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TFR in azienda o TFR nel fondo pensione: quale scelta fa al caso tuo?

È meglio lasciare il TFR in azienda o spostarlo in un fondo pensione? Come sempre non c'è una risposta che vale in assoluto. In questo articolo analizziamo tutti i pro e i contro di entrambe le soluzioni.

TFR in azienda o nel fondo pensione?

Sei un lavoratore dipendente e ti trovi di fronte a una decisione importante per il tuo futuro previdenziale: cosa fare con il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) che accumulerai o che hai già accumulato durante la tua carriera lavorativa? La scelta tra mantenere il TFR in azienda o spostarlo in un fondo pensione è cruciale per garantire una sicurezza finanziaria nella tua pensione. In questo articolo, ti accompagneremo in una comparazione dettagliata delle due opzioni, evidenziando vantaggi e svantaggi, aspetti finanziari e fiscali, e fornendoti tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione informata, consapevole e adatta alle tue esigenze. Faremo anche diversi esempi pratici e simulazioni per darti modo di capire al meglio le implicazioni delle diverse scelte nella tua situazione individuale.

Qui di seguito l'indice che ci guiderà in questo percorso di scoperta nei meandri della scelta della destinazione del TFR.


Indice

Prima di iniziare: cos'è il TFR e come funzionano le pensioni in Italia

Prima di entrare nel merito della scelta della destinazione del TFR dobbiamo capire gli elementi in gioco a iniziare dal TFR stesso. Il TFR è una somma di denaro messa da parte dall'azienda ogni anno, equivalente al dello stipendio lordo annuale del dipendente (nello specifico, si tratta del 6,91% della RAL, retribuzione annua lorda). Questa somma viene erogata al termine del rapporto di lavoro o al momento del pensionamento. Il TFR può essere mantenuto in azienda o trasferito a un fondo pensione.

La scelta tra mantenere il TFR in azienda o spostarlo in un fondo pensione è cruciale per garantire una sicurezza finanziaria nella tua pensione. In questo articolo, ti accompagneremo in una comparazione dettagliata delle due opzioni, evidenziando vantaggi e svantaggi, aspetti finanziari e fiscali, e fornendoti tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione informata, consapevole e adatta alle tue esigenze.

Dobbiamo anche considerare un aspetto più ampio, di sistema e farci un'altra domanda: come funziona la pensione pubblica?

Per rispondere, ricordiamo cosa prevede la legge che nel lontano 2011 fece piangere l’allora ministra Elsa Fornero.

  1. Il passaggio definitivo da sistema retributivo a contributivo: cioè la pensione non più in funzione della media degli ultimi stipendi ma di quanti soldi o meglio contributi avremo versato in tutta la vita lavorativa. Più versiamo, più sarà alta. Ma se versiamo poco, sarà bassa.

  2. Un requisito minimo di contributi: se non versiamo per almeno 20 anni, non avremo nulla in cambio.

  3. Ultimo ma non ultimo: si va in pensione o a una certa età (vecchiaia, oggi 67 anni) oppure, per andare prima di quell’età, ci vogliono (sempre oggi!) almeno 42 anni di contributi versati! I 67 anni di età e i 42 di contributi sono destinati poi ad aumentare a causa dell’aumento della speranza di vita.

I tempi d’oro del sistema retributivo, quando si potevano pagare pochi contributi per 30 anni, ma se si guadagnava tanto negli ultimi 10 anni di carriera la pensione sarebbe stata basata solo su quelli, sono lontani.

Oggi il sistema contributivo prevede che la pensione sia calcolata semplicemente in funzione dei contributi versati durante la propria vita; le regole per il calcolo della pensione contributiva sono matematiche e prevedibili, si guarda quanto è stato versato e lo si normalizza per la speranza di vita.

Ciò ha come conseguenza pratica che se, nel sistema retributivo, mediamente si andava in pensione con un assegno che rappresentava l’80-90% rispetto al proprio ultimo reddito, per chi ha iniziato a lavorare dal 1996 (contributivo) la storia cambia: un lavoratore che lavora per una intera vita lavorativa (per 42 anni o fino a 67 anni di età- oggi, domani chissà), si troverà in pensione mediamente col 50-60% rispetto al proprio ultimo stipendio.

