Ciao Elsa da “The Bull”: i falsi miti della previdenza complementare. Parte 3: “il fondo pensione costa tanto e rende poco”

Un paio di settimane fa Anna Vinci, CEO e co-founder di Ciao Elsa, è stata ospite di The Bull – Il tuo podcast di finanza personale, un progetto che ogni settimana affronta temi molto concreti legati al risparmio, agli investimenti e alla gestione quotidiana del denaro. 

La puntata è stata dedicata alla previdenza complementare e ha offerto l’occasione per chiarire, con un linguaggio semplice e diretto, molti dei dubbi che ancora oggi accompagnano i fondi pensione.

Durante l’intervista, Anna ha spiegato in modo chiaro come funzionano davvero questi strumenti, alternando aspetti tecnici alla propria esperienza personale. Ha raccontato, ad esempio, di come solo con il tempo abbia capito quanto sia importante informarsi prima di decidere come destinare il TFR, una scelta che può pesare in modo significativo sul proprio percorso previdenziale.

La conversazione ha poi messo a fuoco i tre dubbi più ricorrenti quando si parla di fondi pensione, nello specifico:

  1. Una volta versati i soldi, non si possono più recuperare fino alla pensione”, un’idea che continua a circolare nonostante sia priva di fondamento.

  2. La convinzione che al momento della pensione sia possibile prelevare dal fondo solo “fino al 50%” del capitale accumulato, mentre il resto in rendita. Questa opzione esiste, ma è soltanto una delle tre opzioni previste dalla normativa e non rappresenta affatto la soluzione valida per tutti.

  3. il fondo pensione costa tanto e rende poco”, un’affermazione che in questo articolo analizzeremo in modo approfondito per capire quanto corrisponda davvero alla realtà.

Comprendere davvero come funzionano questi meccanismi è indispensabile per lasciarsi alle spalle i luoghi comuni e compiere scelte consapevoli per pianificare il proprio futuro finanziario con maggiore sicurezza e lucidità.

Perché molti pensano che il fondo pensione sia poco conveniente

Nel dibattito pubblico sulla previdenza complementare persiste un luogo comune piuttosto diffuso: l’idea che i fondi pensione siano strumenti costosi e capaci di offrire rendimenti modesti, soprattutto se confrontati con la rivalutazione obbligatoria del TFR lasciato in azienda o con altri investimenti, come gli ETF.

Si tratta di una percezione radicata, ma spesso non supportata da un’analisi accurata dei dati disponibili. A questo proposito, un aiuto prezioso arriva dalla COVIP, la Commissione di Vigilanza sui fondi pensione, che sul proprio sito mette a disposizione due strumenti fondamentali: 

Sono proprio questi dati a permetterci di valutare con maggiore oggettività quanto sia fondato il pregiudizio sui fondi pensione.

Vediamo dunque cosa emerge dall’analisi delle evidenze disponibili.

consultare sito COVIP costi rendimenti fondi pensione

I costi dei fondi pensione

Ogni fondo pensione è tenuto per legge a pubblicare la propria Nota Informativa, sempre disponibile online, al cui interno si trova la Scheda dei costi, una sezione chiave per comprendere il regime dei costi di un fondo pensione.

In generale, un primo costo da considerare sono le spese di adesione

Nei fondi pensione negoziali spesso sono assenti o limitate a poche decine di euro; nei fondi aperti o nei PIP è spesso una cifra “una tantum” che varia a seconda dell’offerta: in rari casi arriva a 100-200 €. Detto questo, non è certo questo il costo che incide sulla convenienza complessiva della previdenza complementare.

Molto più importante sono infatti le spese da sostenere durante la fase di accumulo che si distinguono in:

  • Costi fissi o variabili annuali; alcuni fondi pensione prevedono un contributo annuale fisso, generalmente compreso tra 20 e 60 €, mentre altri applicano un costo variabile, calcolato in percentuale sul capitale gestito, talvolta con un tetto massimo oltre il quale la spesa non aumenta.

