
“Ormai mi mancano pochi anni alla pensione, non è troppo tardi per aprire un fondo pensione?”
È una domanda molto comune e che riceviamo spesso nel corso dei nostri webinar gratuiti di formazione.
Quando si parla di previdenza complementare, infatti, si pensa quasi sempre ai giovani e ai vantaggi di aprire un fondo pensione all'inizio della carriera lavorativa per iniziare a versare il prima possibile.
È vero, se hai un orizzonte temporale molto lungo i tuoi investimenti avranno più tempo per lavorare e potrai beneficiare di rendimenti potenzialmente maggiori nel lungo periodo. Inoltre, aderire alla previdenza complementare sin da giovane ti permette di sfruttare maggiormente i vantaggi fiscali previsti, beneficiando della deduzione per un periodo di tempo maggiore e, soprattutto, ottenendo una riduzione della tassazione finale al pensionamento, che parte dal 15% e con il passare degli anni scende fino al 9%.
Ma questo non significa che aprire un fondo pensione quando sei prossimo alla pensione sia inutile perché la convenienza non dipende soltanto dall’età e da quanto manca alla pensione, ma anche dal tuo reddito, dal tipo di lavoro che svolgi e dall’obiettivo per cui vuoi aprire il fondo
Per valutare la convenienza di questa scelta devi considerare una serie di elementi che potrebbero essere utili per decidere se aprire un fondo pensione e, eventualmente, a quale fondo aderire.
- In primo luogo devi considerare che se hai un reddito soggetto a tassazione IRPEF puoi ottenere un abbattimento del tuo imponibile versando in un fondo pensione.
- Se sei un lavoratore dipendente e maturi un TFR devi tenere a mente altre due cose molto importanti:
- versando il TFR maturando nel fondo pensione individuato dai contratti collettivi potresti ancora ricevere un contributo aggiuntivo da parte del tuo datore di lavoro
- se la tua azienda rispetta le soglie previste dalla legge, puoi chiedere al tuo datore di lavoro di versare nel fondo pensione anche il TFR maturato prima dell'adesione al fondo pensione. Attenzione: il tuo datore non è obbligato a dirti di si!
Vediamo tutto con ordine.
Si può aprire un fondo pensione a 60 anni?
Sì. Un lavoratore può aderire a una forma di previdenza complementare anche se si trova vicino alla pensione.
Il d.Lgs 252/2005, la legge che regolamenta i fondi pensione in Italia, prevede che se non hai mai aderito a un fondo pensione, tu possa farlo fino a un anno prima del compimento dell’età di Vecchiaia prevista nella cassa di previdenza obbligatoria in cui versi i contributi come lavoratore. Ad esempio:
- Nel 2026 l’età di Vecchiaia in INPS è 67 anni
- In Inarcassa è 65
- In ENPAM è 68
Ciò significa che anche chi è già in pensione con la finestra di Anticipata può aprire un fondo pensione, purché rientri nel requisito anagrafico richiesto.
Il requisito dei cinque anni
Per richiedere la prestazione pensionistica al fondo pensione servono due condizioni:
- aver maturato il diritto alla pensione nel proprio regime obbligatorio;
- avere almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare.
L’anzianità richiesta riguarda la partecipazione al sistema, non il numero di anni in cui sono stati effettuati versamenti.
Facciamo un esempio.
Se apri il fondo a 60 anni e vai in pensione a 65 anni, potresti maturare nello stesso momento sia il requisito della pensione pubblica sia i cinque anni di partecipazione. In questo caso, una volta in pensione, sei libero di scegliere se richiedere la prestazione pensionistica immediatamente o aspettare e, se vuoi, continuare a versare anche da pensionato.
Se invece vai in pensione dopo soli tre anni dall’apertura del fondo pensione, sappi che non puoi chiuderlo immediatamente, ma devi attendere il raggiungimento dei cinque anni, continuando a effettuare versamenti oppure non versando più nulla.
Perché aprire un fondo pensione a 60 anni?
A questa età l’obiettivo non è accumulare liquidità per trenta o quarant’anni.
