ma per l'Italia non è stata indicata alcuna cifra ufficiale.

Posso già aprire un fondo pensione a mio figlio?
Sì. Oggi è possibile aprire una posizione di previdenza complementare a favore di un minore fiscalmente a carico, e chi versa può dedurre i contributi entro il proprio limite annuale, che dal 2026 è di 5.300 €.

È vero che con 30 € al mese si arriva a 160.000 €?
È una simulazione, non una previsione. Per arrivare a quella cifra servirebbe un rendimento medio intorno al 7% annuo per decenni, e 160.000 € tra sessant'anni non avranno lo stesso potere d'acquisto di 160.000 € oggi.

Chi gestirebbe i soldi del fondo?
È il punto più aperto: il Ministero del Lavoro ipotizza l'INPS, la COVIP i fondi pensione, l'ANIA la libera scelta tra più operatori.

In sintesi: cosa guardare davvero

L'idea di un fondo pensione alla nascita parte da un principio che condividiamo: la pensione dei giovani non può iniziare a essere un problema quando i giovani hanno già cinquant'anni.

Iniziare prima significa poter versare meno, avere più tempo per investire e costruire gradualmente un'integrazione alla pensione pubblica. Ma il successo di una misura del genere dipenderà molto meno dal nome del nuovo "salvadanaio" e molto più da come verrà costruito.

Costi bassi, investimenti coerenti con un orizzonte di decenni, semplicità, trasparenza, inclusione dei redditi più bassi e integrazione con la previdenza complementare esistente saranno, secondo noi, i veri elementi da osservare.

Perché quando si investe per settant'anni, iniziare con 10, 20 o 100 € è importante. Ma ancora più importante è capire dove quei soldi finiscono, quanto costa tenerli investiti e quanto riescono davvero a lavorare nel tempo.

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Link utili e approfondimenti

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