    In questo caso, è utile valutare quale modello di costo sia più coerente con i propri obiettivi di versamento. Se si prevede di versare importi contenuti, può essere conveniente orientarsi verso forme senza costi annuali fissi o con costi solo variabili.

    Al contrario, se si programma di contribuire con importi elevati, un fondo con un costo fisso annuale potrebbe rivelarsi più vantaggioso nel lungo periodo in quanto rapportato ad una cifra molto più alta.
  • Caricamenti sui versamenti; alcuni fondi pensione aperti e PIP prevedono talvolta l’utilizzo dei cosiddetti “caricamenti”, cioè una percentuale trattenuta direttamente sui contributi versati, e possono essere in sostituzione o in aggiunta ai costi annuali. 

    Ad esempio, un caricamento del 3% significa che su un versamento di 2.000 €, il fondo pensione trattiene automaticamente 60 €.

    È un costo che agisce solo quando si effettua un versamento e quindi non grava negli anni in cui non si contribuisce.

  • Commissioni di gestione; sono la spesa che più condiziona i risultati nel lungo periodo perché incide direttamente sull’andamento del patrimonio investito. Ogni linea di investimento (garantita, obbligazionaria, bilanciata o azionaria) ha un proprio costo di gestione percentuale annuo. È questa voce che merita la maggiore attenzione, perché riduce il rendimento finale e, nel medio-lungo periodo, produce effetti da valutare attentamente.

Informarsi sui costi è fondamentale perché consente di evitare interpretazioni superficiali e di confrontare correttamente i vari prodotti presenti sul mercato della previdenza complementare. 

Ecco perché COVIP mette a disposizione l’elenco delle schede costi direttamente sul suo sito internet, ma non solo: per confrontare facilmente i costi delle diverse forme pensionistiche, la COVIP ha creato un comparatore che riporta lISC (Indicatore sintetico dei costi)

L’ISC indica, in percentuale, quanto un iscritto paga ogni anno sulla propria posizione maturata.

Le tabelle pubblicate per tutti i tipi di fondi pensione mostrano l’ISC dei comparti su periodi di 2, 5, 10 e 35 anni e indicano anche la categoria di investimento (garantito, obbligazionario, bilanciato o azionario) per facilitare il confronto tra comparti simili.

L’ISC è calcolato secondo una metodologia standardizzata, assumendo un contributo annuo di 2.500 euro e un rendimento del 4% annuo. Non include costi variabili difficili da stimare in anticipo, come le commissioni di incentivo, né eventuali agevolazioni per particolari categorie di aderenti.

La tabella riportata qui sotto, tratta dalla Relazione COVIP 2025, mostra una significativa variabilità degli ISC tra i diversi fondi pensione. 

tabella indicatore sintetico costi fondi pensione

Dati alla mano, i fondi pensione costano molto? 

La risposta è: DIPENDE

In generale, i fondi pensione negoziali risultano più economici, spesso comparabili ai costi di un ETF, mentre i fondi aperti e i PIP hanno costi mediamente più alti, con ampie differenze tra minimi e massimi.

Per questo è fondamentale consultare attentamente le Schede Costi, così da individuare il fondo pensione più adatto alle proprie esigenze.

Non hai tempo di leggere i documenti degli oltre 150 fondi pensione presenti in Italia? 

Nessun problema: il comparatore di fondi pensione di Ciao Elsa fa tutto per te. Ordina i fondi più adatti al tuo profilo e ti offre una panoramica completa sui costi applicati, dai contributi iniziali alle spese annuali fino alle commissioni di gestione. Provalo e scopri quanto può essere semplice orientarsi nel mondo dei fondi pensione!