Il fondo pensione può diventare uno strumento per gestire in maniera più efficiente risorse che esistono già. I principali vantaggi potenziali sono 4:
- gestione del TFR maturando;
- trasferimento del TFR pregresso (quando possibile);
- deduzione fiscale dei contributi;
- possibilità di proseguire i versamenti nel fondo dopo la pensione;
Vediamoli in dettaglio.
1) Versare il TFR maturando nel fondo pensione e pagare meno imposte
Se sei un lavoratore dipendente del settore privato, puoi scegliere di destinare al fondo pensione il TFR che maturi da quel momento in avanti, ossia il TFR maturando.
Il TFR non viene sottratto dal tuo stipendio netto, è una quota della retribuzione che il datore di lavoro deve comunque accantonare per te e corrisponde a circa una mensilità lorda del tuo stipendio per ogni anno di lavoro.
Per la gestione del tuo TFR puoi scegliere scegliere due vie diverse:
- mantenerlo in azienda o, a seconda dei casi, nel Fondo Tesoreria dell'INPS;
- versarlo in un fondo pensione.
Se scegli di versarlo in un fondo pensione, quando chiederai la prestazione finale, il TFR maturato e versato nel fondo beneficia di una tassazione agevolata, che parte dal 15% e diminuisce ogni anno fino ad arrivare al 9% dopo 35 anni di partecipazione.
Il TFR lasciato in azienda o al Fondo Tesoreria verrà assoggettato ad una tassazione separata, calcolata sulla base dei redditi percepiti negli anni precedenti, con un’aliquota minima del 23% e massima del 43%.
Chi apre il fondo a 60 anni non riuscirà, ovviamente, a raggiungere l’aliquota minima del 9%, ottenibile dopo 35 anni di partecipazione alla previdenza complementare, ma potrà comunque beneficiare dell’aliquota iniziale del 15% sugli importi versati, invece di pagare dal 23% in su.
Tieni presente che il 15% è l’aliquota massima che verrà applicata alla prestazione finale, ma non è detto che la tua non possa essere inferiore. Ad esempio, se apri il fondo pensione a 60 anni e scegli di ritirarlo a 78 anni, la tua aliquota finale sarà del 14,1%.
Ottenere il contributo del datore di lavoro
Se aderisci al fondo negoziale previsto dal tuo CCNL e versi il contributo minimo richiesto, puoi avere diritto anche al versamento di un contributo aggiuntivo a carico dell’azienda.
È una somma che si aggiunge al TFR e al contributo del lavoratore e che può rappresentare un vantaggio interessante anche a pochi anni dal pensionamento.
Immaginiamo, per esempio, che tu percepisca un contributo datoriale annuo di 800 €, in 5 anni avresti ottenuto un versamento aggiuntivo di 4.000 €. Si tratta di “soldi gratis” in più che potresti ottenere dal tuo datore di lavoro e che rappresentano un beneficio interessante anche a pochi anni dalla pensione.
Le percentuali del contributo datoriale e le condizioni per ottenerlo dipendono dal CCNL, e dagli accordi aziendali. Prima dell’adesione è quindi importante verificare:
- quale fondo permette di ricevere il contributo;
- quanto deve versare il lavoratore;
- quanto versa il datore.
Dal 1° novembre 2026, inoltre, sono inoltre previste nuove regole che dovrebbero consentire la portabilità del contributo datoriale verso FPA e PIP, ma per capire bene come funzionerà dobbiamo attendere le risoluzioni definitive della COVIP, la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione.

2) Trasferire il TFR pregresso nel fondo pensione
Per un lavoratore prossimo alla pensione, il vantaggio potenzialmente più interessante potrebbe riguardare il TFR pregresso, cioè quello maturato prima dell’adesione al fondo pensione.
Una persona che lavora da molti anni nella stessa azienda potrebbe aver maturato decine di migliaia di euro di TFR. Trasferire queste somme nel fondo consente di beneficiare della tassazione agevolata dal 15% al 9% anche se l’adesione è avvenuta soltanto pochi anni prima della pensione.
Quando il TFR pregresso può essere trasferito?
Se il TFR è fisicamente dei “conti aziendali”, il lavoratore e il datore di lavoro possono accordarsi per versarlo nel fondo pensione.