E lontani sono pure i tempi di riforme come quelle dei baby pensionati, che hanno consentito a più di 200.000 persone di andare in pensione dopo aver lavorato meno di 20 anni (e di conseguenza, pesare sulle casse dello Stato con la propria pensione anche per il doppio del tempo).

Quello che resta uguale è il modo in cui le pensioni vengono pagate, il sistema a ripartizione: le pensioni vengono pagate materialmente dai contributi versati dai lavoratori.

E quindi, in un contesto di sempre più crescente denatalità, c’è il rischio che il sistema previdenziale, già in bilico a causa delle politiche pensionistiche passate, diventi ancora più insostenibile se il numero di lavoratori risulterà inferiore al numero di pensionati.


Cosa sono i fondi pensione?

A questo punto, prima di valutare la destinazione del TFR e fare una scelta informata dobbiamo però anche capire cosa sono i fondi pensioni e perché e come sono regolamentati dalla Stato. I fondi pensione sono strumenti di previdenza complementare, disciplinati dalla legge, e devono rispettare le normative e le regole stabilite. Il riferimento di legge principale per i fondi pensione è la Legge n. 252 del 5 dicembre 2005, che ha introdotto l’attuale disciplina sul TFR e ha definito le modalità di funzionamento e gestione dei fondi pensione. Questa legge stabilisce i requisiti di costituzione, amministrazione e funzionamento dei fondi pensione, garantendo una gestione prudente e responsabile degli investimenti per tutelare gli interessi dei partecipanti. Ricordate le famose lacrime della Fornero? La normativa sulla previdenza complementare e il ricorso ai fondi pensione è una possibile soluzione ai problemi che qualunque riforma in materia pensionistica non ha risolto e non risolverà, a causa dell’insostenibilità del nostro sistema pensionistico. La legge ha creato un quadro normativo che garantisce la tutela dei diritti dei lavoratori e stabilisce criteri e limiti per gli investimenti dei fondi.

Esistono quattro tipologie di forme pensionistiche complementari:

  • I fondi chiusi o negoziali, sono istituiti dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell'ambito della contrattazione nazionale, di settore o aziendale. Se lavorate in uno specifico settore potreste per esempio valutare di aderire al fondo di categoria del vostro settore.

  • I fondi aperti sono istituiti da banche, imprese di assicurazioni, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM). Sono, di fatto fondi completamente privati, ma soggetti alla medesime regolamentazioni e che offrono le medesime garanzie di un fondo di categoria.

  • I Piani pensionistici individuali (PIP) sono fondi pensione ma anche contratti di assicurazione sulla vita. A differenza di fondi chiusi e fondi aperti i PIP sono totalmente individuali e negoziabili con gli erogatori (compagnie assicurative e banche) in modo totalmente personalizzato. A differenza di altri prodotti finanziari e assicurativi, con i PIP sono però garantite le stesse regole di tutte le forme pensionistiche complementari (quindi sono coperti da tutte le garanzie che lo Stato richiede con la Legge 252/ 2005 sul sistema previdenziale).

  • I fondi pensione preesistenti.Questi erano già esistenti al 15 novembre 1992. Questi fondi hanno caratteristiche particolari e possono gestire il denaro anche senza intermediari specializzati. Sono una categoria di fondi residuale.

