
Inauguriamo questa nuova rubrica dedicata ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti iscritti alle casse di previdenza private.
L’obiettivo è offrire un approfondimento chiaro e strutturato sulle caratteristiche e sulle prestazioni erogate dai diversi enti previdenziali ai quali i professionisti aderiscono in funzione dell’attività svolta. Si tratta di realtà che rivestono un ruolo centrale nel percorso previdenziale di ciascun iscritto, incidendo in modo significativo sulla costruzione della futura pensione e sulle tutele durante la vita lavorativa.
Oggi, approfondiremo Inarcassa, la cassa nazionale di previdenza ed assistenza per ingegneri e architetti liberi professionisti.
Ma prima di entrare nel merito dell’analisi, è utile soffermarci su alcune nozioni di base che ci aiuteranno a leggere in modo più consapevole tutto ciò che vedremo nel dettaglio.
Cos’è una cassa di previdenza privata
Una cassa di previdenza privata è un ente previdenziale di diritto privato, riservato a una specifica categoria di liberi professionisti, spesso, anche se non sempre, iscritti a un Albo professionale.
Per questi professionisti, infatti, le casse di previdenza svolgono un ruolo del tutto analogo a quello che svolge l'INPS per i lavoratori dipendenti: sono gli enti a cui, per legge, si versano i contributi previdenziali e dai quali, al termine della vita lavorativa, si riceve la pensione.
Perché esistono le casse di previdenza?
Tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro professione, sono obbligati a destinare una parte del proprio reddito alla pensione futura. Questi versamenti, chiamati contributi previdenziali, servono non solo a garantirsi un assegno pensionistico quando si smetterà di lavorare, ma anche a coprire alcune prestazioni assistenziali, come la maternità, la pensione di inabilità, la pensione di reversibilità e la cosiddetta pensione superstiti.
Noi di Ciao Elsa abbiamo sempre immaginato la previdenza come una casetta, che per stare in piedi ha bisogno di pilastri solidi.
Il primo di questi pilastri è proprio la previdenza obbligatoria, che nel nostro Paese è un sistema a ripartizione: le pensioni degli attuali pensionati sono finanziate da contributi versati dai lavoratori attivi in quel momento. Non esiste un accumulo individuale di risorse e i contributi raccolti in un dato anno vengono immediatamente usati per pagare le pensioni correnti.
Tale sistema è poi oggi regolato dal metodo di calcolo contributivo. Con questo modello di calcolo pensionistico, mentre un dipendente può ricevere una pensione pari circa alla metà del suo ultimo stipendio, un libero professionista o un lavoratore autonomo potrà aspettarsi generalmente una quota più contenuta, intorno al 30-40% del reddito finale.
Per capire il perché di tali risultati, è importante fare una premessa sul sistema pensionistico italiano.
Dal 1996, con l’introduzione del metodo di calcolo contributivo, l’assegno pensionistico dipende strettamente dai contributi effettivamente versati durante la vita lavorativa. Per Inarcassa, l’avvio del sistema contributivo è arrivato più tardi, nel 2013, ma il meccanismo di fondo rimane: più basso è l’importo versato oggi, più esiguo sarà l’assegno percepito domani.
Per determinare quanto si versa per la propria futura pensione, per i lavoratori dipendenti la situazione è relativamente semplice: i contributi vengono versati all’INPS e corrispondono al 33% della RAL (Reddito Lordo Annuo), di cui generalmente:
- il 9,19% a carico del lavoratore
- il 23,81% a carico del datore di lavoro.
Per gli autonomi e i liberi professionisti, invece, il versamento è interamente a loro carico.
Chi opera tramite casse previdenziali private come Inarcassa può modulare la contribuzione, optando anche per soluzioni che richiedono uno sforzo minore, ma è fondamentale ricordare: meno si versa, minore sarà la pensione futura.
Conoscere a fondo il funzionamento della previdenza obbligatoria è fondamentale per iniziare a pianificare e agire in modo consapevole sul proprio futuro.