Non si tratta di un diritto che il dipendente può imporre unilateralmente, ma è necessario il consenso dell’azienda.
Quando il TFR pregresso non può essere trasferito?
Se la tua azienda supera le soglie dimensionali stabilite dalla legge, oppure sei un dipendente pubblico, il tuo TFR maturato è stato versato al Fondo di Tesoreria INPS e non può essere spostato in un fondo pensione.
L’INPS ha chiarito che le quote accantonate presso il Fondo di Tesoreria non sono trasferibili verso una forma di previdenza complementare.
Possiamo quindi riassumere così:

Quale tassazione si applica al TFR pregresso?
Attenzione! Non basta trasferire oggi il TFR in un fondo pensione per far sì che ogni somma benefici automaticamente della tassazione finale agevolata (15% - 9%).
Il TFR maturato dal 1° gennaio 2007 e versato in un fondo pensione, al momento della prestazione, gode del regime fiscale agevolato introdotto dal Decreto legislativo 252/2005.
Le quote maturate prima del 2007 conservano, invece, la tassazione separata. Per un sessantenne che lavora da molti anni nella stessa azienda bisogna, quindi, distinguere tra:
- TFR maturato prima del 2007, soggetto a tassazione separata;
- TFR maturato dal 2007 in poi, a cui si applica la tassazione agevolata (15% - 9%).
3) Sfruttare la deduzione fiscale
I contributi volontari versati alla previdenza complementare possono essere dedotti dal reddito complessivo soggetto a IRPEF (qui il TFR non c’entra). Dal 2026 il limite ordinario è pari a 5.300 € all’anno e nella soglia rientrano:
- contributi volontari dell’aderente;
- contributi trattenuti dalla busta paga;
- eventuale contributo del datore di lavoro;
- contributi versati per familiari fiscalmente a carico, nei casi previsti.
La deduzione riduce il reddito sul quale vengono calcolate le imposte e il risparmio dipende dall’aliquota applicata alla porzione di reddito eliminata grazie al versamento.
Facciamo qualche esempio.
Quanto si può risparmiare
Utilizzando le aliquote IRPEF del 2026, se l’intero versamento ricade all’interno dello stesso scaglione, il risparmio massimo su 5.300 € è:

Il TFR consuma il limite della deduzione?
No. Il TFR maturato e maturando destinato al fondo pensione non viene conteggiato nel limite annuale di deducibilità di 5.300 € all’anno. La soglia, infatti, tiene conto solo dei tuoi versamenti e, se presenti, di quelli del tuo datore di lavoro.
Immaginiamo che in un anno vengano versati:
- 6.000 € di TFR;
- 4.000 € di contributi personali;
- 1.000 € di contributo datoriale.
Ai fini della soglia di deducibilità vengono conteggiati soltanto i 5.000 € di contributi tuoi e del datore, mentre i 6.000 € di TFR restano esclusi.
4) Dedurre anche in pensione
La pensione è un reddito soggetto a IRPEF.
Un pensionato che possiede un fondo pensione ancora aperto, a cui non ha richiesto la prestazione finale, può continuare a effettuare versamenti volontari e dedurli dal proprio reddito complessivo, nel rispetto del limite annuale di 5.300 €.
Non esiste quindi un’esclusione della deduzione soltanto perché hai smesso di lavorare.
Immaginiamo un pensionato con un reddito imponibile di 40.000 €. In questo caso una parte del reddito è soggetta all’aliquota del 33%, mentre la restante parte è tassata al 23% (da 0 a 28.000 €). Se versa 3.000 € nel fondo e l’intera deduzione ricade nel secondo scaglione, il risparmio IRPEF può arrivare a circa 990 €.
Bisogna però verificare quanta IRPEF viene effettivamente pagata.
Chi ha una pensione molto bassa, rientra nella cosiddetta area di esenzione o ha già esaurito la propria capienza IRPEF potrebbe non riuscire a sfruttare completamente il beneficio.
Posso continuare a versare dopo la pensione?