Essendo essi strumenti di previdenza complementare (a quella dell'INPS) sorogno spesso obiezioni e timori circa la scelta di adessione ad un fondo pensione. Vi riportiamo le più comuni di seguito (più avanti nell'articolo troverete ancora maggiori dettagli)

  • Vincoli di accesso: alcuni lavoratori potrebbero essere preoccupati dai vincoli di accesso ai fondi pensione, che potrebbero impedire loro di accedere ai risparmi prima della pensione. Tuttavia, è importante considerare che i fondi pensione prevedono eccezioni per situazioni particolari in cui il lavoratore potrebbe avere accesso ai fondi in anticipo, come situazioni di salute (in qualunque momento si può chiedere una anticipazione fino al 75% del capitale accumulato) o disoccupazione prolungata (12 o 48 mesi, casistiche in cui si può accedere, rispettivamente, fino al 50% o fino al 100% del capitale, e con tassazione agevolata),.Inoltre, grazie alle regole sulle anticipazioni, è anche possibile richiedere parte del capitale accumulato (fino al 75%) per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa (per sé o per i figli) e, seppur in misura minore (fino a un 30%) anche senza motivo.

  • Commissioni di gestione: le commissioni di gestione applicate dai fondi pensione potrebbero essere viste come un onere aggiuntivo dai lavoratori. Tuttavia, è essenziale considerare che le commissioni possono essere compensate da un rendimento potenzialmente superiore del fondo pensione nel lungo termine e da una gestione da parte di un consulente previdenziale che può rivelarsi cruciale nel lungo periodo, soprattutto nei casi in cui ci fosse necessità di essere assistiti e consigliati sulla gestione del capitale accumulato e sull’accesso allo stesso, nel lungo periodo.

  • Rendimento incerto: alcuni lavoratori potrebbero temere un rendimento incerto o negativo del fondo pensione. È importante comprendere che i fondi pensione investono in diversi asset, e quindi il rendimento può variare in base alle condizioni di mercato. Tuttavia, nel lungo termine, i fondi pensione ben gestiti tendono a offrire rendimenti competitivi rispetto ad altre opzioni di investimento.


TFR in azienda: un'opzione di liquidità immediata e controllo diretto

Al contrario del collocamento del proprio TFR in un fondo pensione, il TFR in azienda è la scelta "di default" che può comportare diversi vantaggi per il lavoratore ma altrettanti svantaggi. Come ripeteremo più volte, non si tratta di vantaggi o svantaggi in assoluto ma relativamente al profilo e alla condizione individuale. Vediamoli assieme:


Vantaggi

1. Liquidità immediata Il TFR in azienda, previo accordo col datore di lavoro, è generalmente disponibile in forma liquida, consentendoti di accedervi facilmente in caso di necessità. Questa flessibilità potrebbe rivelarsi preziosa in situazioni impreviste o per fronteggiare spese urgenti. Allo stesso tempo, bisogna considerare anche che esistono regole sulle anticipazioni anche per il TFR in azienda, seppur possano essere derogate da un accordo più favorevole col datore.

Le regole prevedono che l’anticipazione possa essere richiesta e ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro, per le seguenti motivazioni e dopo otto anni dall’inizio del rapporto di lavoro:

  • acquisto o ristrutturazione prima casa, per sé o per i figli

  • spese sanitarie

Al di fuori di queste ipotesi, il datore di lavoro, così come potrebbe acconsentire a condizioni più favorevoli, allo stesso tempo potrebbe, anche al verificarsi dei requisiti, negare l’anticipazione in alcune condizioni. In particolare ciò potrebbe verificarsi se avesse già liquidato anticipazioni ad altri dipendenti, poiché il codice civile (art. 2120 c.c., c. 7) gli consente accordare anticipazioni nei limiti del 10 % degli aventi titolo e, comunque, del 4 % del numero totale dei dipendenti. Esempio: Immagina di dover affrontare una spesa imprevista per riparare il motore della tua auto. Con il TFR in azienda, potresti utilizzare il denaro immediatamente per coprire questa spesa senza dover attendere, ma solo se il datore di lavoro acconsente ad accordati una anticipazione al di fuori delle motivazioni previste. Potrebbe inoltre rifiutarsi se, nello stesso periodo, avesse già consentito ad altri dipendenti di usufruire di anticipazioni sul TFR.