Questo significa, tra l’altro, anche valutare di aumentare la contribuzione alla propria cassa di previdenza oppure aprire un fondo pensione che, da un lato, permette di costruire un’adeguata integrazione alla pensione futura, dall’altro consente di sfruttare i benefici fiscali previsti dalla normativa, ottimizzando così sia la sicurezza economica che l’efficienza fiscale.

Inarcassa: cos’è e come nasce
Inarcassa è la cassa nazionale di previdenza ed assistenza per gli ingegneri ed architetti liberi professionisti. La sua storia affonda le radici nel 1958, anno della sua fondazione come ente pubblico volto a garantire sicurezza economica e protezione sociale ai professionisti del settore.
Nel corso degli anni, il ruolo di Inarcassa si è evoluto in risposta alle trasformazioni del mondo del lavoro autonomo. Un passaggio fondamentale è avvenuto nel 1995, quando l’ente pubblico si è trasformato in un’associazione privata, pur mantenendo la missione originaria di tutela previdenziale e assistenziale.
Oggi Inarcassa opera in piena autonomia gestionale, pur rimanendo sotto la vigilanza dello Stato, con l’obiettivo di garantire stabilità e continuità previdenziale ai suoi iscritti.
Ad oggi, Inarcassa conta circa 175.000 iscritti attivi e più di 45.500 pensionati che ricevono la pensione dall’ente.
Chi deve iscriversi a Inarcassa
L’iscrizione a Inarcassa non è una scelta opzionale per gli ingegneri e gli architetti liberi professionisti, ma un obbligo previsto dalla legge per garantire una copertura previdenziale adeguata.
Il principio è chiaro: così come un lavoratore dipendente non può scegliere di non versare i contributi previdenziali e li versa automaticamente all’INPS, allo stesso modo un ingegnere o un architetto libero professionista deve considerare Inarcassa il proprio ente previdenziale di riferimento.
In particolare, l’iscrizione è richiesta a chi soddisfa tre condizioni fondamentali:
- essere iscritto all’albo professionale degli ingegneri o degli architetti
- non essere già assoggettato a un’altra forma di previdenza obbligatoria come dipendente
- possedere una partita IVA individuale o gestire un’associazione o una società di professionisti.
Per chiarire meglio, consideriamo alcuni esempi concreti.
Se un ingegnere strutturista è iscritto all’Albo professionale della propria provincia e lavora come dipendente o dirigente in un’azienda edile, non sarà tenuto all’iscrizione a Inarcassa: in questo caso i contributi previdenziali vengono versati all’INPS come per ogni altro lavoratore dipendente del settore privato.
Al contrario, se un architetto abilitato alla professione esercita attività di progettazione con partita IVA, sia in regime forfettario sia ordinario, Inarcassa diventa il suo ente previdenziale obbligatorio. Anche se l’attività è svolta in maniera autonoma e con fatturazione minima, l’obbligo permane.
Ci sono poi casi intermedi che meritano attenzione.
Un architetto abilitato e iscritto all’Albo che lavori presso l’ufficio tecnico di un Comune o in qualsiasi altra struttura della pubblica amministrazione verserà i contributi alla gestione INPS dei dipendenti pubblici, senza alcun obbligo verso Inarcassa.
Oppure, se un ingegnere è amministratore di una società che non esercita attività tecnica, come ad esempio una start-up innovativa, i contributi principali saranno versati alla gestione separata INPS, ma una quota obbligatoria dovrà comunque essere destinata a Inarcassa (vedi paragrafo successivo alla voce “Contributo integrativo”).
In questa fase, è importante comprendere la distinzione tra l’abilitazione professionale e l’iscrizione a Inarcassa.
L’iscrizione all’Albo degli Ingegneri o degli Architetti è essenziale per esercitare legalmente la professione. Senza iscrizione all’Albo, infatti, non è possibile firmare progetti o assumere incarichi professionali.
L’iscrizione a Inarcassa, invece, è obbligatoria per chi esercita la professione in forma autonoma, con partita IVA.