Rendimenti dei fondi pensione: perché l’orizzonte temporale cambia tutto

Quando si parla di performance dei fondi pensione, uno dei riferimenti più autorevoli è la COVIP, che ogni anno pubblica i rendimenti ufficiali aggiornati al 31 dicembre. I dati sono suddivisi in tre schede distinte dedicate a:

  • fondi pensione negoziali
  • fondi pensione aperti
  • PIP.

I fondi negoziali sono elencati secondo il numero d’iscrizione all’albo, mentre fondi aperti e PIP seguono l’ordine alfabetico della società di appartenenza. Questa struttura rende più semplice orientarsi tra i diversi strumenti di previdenza complementare.

Per ogni linea d’investimento vengono riportate informazioni fondamentali, che consentono una lettura consapevole dei risultati nel tempo:

  • la categoria di appartenenza (garantito, obbligazionario, bilanciato, azionario)
  • il rendimento medio annuo composto su più periodi: 1, 3, 5, 10 e 20 anni (se disponibile). 

I rendimenti risultano già al netto dei costi che gravano sul patrimonio del fondo, come le commissioni di gestione e, per fondi negoziali e aperti, anche dell’imposta sui rendimenti: è infatti prevista una tassazione sulle plusvalenze, dovuta ogni anno nella misura del 20% su azioni e obbligazioni e del 12,5% sui Titoli di Stato.

Per i PIP, invece, i risultati vengono espressi al lordo dell’imposizione fiscale, un elemento che occorre considerare quando si effettuano confronti.

Molti osservatori tendono a soffermarsi sul dato dell’ultimo anno, ma questo approccio rischia di generare valutazioni distorte. 

Un fondo pensione non è uno strumento pensato per un orizzonte di dodici mesi. Persino un lavoratore prossimo alla pensione, che decidesse di aderire a 65 anni per beneficiare della deducibilità fiscale dei versamenti, deve maturare almeno cinque anni di partecipazione per ottenere l’aliquota agevolata prevista sulla prestazione finale. 

Un altro elemento rilevante riguarda la natura del confronto che si vuole fare. Valutare il rendimento del fondo pensione può avere un significato diverso se si analizzano:

  • gli investimenti di un eventuale risparmio personale
  • la scelta tra fondo pensione e TFR lasciato in azienda.

Confronto tra fondo pensione e rivalutazione del TFR

Dobbiamo partire da un principio. Il TFR può essere gestito dal lavoratore soltanto in due modi:

  • può lasciarlo in azienda
  • può destinarlo alla previdenza complementare.

Il TFR mantenuto in azienda viene rivalutato ogni anno con un tasso pari all’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione dell’anno. Si tratta di un meccanismo vincolato dalla legge, che tutela in parte dall’aumento dei prezzi, ma che non gode di alcun regime fiscale agevolato. Al momento della liquidazione, infatti, il TFR è tassato con l’aliquota media IRPEF degli ultimi cinque anni, con una trattenuta che può oscillare tra il 23% e il 43%.

Destinando invece il TFR a un fondo pensione, l’aderente può scegliere la linea d’investimento più coerente con il proprio profilo di rischio e con l’orizzonte temporale residuo al pensionamento. È quindi opportuno valutare le performance delle diverse categorie (azionarie, bilanciate, obbligazionarie e garantite) considerando il ruolo specifico che ciascuna svolge all’interno del percorso d’investimento.

tabella rendimenti netti annui fondi pensione

Osservando i dati COVIP sugli ultimi dieci anni, emerge che le linee azionarie e bilanciate dei fondi pensione hanno fatto registrare rendimenti medi superiori, o comunque pienamente comparabili, alla rivalutazione decennale del TFR lasciato in azienda. Un risultato significativo, soprattutto se si considera che il biennio 2022-2023 è stato caratterizzato da un’inflazione molto elevata, che ha prodotto rivalutazioni del TFR particolarmente generose e non rappresentative della normalità storica.

