Hai lavorato all’estero? Ecco cosa devi sapere per la tua pensione

Da anni ormai, sempre più lavoratori italiani svolgono anni di lavoro in stati esteri e questo ha dei risvolti significativi in termini di previdenza obbligatoria, cioè pensione pubblica. 

In questo articolo, oltre a spiegarti in dettaglio e in termini pratici come poter utilizzare, a fini pensionistici, gli anni di lavoro che hai svolto fuori dall’Italia, vogliamo anche darti una panoramica del dibattito interno all’Unione Europea su questo tema e, più in generale, sulla questione del welfare. 

Il 6 maggio ad Amsterdam è stato siglato un accordo tra l'INPS e la Sociale Verzekeringsbank, ovvero gli istituti di previdenza sociale italiano e olandese. 

Per i presidenti dei due enti, Gabriele Fava e Diana Starmans, l’accordo rappresenta un passo significativo per rafforzare la cooperazione europea sui sistemi di sicurezza sociale, per affrontare alcune sfide comuni a tutti i paesi dell’Unione Europea come invecchiamento della popolazione, denatalità e impatto dell’AI sul lavoro.

L'iniziativa nasce dalla volontà di definire un percorso e una strategia per affrontare insieme i cambiamenti che stanno interessando il welfare pubblico europeo, con particolare attenzione alle dinamiche demografiche e all'impatto dell'innovazione tecnologica sul mercato del lavoro.

Cosa cambia per chi ha lavorato all'estero e maturato contributi in più Paesi

L’obiettivo generale del protocollo d'intesa è instaurare un rapporto di costante cooperazione operativa, che favorisca sia l’interoperabilità sia lo scambio di competenze tra i due istituti.

La cooperazione si concentrerà su alcuni aspetti specifici e cruciali. Vediamoli insieme.

  1. Migliorare la risoluzione di casi internazionali attraverso una gestione congiunta. Per la gestione di casi che coinvolgono lavoratori e datori di lavoro italiani e/o olandesi (ad esempio un lavoratore italiano assunto da un’azienda olandese e viceversa), con i relativi obblighi contributivi e previdenziali, si mira ad una costante collaborazione dei due paesi. Italia e Paesi Bassi si impegnano, così, nello scambio di dati e di informazioni per una gestione più efficiente delle pratiche previdenziali transnazionali più complesse, per la quale sono previsti anche dei gruppi di lavoro congiunti e incontri periodici tra i vertici dei due enti previdenziali.
  1. Sviluppare modelli comuni. L’obiettivo è quello di sviluppare un approccio uniforme per contrastare insieme le nuove vulnerabilità sociali, attraverso il confronto tecnico tra le istituzioni coinvolte.
  1. Cooperazione operativa e interoperabilità delle banche dati al fine di ottimizzare i flussi informativi tra i due Paesi. La speranza per noi di Ciao Elsa è che questo possa facilitare anche gli accertamenti da svolgere in caso di totalizzazione dei contributi esteri, che ti spiegheremo in dettaglio nel corso di questo articolo. 
  1. Digitalizzazione. L’intenzione comune è quella di integrare strumenti tecnologici, in particolare l'intelligenza artificiale, per semplificare l'amministrazione, rendere più agevole la tracciabilità delle carriere contributive e migliorare i servizi ai cittadini.

L'Europa punta a una gestione più coordinata di pensioni e welfare

L'intesa si inserisce in una visione più ampia, che, attraverso il consolidamento dei rapporti tra l’INPS e gli altri istituti di previdenza europei, mira a superare una gestione isolata e nazionale delle politiche in tema di sicurezza sociale.

L’idea del Presidente Fava è quella di ospitare il prossimo anno un “G27 del welfare e della previdenza”, che riunisca i vertici di tutti gli enti previdenziali europei, con l'obiettivo di costruire una visione strategica comune che integri la sostenibilità dei sistemi previdenziali con le politiche attive del lavoro, la produttività e la coesione sociale, anche nell’ottica di un rafforzamento della competitività economica. 