In sintesi, Albo e Inarcassa rispondono a finalità diverse ma complementari: il primo certifica l’abilitazione e il diritto a esercitare, la seconda tutela il percorso previdenziale di chi lavora in autonomia, assicurando protezione economica sia durante la vita professionale, sia in pensione.
La contribuzione a Inarcassa
Nel concreto, gli iscritti a Inarcassa versano diversi tipi di contributi, ciascuno con regole e finalità specifiche. Al momento sul sito di Inarcassa, sono disponibili i valori relativi al 2025: condividiamo il link diretto alla sezione dedicata per verificare futuri aggiornamenti.
- Contributo soggettivo: rappresenta il cuore della contribuzione di ogni ingegnere o architetto libero professionista iscritto a Inarcassa.
Si tratta di un contributo pari al 14,5% sul reddito professionale netto dichiarato nell’anno precedente fino ad un massimo di reddito di € 142.650,00 (dato per l’anno 2024 dichiarato nel 2025).
È comunque previsto un contributo minimo, obbligatorio indipendentemente dal reddito, fissato per il 2025 a 2.750 € e aggiornato annualmente in base all’indice ISTAT.
Per chi percepisce redditi particolarmente bassi, Inarcassa prevede la possibilità di derogare al versamento del contributo minimo in misura fissa: nel 2025, ad esempio, chi dichiarava meno di 18.966 € poteva pagare il 14,5% del reddito effettivo invece dell’importo minimo.
Questa deroga può essere utilizzata al massimo cinque volte nell’arco della carriera, ma comporta una penalizzazione sull’anzianità contributiva: se, ad esempio, un professionista dichiara 10.000 €, il contributo soggettivo ammonterà a 1.450 €, e l’anzianità contributiva riconosciuta sarà di 193 giorni anziché di un anno intero.
Per mitigare questo effetto, Inarcassa consente di integrare i contributi mancanti entro cinque anni dalla deroga, in modo da non ridurre l’anzianità necessaria per accedere alla pensione.
- Contributo soggettivo facoltativo. Si tratta di una contribuzione volontaria che va dall’1% all’8,5% del reddito netto dell’anno precedente e si aggiunge al 14,5% ordinario, incrementando così il montante contributivo e, di conseguenza, l’importo della pensione futura.
Per il 2025, l’ammontare di questo contributo facoltativo non poteva essere inferiore a 250 €, né superare i 12.372 €. - Contributo integrativo: maggiorazione obbligatoria per tutti i professionisti con partita IVA, anche se non iscritti a Inarcassa, calcolata nella misura del 4% sul volume di affari professionale dichiarato ai fini IVA.
È previsto un contributo minimo, da corrispondere indipendentemente dal volume di affari IVA dichiarato, il cui ammontare varia annualmente in base all’indice annuale ISTAT. Per l’anno 2025 era pari a 835 €.
Tuttavia, questa quota contribuisce solo in parte al montante pensionistico e solo al raggiungimento di specifici requisiti di anzianità, quindi non equivale a un versamento pienamente accreditato per la pensione.
Il contributo integrativo non è assoggettabile all’IRPEF e non concorre alla formazione del reddito professionale.
- Contributo di maternità e paternità, obbligatorio per tutti gli iscritti a Inarcassa, prevede un versamento annuale in due rate.
Nel 2025, la prima rata era di 36 € entro il 30 giugno, mentre la seconda di 55 € entro il 30 settembre, per un totale di 91 € annui.
L’importo può essere frazionato in dodicesimi in base ai mesi effettivi di iscrizione e risulta interamente deducibile ai fini fiscali.
Deroghe contributive per gli under 35
Gli ingegneri e architetti che si iscrivono o re-iscrivono a Inarcassa prima del compimento dei 35 anni possono beneficiare di contributi ridotti fino al 35° anno di età e, comunque, per un massimo di cinque anni.