2. Controllo diretto

Mantenendo il TFR in azienda, hai il pieno controllo sul tuo denaro, senza doverlo vincolare a un fondo pensione. Questa opzione può essere allettante per coloro che preferiscono un rendimento prevedibile, seppure contenuto. Il TFR in azienda infatti si rivaluta il 75% del tasso di inflazione, più un tasso fisso del 1,5%, come indicato dall'art. 2120 del Codice Civile. Questo garantisce un rendimento minimo, anche se potenzialmente non molto remunerativo (si considerino i dati storici inflattivi degli ultimi 20 anni e l’obiettivo inflazione della BCE, fissato al 2%)


Esempio: Potresti non avere tolleranza al rischio per alcuni avvenimenti personali che ti hanno reso avverso a investimenti di natura finanziaria e lasciare il TFR in azienda ti dà la serenità di non esporti in alcun modo al rischio di mercato.


3. Facilità (e "comodità") La scelta di mantenere il TFR in azienda è la scelta "predefinita" se il lavoratore non comunica un'altra opzione. Questa scelta automatica elimina la necessità di prendere decisioni complesse o intraprendere azioni specifiche. Per molti, questo può rappresentare un vantaggio, specialmente per coloro che non si sentono a proprio agio con la gestione degli investimenti.

D'altro canto, questa facilità può essere vista come una mancanza di controllo e personalizzazione sull'investimento. La decisione di non investire attivamente il TFR può portare a opportunità mancate e un potenziale minor rendimento nel lungo termine.

Inoltre, è già operante in alcune situazioni il meccanismo del silenzio assenso per l’adesione alla previdenza complementare: ciò si verifica sia nel settore privato che nel settore pubblico, nel caso il lavoratore non esprima la scelta per la destinazione del TFR entro 6 mesi dalla prima assunzione.


Svantaggi


1. Rendimento potenzialmente inferiore:

Il TFR in azienda è spesso soggetto a un rendimento più basso rispetto a un investimento in un fondo pensione. Questo potrebbe comportare una crescita meno significativa del tuo capitale previdenziale nel tempo.

Esempio pratico: Supponiamo che tu abbia accumulato un TFR di €30.000 in azienda e che l'azienda offra un tasso di interesse annuo del 2%. Alla fine di un anno, il tuo TFR crescerà di soli €600 (30.000 x 0,02), mentre se fosse stato investito in un fondo pensione con un rendimento del 5%, avresti ottenuto €1.500 (30.000 x 0,05).

2. Rischio aziendale

Tenere il TFR in azienda significa esporre una parte del tuo patrimonio previdenziale al rischio di insolvenza o difficoltà finanziarie dell'azienda. In caso di problemi finanziari dell'azienda, potresti perdere parte o addirittura tutto il tuo TFR. È tuttavia da considerare che il TFR, in caso di fallimento dell'azienda, è garantito dal fondo di garanzia dell’INPS. Inoltre, nelle aziende sopra ai 50 dipendenti, il datore di lavoro è tenuto a versare materialmente il TFR dei dipendenti presso l’INPS, anziché accantonarlo nei conti aziendali.

Allo stesso tempo, ci sono alcuni rischi associati al mantenimento del TFR in azienda. In caso di crisi aziendale non ancora arrivata al fallimento, potrebbero esserci ritardi nei pagamenti del TFR, soprattutto per chi in quel momento cambiasse lavoro. Inoltre, nelle aziende sotto i 50 dipendenti i soldi investiti nel TFR in azienda non sono completamente isolati da eventuali controversie legali o problemi fiscali che l'azienda potrebbe affrontare e restano aggredibili da eventuali terzi creditori, in quanto, finchè non erogati al lavoratore, sono gestiti come liquidità da parte dell’azienda.

Esempio pratico Se l'azienda in cui lavori dovesse dichiarare bancarotta o affrontare una crisi finanziaria nel momento in cui cambi lavoro, il tuo TFR potrebbe essere a rischio e potresti non ricevere l'intero importo previsto.