Le linee più prudenti e garantite mostrano rendimenti inferiori, in linea con il loro obiettivo: ridurre la volatilità e proteggere il capitale per chi si trova a meno di 5 anni dal pensionamento. 

Un possibile problema potrebbe nascere dal fatto che molti lavoratori finiscono in questi comparti non per scelta consapevole, ma per effetto del meccanismo del silenzio-assenso al momento della prima assunzione. 

Senza una selezione attiva, si viene indirizzati verso profili molto cauti, che possono penalizzare chi ha invece un orizzonte temporale lungo e potrebbe beneficiare di maggiori opportunità di crescita con comparti azionari o bilanciati. Informarsi su come funziona la previdenza complementare e la linea predefinita del proprio fondo è quindi essenziale per evitare di ritrovarsi in una posizione inefficiente per decenni.

Va considerata anche la fiscalità dei fondi pensione: il TFR e gli altri contributi versati beneficiano, al momento della pensione, di una tassazione agevolata. L’aliquota parte dal 15% e si riduce progressivamente di 0,3 punti percentuali per ogni anno successivo al quindicesimo, fino a un minimo del 9%

Questo rappresenta una differenza significativa rispetto all’opzione di lasciarlo in azienda, particolarmente rilevante per chi ha un reddito imponibile elevato o una lunga anzianità di servizio.

Ultimo, ma non per importanza, il ruolo del contributo datoriale, quello che in Ciao Elsa chiamiamo “soldi gratis”: quando presente, è un beneficio certo e aggiuntivo, paragonabile a una “extra rendimento”. Rinunciarvi significa perdere una fonte di accumulo che nessun altro strumento può replicare. 

Approfitta delle Chiacchierate di gruppo di Ciao Elsa: un incontro online gratuito pensato per persone che condividono una situazione lavorativa simile alla tua e che vogliono confrontarsi, fare domande e acquisire maggiore consapevolezza sui principali aspetti della previdenza complementare.

Comprendere come leggere i rendimenti, come confrontarli e come rapportarli alle proprie esigenze è essenziale per valutare in modo corretto la convenienza reale della previdenza complementare e il ruolo del TFR in questo percorso. L’orizzonte temporale, più di ogni altra variabile, è ciò che permette di cogliere il vero valore dell’investimento previdenziale.

Confronto tra fondo pensione e altri strumenti di investimento

Ciao Elsa è una startup innovativa nata per rendere più accessibili temi complessi come previdenza, TFR e fondi pensione. Non stupisce quindi che una delle domande più frequenti sia se convenga aderire a un fondo pensione oppure costruire, ad esempio, un piano di accumulo in ETF: abbiamo già trattato l’argomento in un ampio approfondimento

La risposta non può essere un “sì” o un “no”, perché i due strumenti rispondono a logiche, obiettivi e regole profondamente diverse.

Il fondo pensione è pensato per integrare la pensione pubblica e si caratterizza per due elementi distintivi nel confronto con altri strumenti d’investimento:

  • vantaggi fiscali immediati, grazie alla deducibilità dei versamenti fino a 5.164,57 euro;

  • tassazione ridotta sulle prestazioni finali: dal 15% si riduce progressivamente di uno 0,3% ogni anno successivo al quindicesimo fino ad arrivare al minimo del 9% dopo 35 anni di iscrizione. 

In questo contesto la data della prima adesione alla previdenza complementare assume un ruolo strategico. Conviene attivare il fondo anche con un versamento minimo, perché gli anni di partecipazione vengono conteggiati indipendentemente dall’entità dei versamenti e restano validi anche nel caso in cui si decidesse di cambiare fondo pensione tramite trasferimento.

Gli ETF, al contrario, sono strumenti estremamente flessibili e disinvestibili in qualsiasi momento, a costi spesso molto contenuti, ma non è prevista alcuna deducibilità fiscale dei versamenti e, soprattutto, come anticipato, non possono accogliere il TFR che può essere unicamente destinato a un fondo pensione o mantenuto in azienda.