Questo beneficio spetta solo ai giovani associati che dichiarino un reddito professionale IRPEF inferiore o uguale al reddito medio dichiarato dagli iscritti a Inarcassa nel biennio precedente all’anno oggetto di agevolazione. Sul sito di Inarcassa è presente il riferimento all’anno 2024 nel quale il reddito medio di riferimento è quello dichiarato dagli iscritti nel 2023 (reddito 2022) e 2022 (reddito 2021) pari a 39.653 €.
I giovani iscritti che hanno fruito della riduzione contributiva avranno, dopo almeno 25 anni, anche non consecutivi, di iscrizione e contribuzione intera ad Inarcassa il riconoscimento di una contribuzione figurativa che integrerà fino al raggiungimento della contribuzione piena per gli anni di riduzione contributiva.
La riduzione delle aliquote contributive è così strutturata:
- contributo soggettivo
- contributo percentuale: riduzione dell'aliquota di calcolo dal 14,50% al 7,25%.
- contributo minimo: riduzione ad 1/3 (917,66 € nel 2025);
- contributo integrativo
- contributo percentuale: nessuna riduzione (rimane al 4% sul sul volume di affari professionale dichiarato ai fini IVA)
- contributo minimo: riduzione ad 1/3 (278,33 € nel 2025).
Come verificare la propria situazione contributiva
Sul sito di Inarcassa è possibile accedere a una sezione molto utile per tutti gli iscritti: l’estratto conto contributivo. Qui troverai un quadro completo dei contributi versati, sia in termini di importo sia di periodo di contribuzione, con tutti i dettagli necessari per comprendere la tua posizione previdenziale.
Oltre alla semplice consultazione, la piattaforma permette di effettuare simulazioni personalizzate sulle finestre di pensionamento. Questo strumento consente di stimare i tassi di sostituzione, ossia quanto potrà valere la tua pensione in rapporto all’ultimo reddito percepito, offrendoti una visione chiara e concreta del futuro previdenziale.
Deducibilità dei contributi a Inarcassa
La legge prevede che i contributi previdenziali versati dagli iscritti a Inarcassa siano deducibili ai fini del calcolo del reddito complessivo. Questo significa che l’importo versato alla cassa può essere sottratto dal reddito su cui lo Stato calcola le imposte, riducendo quindi l’onere fiscale.
La deducibilità segue regole diverse in funzione del regime fiscale del contribuente:
- Regime fiscale ordinario: i contributi versati per ciascun anno, obbligatori e volontari, sono deducibili dall’imposta IRPEF fino a capienza del reddito complessivo
- Regime fiscale di vantaggio o regime forfettario. Occorre distinguere tra contributi obbligatori e contributi facoltativi:
- i contributi obbligatori abbattono direttamente il reddito professionale imponibile ai fini fiscali che, ricordiamo, non è soggetto al regime IRPEF ma a regime agevolato che prevede un’imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni di attività e al 15% dal sesto anno in poi.
- i contributi facoltativi invece devono invece essere indicati come oneri deducibili e dedotti dal reddito complessivo.
- i contributi obbligatori abbattono direttamente il reddito professionale imponibile ai fini fiscali che, ricordiamo, non è soggetto al regime IRPEF ma a regime agevolato che prevede un’imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni di attività e al 15% dal sesto anno in poi.
Per rendere tutto più concreto, consideriamo il caso di un ingegnere libero professionista in regime ordinario che dichiara un reddito di 55.000 €. Il professionista è soggetto al pagamento dell’IRPEF, ovvero all’imposta sul reddito delle persone fisiche, che si struttura per “scaglioni”.
Nel nostro esempio, il professionista pagherà di imposte:
- sui primi 28.000 € paga il 23%, cioè 6.440 €
- tra 28.000 e 50.000 € l’aliquota sale al 33%, ovvero 7.260 €
- sulla parte eccedente i 50.000 €, fino ai 55.000, l’aliquota è del 43%, quindi 2.150 €
In totale, l’IRPEF dovuta ammonta a 15.850 €.