3. Tassazione

La tassazione del TFR lasciato in azienda prende a riferimento l’aliquota media IRPEF degli ultimi 5 anni prima della liquidazione. La tassazione media è del 23% (primo scaglione), la tassazione più alta 43% (ultimo scaglione). Questa circostanza, soprattutto in ottica di lungo periodo, porterà a una tassazione finale significativamente più alta che nel fondo pensione, dove la tassazione della medesima base imponibile sarà una tassazione massima del 15% e minima del 9% (in base al tempo di permanenza nel fondo pensione). Le regole sulla tassazione si applicano per ogni forma di liquidazione del TFR, sia al pensionamento, sia in caso di anticipazioni.

Se ti interessa in particolare il tema della tassazione TFR (che è corposo e merita infatti di essere approfondito), abbiamo scritto un articolo ad hoc che spiega nel dettaglio tutte le casistiche che ci si trova ad affrontare anche in relazione al proprio reddito. Puoi trovarlo a questo link.



TFR nel fondo pensione: una possibilità di rendimenti più elevati e diversificazione degli investimenti


Come per il TFR in azienda, anche quello nel fondo pensione presenta sia vantaggi che svantaggi per il lavoratore. Quali?

Vantaggi


1. Rendimento potenzialmente superiore

Un fondo pensione ben gestito può offrire rendimenti più elevati rispetto al TFR in azienda, garantendo una maggiore crescita del tuo capitale previdenziale.

Esempio Supponiamo di trasferire il nostro TFR di €30.000 in un fondo pensione che ha ottenuto un rendimento del 7% nell'ultimo anno. Alla fine di un anno, il nostro TFR crescerà di €2.100 (30.000 *0,07), un importo molto maggiore rispetto all'opzione in azienda.


2. Diversificazione degli investimenti

I fondi pensione investono in una varietà di asset, garantendo una maggiore diversificazione e riducendo il rischio complessivo del tuo portafoglio previdenziale.

Esempio Un fondo pensione ben gestito può investire in azioni, obbligazioni, immobili e altre classi di asset. Questa diversificazione riduce la dipendenza da un singolo investimento e bilancia il rischio.


3. Tassazione

A differenza del TFR in azienda, dove la tassazione segue gli scaglioni IRPEF, spostare il TFR in un fondo pensione offre una tassazione agevolata. Nei primi 15 anni di permanenza, la tassazione è del 15%, che poi diminuisce dello 0.3% annuo fino a raggiungere la tassazione minima del 9% dopo 35 anni. Ciò significa che più a lungo si lascia il TFR nel fondo pensione, minori saranno le tasse.


Svantaggi


1. Vincoli di accesso al capitale versato

Una volta spostato il TFR in un fondo pensione, potresti non poter accedere al denaro fino al momento del pensionamento o di condizioni specifiche previste dalla normativa.

Esempio: Se trasferisci il tuo TFR in un fondo pensione, potrai accedere al denaro esclusivamente in questi casi:

  • disoccupazione 12 mesi: è possibile ritirare il 50% del capitale, con tassazione agevolata (15-9%)

  • disoccupazione 48 mesi: è possibile ritirare il 100% del capitale, con tassazione agevolata (15-9%)

  • disoccupazione anche solo per 1 giorno: è possibile ritirare il 100% del capitale, tassazione 23%

  • anticipazioni:

    • da subito i soldi sono disponibili il 75% per spese sanitarie (tassazione agevolata 15%-9%),

    • dopo 8 anni sempre un 75% per acquisto/ristrutturazione prima casa per sè o per i figli (tassazione 23%)

    • e ancora dopo 8 anni un 30% disponibile senza motivo (tassazione 23%).

2. Commissioni e costi

I fondi pensione possono applicare costi di "caricamento" (una sorta di "apertura conto£ e commissioni per la gestione dei tuoi risparmi. È importante essere consapevoli di queste spese e capire come influenzano il rendimento complessivo del tuo investimento.

Esempio Un fondo pensione può addebitare una caricamento del 2% sul capitale investito e una commissione di gestione dell’1.5%. Se il tuo TFR è di €3.000, dovresti pagare €60 (il 2%) all'anno in commissioni; se il rendimento lordo è del 5%, il rendimento netto a te riconosciuto sarà del 3.5%.