Questa proposta si basa sulla premessa che, dopo l'armonizzazione dei mercati finanziari, risulta prioritario sviluppare un approccio coordinato anche sul fronte della protezione sociale.

L'avvio di questo percorso di cooperazione bilaterale si configura, quindi, come un punto di partenza per costruire risposte concrete ed efficaci alle sfide demografiche e tecnologiche che l'Europa è inevitabilmente chiamata ad affrontare. 

Detto questo, però, è necessario sapere e ricordare che già da tempo, all’interno dell’UE, è stata indicata come prioritaria questa sinergia.  

Le regole europee per chi lavora in più Paesi

Il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale è stato avviato già nel 2004, con un regolamento europeo (Regolamento (CE) n. 883/2004), che stabilisce tutele comuni per i cittadini che si spostano all’interno dell’UE. Il regolamento non sostituisce i sistemi nazionali con un unico sistema europeo, ma coinvolge tutte le branche della sicurezza sociale (malattia, genitorialità, pensioni, disoccupazione, sussidi e molto altro). 

Parallelamente, è emersa l'urgenza condivisa di imprimere un'accelerazione al confronto europeo per l'aggiornamento del Regolamento UE 883/2004, pilastro normativo fondamentale per la sinergia tra i sistemi di sicurezza sociale dei diversi Stati membri. 

Tra i principi base del regolamento troviamo: 

  • la copertura assicurativa in un unico Stato (legge applicabile) 
  • il diritto alla parità di trattamento rispetto ai cittadini locali 
  • la garanzia che i periodi di lavoro o residenza maturati in altri Stati membri siano considerati ai fini del calcolo delle prestazioni (totalizzazione) 
  • l'esportabilità delle prestazioni in denaro, che consente di riceverle anche se il beneficiario risiede in un diverso Paese membro.

Come sommare i contributi esteri: la totalizzazione internazionale

Se nel corso della tua vita hai lavorato in più Stati, c’è uno strumento che può fare al caso tuo: la totalizzazione internazionale

La totalizzazione ti permette di far valere i periodi lavorativi trascorsi nei vari Stati ai fini del diritto alla pensione, senza dover trasferire fisicamente i contributi da uno Stato all'altro. 

In pratica, per il raggiungimento dei requisiti pensionistici ciascuno Stato tiene conto anche dei periodi in cui hai lavorato negli altri Paesi dell’UE (o Paesi extra-UE con cui l’Italia ha un patto bilaterale). 

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La totalizzazione aumenta l'importo della pensione?

Tieni presente che la totalizzazione internazionale non modifica l’importo della pensione, ma può incidere sul momento in cui potrai andare in pensione.

Questo accade perché i contributi che versi hanno una doppia funzione in termini pensionistici e valgono come:

  • Tempo: per il calcolo del numero di anni necessari al raggiungimento del diritto a pensione.
  • Denaro: servono a formare il montante contributivo, usato per determinare l'importo della tua pensione. 

La totalizzazione internazionale ti permette di far valere come tempo gli anni e i mesi che hai trascorso lavorando all’estero. Infatti, l’Italia riconoscerà i periodi di lavoro all’estero e li sommerà a quelli di lavoro in Italia per il raggiungimento dei requisiti pensionistici italiani e gli altri Stati faranno lo stesso! 

Con la totalizzazione, quindi, non sommi tra loro i contributi versati (intesi come denaro) nei vari Paesi per ottenere una pensione unica, ma sommi i periodi lavorati (il tempo), che vengono considerati utili per il raggiungimento del diritto alla pensione in ciascuno Stato.

Perciò, se la totalizzazione ti permette di raggiungere i requisiti richiesti, otterrai una pensione da ogni Stato in cui hai lavorato e versato i contributi. 

Esempio pratico di pensione con contributi versati in più Paesi

Ipotizziamo che tu abbia lavorato in Italia per 15 anni (versando 10.000 € di contributi all’anno) e in Francia per 5 anni (versando 10.000 € di contributi all’anno), con la totalizzazione potrai sommare il tempo lavorato, ma non il denaro versato sotto forma di contributi nei due Paesi.