Grazie alla deduzione prevista per i contributi versati a Inarcassa, l’ingegnere sottrae dal reddito imponibile l’importo dei versamenti previdenziali.
Nel nostro esempio, il nostro professionista ha versato ad Inarcassa:
- contributo soggettivo: il 14,5% sul reddito di 55.000 € = 7.975 €
- contributo facoltativo (non ne ha effettuati)
- contributo integrativo: il 4% sul volume di affari professionale dichiarato ai fini IVA ma tale contributo è già esente IRPEF
- contributo per maternità/paternità: 91 € all’anno.
In totale quindi gli importi che può dedurre sono pari a 7.975 € (contributo soggettivo) + 91 € (contributo per maternità/paternità) = 8.066 €
Sottraendo questa cifra dal reddito complessivo, l’imponibile IRPEF corretto scende a 47.025 €.
Il nuovo calcolo diventa quindi:
- Sui primi 28.000 € si paga il 23%, cioè 6.440 €.
- Sulla fascia tra 28.000 e 47.025 € l’aliquota è del 33%, pari a 6.278 €.
In totale, l’IRPEF da versare scende a 12.718 €, con un risparmio di circa 3.130 € rispetto alla situazione senza deduzione.
Le pensioni in Inarcassa
Per il calcolo del valore delle pensioni erogate da Inarcassa, dobbiamo fare riferimento a due periodi distinti, legati ai diversi sistemi di calcolo in vigore prima e dopo il 2012.
Il primo periodo riguarda i periodi maturati fino al 31 dicembre 2012 e viene calcolato con il sistema retributivo che basa il calcolo sui migliori 22 redditi degli ultimi 27 anni di contribuzione maturati fino al 2012. Se non si hanno ancora 27 anni di contributi a quella data, la pensione verrà calcolata con gli anni effettivamente maturati, ma il principio resta lo stesso: più alto era il reddito dichiarato, più alta sarà la quota di pensione pre-2013.
Il secondo periodo riguarda i contributi versati dal 1° gennaio 2013 in poi e segue il sistema contributivo, basato sull’ammontare dei contributi versati nel corso di tutta la nostra carriera lavorativa, sulla loro rivalutazione nel tempo (qui i tassi annui di capitalizzazione dei montanti contributivi individuali Inarcassa) e sui coefficienti di trasformazione legati alla speranza di vita al momento del pensionamento. Tra un paio di righe facciamo qualche esempio concreto.
Sul fronte invece delle uscite pensionistiche, i modi principali per andare in pensione con Inarcassa sono tre:
- Pensione di vecchiaia unificata “ordinaria”: nel 2026 spetta ai professionisti con almeno 66 anni e 6 mesi di età e 35 anni di iscrizione e contribuzione completa.
- Pensione di vecchiaia unificata “anticipata”: può essere richiesta a partire dai 63 anni e 6 mesi di età, sempre con 35 anni di iscrizione e contribuzione. In questo caso, la quota retributiva (ante 2013) della pensione subisce una riduzione dello 0,43% per ogni mese di anticipo rispetto ai 65 anni previsti per la pensione ordinaria.
- Pensione di vecchiaia unificata “posticipata”: accessibile dai 70 anni e 6 mesi anche se non si hanno i 35 anni completi di contribuzione. L’importo viene calcolato:
- esclusivamente con il metodo contributivo
- la quota retributiva spetta solo a chi ha almeno 35 anni di contribuzione oppure almeno 20 anni maturati entro il 31/12/2012 e un’anzianità contributiva complessiva di almeno 30 anni al momento della domanda.
Facciamo un paio di esempi pratici:
- un architetto nato nel 1985, iscritto nel 2013 a 28 anni, che prevede di maturare 35 anni di contributi entro il 2048 e raggiungere i 66 anni e 6 mesi nel 2051/2052, con un reddito medio annuo di 40.000 €. Sul sito di Inarcassa sono pubblicati i coefficienti di trasformazione attualmente in vigore. È verosimile che, per il nostro esempio riferito a un soggetto nato nel 1985, questi valori possano essere modificati nel tempo; tuttavia, utilizzarli consente di fornire un riferimento concreto per comprendere il meccanismo di calcolo della rendita.