Timori e obiezioni comuni circa la scelta di un fondo pensione

Se ci avete seguito fin qui potreste ora esservi fatti un quadro più chiaro della situazione e valutare con maggior consapevolezza quale potrebbe essere la scelta migliore per voi.

Ad esempio, se siete un tipo di persona che preferisce non fare scelte o non impegnarsi con la gestione finanziaria probabilmente il fondo pensione non sarebbe la vostra prima scelta. Tuttavia, anche per chi è interessato a rendimenti maggiori o a maggior risparmio fiscale, si presentano dei dubbi e delle obiezioni abbastanza comuni. Abbiamo provato a riassumerle qui di seguito, cercando di dissipare dubbi e fare chiarezza tra preoccupazioni reali e preoccupazioni percepite.


"Non voglio rinunciare alla liquidità immediata del TFR in azienda"

È comprensibile che la liquidità immediata sia importante per affrontare spese impreviste o realizzare progetti personali. Tuttavia, la scelta di spostare il TFR in un fondo pensione non significa necessariamente rinunciare completamente alla liquidità. Le regole che disciplinano l’accesso al denaro in un fondo pensione sono infatti relativamente simili a quelle che il codice civile stabilisce per il TFR in azienda; seppur nel caso di TFR nel fondo pensione non sia possibile un accordo negoziale più favorevole al lavoratore, allo stesso esistono maggiori opzioni per l’accesso al denaro (le anticipazioni sono previste da subito per spese sanitarie e dopo 8 anni anche senza motivo). Inoltre, va considerato che il TFR trasferito in un fondo pensione può offrire non solo rendimenti più elevati nel lungo termine, fornendoti una maggiore sicurezza finanziaria nella tua pensione, ma anche importanti vantaggi fiscali certi perchè garantiti dalla normativa.


"Ho paura di perdere i miei risparmi a causa dei rischi del mercato."

I rischi del mercato sono una preoccupazione comprensibile, ma i fondi pensione sono gestiti da professionisti esperti che adottano strategie di investimento mirate a ridurre il rischio e massimizzare i rendimenti. Inoltre, la diversificazione degli investimenti dei fondi pensione contribuisce a bilanciare il rischio complessivo del portafoglio. È importante tenere presente che gli investimenti previdenziali sono a lungo termine e che il mercato può sperimentare fluttuazioni nel breve periodo, ma tende a recuperare nel tempo. Affidarsi a un fondo pensione ben gestito può aiutarti a superare le varie fasi del ciclo economico.

Attraverso una gestione attiva e l'accesso a una varietà di asset, alcuni fondi pensione, specialmente quelli con profili di investimento azionari, hanno reso fino al 4% o più negli ultimi anni, nonostante i mercati abbiano registrato storni significativi (che influenzano il risultato medio).


"Non conosco abbastanza i fondi pensione e ho paura di fare una scelta sbagliata"

Prendere decisioni finanziarie importanti può essere spaventoso, ma non sei da solo in questa situazione. Consultarsi con un esperto previdenziale o un consulente finanziario ti permetterà di ricevere le informazioni e l'assistenza necessarie per prendere una decisione consapevole. Un esperto può aiutarti a valutare le opzioni disponibili, confrontare i fondi pensione e scegliere quello più adatto alle tue esigenze e ai tuoi obiettivi. Tra l'altro noi di Elsa siamo qui proprio per questo: aiutare le persone a fare la scelta previdenziale migliore per la situazione individuale. Come diciamo sempre, non c'è una soluzione che va bene per tutti, ma dipende dalla tipologia di impiego, contratto, reddito, propensione (o meno) al rischio e risultati attesi.


Ricapitoliamo in sintesi: vantaggi e svantaggi delle due opzioni


Ricapitoliamo dunque in pochi punti quali sono i vantaggi, gli svantaggi e il diverso trattamento fiscale per ciascuna delle due scelte così importanti per il nostro futuro previdenziale.

TFR in azienda - Vantaggi

  • Liquidità immediata: il TFR in azienda può esseredisponibile in forma liquida, quindi, in caso di necessità e con l’accordo del datore di lavoro puoi accedervi facilmente.