Quindi, una volta portata a termine la pratica di totalizzazione internazionale potrai far valere in entrambi gli Stati 20 anni di contributi

Una volta che avrai maturato i requisiti anagrafici previsti nei due paesi potrai chiedere la pensione sia in Italia che in Francia e ciascun assegno ti verrà erogato e calcolato secondo le regole previste dal singolo Stato

L’importo della pensione erogata dall’Italia verrà calcolato sulla base dei contributi effettivamente versati in Italia, mentre quella francese verrà calcolata a partire dai contributi effettivamente versati in Francia. 

Come richiedere la totalizzazione dei contributi esteri

Per poter richiedere la totalizzazione devi rispettare alcuni requisiti: 

  • Devi aver maturato un periodo minimo di contribuzione nello Stato estero:
    • per gli Stati UE il requisito contributivo è di 1 anno (52 settimane) e valgono anche i contributi figurativi, quelli volontari e quelli da riscatto;  
    • per i Paesi extra-UE può variare, perché dipende dagli accordi stipulati tra l’Italia e il singolo Stato. 
  • I periodi che vuoi totalizzare non devono essere sovrapposti tra di loro, infatti, non è possibile sommare periodi di lavoro se risultano coperti da contributi contemporaneamente in due Stati. 

    Per intenderci
    : se nello stesso anno hai versato contributi sia in Italia che in un altro Stato, quell’anno non può valere doppio come tempo.

Quanto costa la totalizzazione

Nulla! La totalizzazione dei contributi esteri è una pratica gratuita che si richiede all’INPS e non comporta alcun pagamento. Ti suggeriamo solo di rivolgerti, all’interno della tua sede INPS di riferimento, all’ufficio che si occupa nello specifico dei contributi versati all’etero. 

La "totalizzazione multipla" e gli Stati terzi: come funziona la totalizzazione con Paesi extra UE 

Alcune convenzioni bilaterali (ossia gli accordi tra Stati) permettono anche la totalizzazione multipla, che consente di conteggiare anche i periodi di lavoro in "Stati terzi" (ossia in Paesi diversi da quelli che hanno firmato la convenzione). 

Questa opportunità è prevista per chi ha lavorato in Argentina, Canada, Repubblica di Capo Verde, Repubblica di San Marino, Spagna, Svezia, Svizzera, Tunisia e Uruguay.

Normalmente, per far valere i periodi di lavoro in uno Stato terzo è necessario che questo abbia firmato una convenzione bilaterale con entrambi gli Stati interessati. 

Ad esempio se hai lavorato in Italia (10 anni), in Canada (8 anni) e in Tunisia (2 anni), per far valere in Italia e in Canada anche i contributi versati in Tunisia è necessario che la Tunisia abbia un accordo bilaterale sia con l’Italia che con il Canada. Se anche questa condizione è soddisfatta, allora sia in Italia, che in Canada, che in Tunisia, potrai far valere 20 anni di contributi come tempo. 

Questa è la regola generale, ma esistono delle eccezioni che permettono ancora più flessibilità. 

Ad esempio, se hai lavorato in Argentina devi sapere che la convenzione tra l’Italia e l’Argentina permette di totalizzare i periodi di lavoro in tutti gli Stati terzi che abbiano convenzioni bilaterali anche con uno solo dei due Paesi (Italia o Argentina) ed è richiesto il possesso della cittadinanza di uno dei due Stati.

Ci sono poi due casi residuali nei quali, pur trattandosi di Stati membri dell'UE, le convenzioni bilaterali continuano ad operare. È il caso della Svizzera, della Spagna e della Svezia, con le quali l’Italia aveva già stipulato, prima dell’entrata in vigore dei regolamenti UE, delle convenzioni bilaterali che includono la totalizzazione multipla

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Link utili e approfondimenti

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