- Scenario 1: contribuisce con il solo contributo soggettivo pari al 14,5% ogni anno, quindi 5.800 € all’anno per 40 anni, per un totale di 232.000 €. Per semplicità, non consideriamo la rivalutazione.
Al pensionamento, il coefficiente di trasformazione è 5,811% (per chi ha 67 anni): si ottiene così una pensione annua lorda di 13.481 € (232.000 € x 5,811%), pari a circa il 30% del reddito finale. - Scenario 2: decide di integrare i versamenti (contributo facoltativo) e mediamente contribuisce al 20% dei 40.000 € annui, cioè 8.000 € all’anno, per un totale di 320.000 € a fine carriera. Con lo stesso coefficiente, la pensione annua lorda sale a 18.595 €, circa il 46% dell’ultimo reddito.
Questi esempi per ribadire un punto fondamentale: nel sistema contributivo, la pensione è strettamente legata a quanto si versa.
Come integrare la pensione
Per i liberi professionisti è fondamentale pianificare strategie di integrazione. Le possibilità principali sono due:
- Prosecuzione dell’attività professionale: chi percepisce la pensione di vecchiaia unificata può continuare a lavorare, versando ancora contributi a Inarcassa. Ogni cinque anni l’assegno pensionistico sarà quindi adeguato tenendo conto dei nuovi contributi versati nel periodo.
- Fondi pensione complementari: il primo pilastro (Inarcassa) offre generalmente una pensione tra il 30 e il 40% dell’ultimo reddito. Per poter integrare la propria futura pensione, si può ricorrere alla previdenza complementare attraverso versamenti volontari in un fondo pensione.
I versamenti volontari effettuati in un fondo pensione fino a 5.300 € annui sono deducibili dall’imponibile IRPEF se si opera in regime ordinario, riducendo così ulteriormente la tassazione finale.
Per chi è in regime forfettario, la questione è un po' più articolata e abbiamo spiegato tutto nel nostro articolo dedicato.

Conclusioni
In conclusione, conoscere nel dettaglio le regole di calcolo della pensione Inarcassa e muoversi per tempo sul piano della pianificazione previdenziale non è semplicemente una scelta prudente, ma una vera e propria necessità.
La sostenibilità e l’adeguatezza della futura pensione dipendono, infatti, da decisioni che si prendono lungo tutto l’arco della vita professionale, non solo negli anni immediatamente precedenti al pensionamento.
Questo aspetto diventa ancora più rilevante per chi ha iniziato a lavorare e a contribuire in Inarcassa dopo il 2012, rientrando interamente nel sistema contributivo.
In questi casi, il tasso di sostituzione, ossia il rapporto tra la pensione percepita e l’ultimo reddito da lavoratore, può attestarsi indicativamente tra il 30% e il 40%, anche in ragione delle aliquote contributive relativamente contenute. Un livello che, se non adeguatamente integrato, rischia di tradursi in una significativa riduzione del tenore di vita una volta cessata l’attività lavorativa.
Per questo motivo, diventa fondamentale adottare un approccio consapevole e proattivo.
Da un lato, può essere opportuno valutare l’incremento volontario della contribuzione in Inarcassa, così da rafforzare il montante previdenziale e migliorare la prestazione futura.
Dall’altro, l’adesione a una forma di previdenza complementare rappresenta uno strumento coerente ed efficace per costruire una rendita integrativa, capace di colmare il divario tra reddito da lavoro e pensione.
In definitiva, la previdenza dei liberi professionisti richiede una gestione attiva: rimandare o sottovalutare queste scelte significa esporsi al rischio concreto di dover ridimensionare in modo significativo le proprie abitudini e aspettative nel momento del pensionamento. Pianificare per tempo, invece, consente di trasformare un potenziale problema in una leva di sicurezza e stabilità per il futuro.