Sì, quando vai in pensione, infatti, non sei obbligato a liquidare il fondo, ma puoi decidere di mantenerlo attivo e continuare a:
- effettuare versamenti, per beneficiare della deduzione fiscale;
- lasciare investito il capitale senza effettuare versamenti.
Questo può rendere il fondo uno strumento utile anche durante la pensione, soprattutto se continui ad avere un reddito imponibile e non vuoi richiedere subito la prestazione pensionistica.
Se, invece, preferisci ritirare il tuo fondo pensione, ecco tutti i modi con cui puoi averlo dal 2026.
Un esempio concreto
Immaginiamo un lavoratore di 60 anni, con sette anni di carriera residui, che decide di aderire a un fondo pensione.
Il lavoratore sceglie di contribuire al fondo pensione con il proprio TFR e l'accordo datoriale e di versare anche un contributo volontario aggiuntivo, beneficiando subito della deducibilità fiscale sui versamenti. Se il datore di lavoro è d'accordo, potrebbe anche scegliere di destinare al fondo il TFR pregresso rimasto in azienda.
Oltre a superare i cinque anni di partecipazione minimi per accedere alle prestazioni, il lavoratore ha la possibilità di designare i beneficiari del proprio fondo e, una volta arrivato alla pensione, può scegliere se riscattare la posizione o mantenerla attiva.
Se sei vicino alla pensione, hai del TFR pregresso o vuoi valutare anche gli aspetti fiscali e successori, una consulenza personalizzata può aiutarti a costruire una strategia completa prima dell’adesione.

Conclusioni
Aprire un fondo pensione quando sei vicino al pensionamento può ancora offrire vantaggi concreti.
Per un lavoratore dipendente, l’opportunità più importante potrebbe essere la gestione del TFR, soprattutto quando esiste un importo pregresso ancora presso l’azienda.
Per tutti i lavoratori e pensionati, invece, la deduzione può permettere di ridurre ogni anno il reddito imponibile IRPEF.
La vera domanda, quindi, non è:
“Sono troppo vecchio per aprire un fondo pensione?”
Ma:
“Come posso utilizzare il fondo pensione in base alla mia categoria professionale, alle tasse che pago e a ciò che voglio fare con queste risorse?”

Domande frequenti
Conviene aprire un fondo pensione a 60 anni?
Può convenire se hai un reddito soggetto a IRPEF, del TFR da destinare, la possibilità di ricevere il contributo datoriale oppure vuoi lasciare la posizione ai beneficiari. La valutazione deve considerare anche costi, liquidità e anni mancanti alla pensione.
Quanto tempo bisogna tenere aperto un fondo pensione?
Per richiedere la normale prestazione pensionistica servono almeno 5 anni di partecipazione alla previdenza complementare e il raggiungimento dei requisiti per la pensione obbligatoria.
Posso trasferire nel fondo il TFR già accumulato?
Sì, se il TFR è ancora presso l’azienda e il datore di lavoro accetta il trasferimento. Non è invece possibile trasferire le quote di TFR accantonate presso il Fondo di Tesoreria INPS.
Il TFR pregresso è deducibile?
No. Il TFR non è deducibile, ma non consuma neppure il limite annuale di 5.300 € previsto per i contributi personali e datoriali.
Un pensionato può dedurre i versamenti al fondo pensione?
Sì, se possiede una posizione che può mantenere attiva e ha un reddito soggetto a IRPEF. Il vantaggio effettivo dipende dalle imposte dovute e dalla capienza fiscale.
Posso lasciare il fondo pensione ai miei figli?
Sì. Durante la fase di accumulo puoi designare i figli o altre persone come beneficiari. In caso di morte, la posizione viene liquidata secondo le percentuali indicate.
Il fondo pensione paga l’imposta di successione?
La posizione liquidata ai beneficiari per premorienza non è normalmente assoggettata all’imposta di successione. Viene applicato il regime fiscale proprio della previdenza complementare.
Posso ritirare tutto il fondo al pensionamento?
In alcune situazioni sì. La possibilità dipende dall’importo accumulato, dalla rendita teoricamente ottenibile e dalle regole applicabili al momento della richiesta. Negli altri casi è possibile combinare capitale e rendita.