Sul fronte dei rendimenti storici, gli ETF azionari globali hanno registrato performance medie più elevate nel lungo periodo, intorno all’8-9% annuo. 

Le linee azionarie dei fondi pensione, invece, si collocano mediamente più in basso, intorno al 4-4,5% netti. Tuttavia, questo dato va contestualizzato: la normativa italiana è molto rigorosa in materia di investimenti per i fondi pensione. Per tutelare gli iscritti e garantire che l’obiettivo sia previdenziale e non speculativo, i fondi pensione sono soggetti a vincoli specifici sui mercati e sugli strumenti finanziari utilizzabili.

Non va poi dimenticato l’effetto della deducibilità dei contributi e la tassazione agevolata prevista al momento del pensionamento

Proprio per questo, molti confronti tra strumenti di investimento possono risultare fuorvianti: un rendimento nominale apparentemente più basso può tradursi, grazie ai vantaggi fiscali, in un risultato netto complessivamente più favorevole.

Una strategia sensata è non escludere a priori una delle due opzioni, ma combinarle in modo equilibrato, soprattutto per i più giovani:

  • TFR + un piccolo contributo nel fondo pensione, così da attivare subito la fiscalità agevolata, maturare gli anni di iscrizione alla previdenza complementare e costruire progressivamente un’integrazione alla futura pensione;

  • PAC in ETF, per investire ulteriori risparmi e beneficiare dell’esposizione ai mercati globali con costi contenuti e mantenere la flessibilità di un disinvestimento più rapido, utile per affrontare progetti e obiettivi di vita nel breve e medio periodo.

In definitiva, non esiste una scelta universalmente migliore: molto dipende da età, reddito, orizzonte temporale, propensione al rischio e dal livello di disciplina finanziaria. Spesso la combinazione dei due strumenti, usati in modo complementare, è la strada che permette di ottenere il risultato più efficace.

Oltre il mito: perché il fondo pensione può essere davvero conveniente

Una volta analizzati costi, rendimenti, fiscalità e contributo datoriale, il mito secondo cui “il fondo pensione costa tanto e rende poco” vacilla rapidamente. Esistono fondi poco efficienti, certo. Esistono prodotti con costi elevati o linee che hanno reso meno di altre. Ma esiste anche un mercato ricco, competitivo e trasparente, dove il rapporto costo/beneficio è spesso molto favorevole.

Non è corretto nemmeno considerare i fondi pensione come alternativi o in competizione con tutti gli altri prodotti finanziari. Spesso, anzi, svolgono un ruolo complementare: la previdenza integrativa permette di ottimizzare fiscalmente una parte del risparmio, mentre strumenti più liquidi come ETF o fondi comuni consentono di coprire altri obiettivi patrimoniali. Le due logiche possono convivere in modo coerente all’interno di una pianificazione finanziaria ben costruita.

Per valorizzare davvero le potenzialità della previdenza complementare, serve però un minimo di consapevolezza. Conoscere i documenti ufficiali, leggere la Nota Informativa, confrontare le spese di gestione, analizzare i rendimenti su orizzonti lunghi e verificare la coerenza del comparto scelto con il proprio profilo di rischio sono passaggi indispensabili. 

Accanto al comparatore dei fondi pensione, che ti permette di ordinare tutte le soluzioni disponibili in Italia sulla base della tua età, della tua situazione lavorativa e reddituale, dei rendimenti storici e dei costi, ricorda che il team di Ciao Elsa è a tua disposizione anche con Elsa Premium Smart: un’ora di consulenza dedicata, durante la quale potremo definire una strategia coerente considerando anche altri investimenti che hai già attivato. 

Insieme possiamo analizzare la tua situazione, valutare tutte le opportunità disponibili e costruire una pianificazione previdenziale e fiscale pienamente allineata ai tuoi obiettivi.

Link utili e approfondimenti

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