  • Controllo diretto: mantenendo il TFR in azienda, hai il controllo diretto sul tuo denaro e sulla sua rivalutazione, senza doverlo vincolare a un fondo pensione.

  • Facilità: lasciare il TFR in azienda è una scelta che non comporta alcuna azione particolare, è la scelta più semplice dal punto di vista burocratico.

TFR in azienda - Svantaggi

  • Rendimento potenzialmente inferiore: il TFR in azienda è spesso soggetto a un rendimento più basso rispetto a un investimento in un fondo pensione, che potrebbe compromettere la crescita del tuo patrimonio previdenziale nel tempo.

  • Rischio aziendale: tenere il TFR in azienda significa esporre una parte del tuo patrimonio previdenziale al rischio di insolvenza o difficoltà finanziarie dell'azienda, seppur vada considerato che in caso di fallimento interverrà il fondo di garanzia dell’INPS.

  • Tassazione: la tassazione del TFR lasciato in azienda è correlata alla media IRPEF degli ultimi anni: la tassazione minima sarà il 23%, la massima potrà toccare anche il 40% e ciò può avere un notevole impatto sulla liquidazione finale.

TFR nel fondo pensione - Vantaggi

  • Rendimento potenzialmente superiore: un fondo pensione ben gestito potrebbe offrire rendimenti più elevati rispetto al TFR in azienda, garantendo una maggiore crescita del tuo capitale previdenziale.

  • Diversificazione degli investimenti: i fondi pensione investono in una varietà di asset, garantendo una maggiore diversificazione e riducendo il rischio complessivo del tuo portafoglio previdenziale, specialmente nel lungo periodo.

  • Trattamento fiscale agevolato: trasferire il TFR in un fondo pensione comporta un trattamento fiscale notevolmente agevolato, non legato agli scaglioni IRPEF bensì al tempo di permanenza nel fondo pensione. Tassazione massima 15%, minima 9%, dopo 35 anni)

TFR nel fondo pensione - Svantaggi

  • Vincoli di accesso: una volta spostato il TFR in un fondo pensione, l'accesso ai fondi è limitato alle sole ipotesi previste dalla normativa (anticipazioni, invalidità permanente / morte, disoccupazione)

  • Commissioni di gestione: i fondi pensione possono applicare commissioni di gestione che potrebbero incidere sul rendimento del tuo investimento.

Confronto fiscale tra TFR in azienda e TFR nel fondo pensione

Un ultimo ma importantissimo elemento che va rimarcato è quello della differenza (anche notevole) di tassazione tra le due opzioni. La tassazione del TFR lasciato in azienda prende a riferimento l’aliquota media IRPEF degli ultimi 5 anni prima della liquidazione. La tassazione media è del 23% (primo scaglione), la tassazione più alta 43% (ultimo scaglione). Questa circostanza, soprattutto in ottica di lungo periodo, porterà a una tassazione finale significativamente più alta in azienda che nel fondo pensione, dove la tassazione della medesima base imponibile sarà una tassazione massima del 15% e minima del 9% (in base al tempo di permanenza nel fondo pensione).


In conclusione

La scelta tra TFR in azienda e TFR nel fondo pensione è una decisione personale e dipende dalle tue esigenze finanziarie, progetti futuri e obiettivi di pensione. Il TFR in azienda offre liquidità immediata, in certe circostanze, e la possibilità di avere controllo diretto sui rendimenti, ma può comportare un rendimento potenzialmente inferiore e il rischio di esposizione finanziaria. D'altra parte, il TFR nel fondo pensione può offrire rendimenti più elevati, e una maggiore diversificazione degli investimenti, una minore tassazione finale, ma può implicare vincoli di accesso e commissioni di gestione.

Considera attentamente i vantaggi e gli svantaggi di entrambe le opzioni e consulta un esperto previdenziale per prendere una decisione informata. Ricorda che il TFR costituisce una parte importante della tua sicurezza finanziaria in pensione e investire nella tua previdenza oggi ti garantirà un futuro più sereno e tranquillo.

Buona scelta!



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