Riscatto laurea novità emendamento Manovra 2026

La proposta: riscatto laurea triennale “depotenziato” dal 2031

Negli ultimi giorni il tema del riscatto laurea è entrato prepotentemente al centro del dibattito sulla Manovra 2026. Vediamo perché e cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, per quanto possibile, tenendo sempre conto che stiamo parlando di emendamenti e proposte da inserire o meno della Manovra 2026, e non stiamo commentando la Manovra definitiva che dovrà essere approvata entro fine 2025. 

Il maxi-emendamento presentato dal Governo a inizio settimana prevedeva che dal 1° gennaio 2031 il riscatto della laurea breve/triennale avrebbe inciso meno sul calcolo pensionistico. In altre parole, un anno di laurea breve riscattato avrebbe avuto un valore minore in termini di “tempo contribuito”, utile al raggiungimento dei requisiti necessari per la finestra di Anticipata (oggi 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne). 

La penalizzazione sarebbe stata progressiva e si sarebbe sviluppata in questi step:

  • 2031: “taglio” di 6 mesi
  • 2032: 12 mesi
  • 2033: 18 mesi
  • 2034: 24 mesi
  • 2035: 30 mesi

Esempio 

Facciamo un esempio per capire meglio come era stata concepita la penalizzazione progressiva. Se avessi riscattato 3 anni (36 mesi) di laurea triennale e maturato, ad esempio nel 2035, i requisiti contributivi necessari per la finestra di Anticipata, con un “taglio” di 30 mesi avresti potuto usarne solo 6 mesi dei 36 riscattati per raggiungere la soglia contributiva della pensione anticipata e, di conseguenza, la finestra si sarebbe spostata in avanti. 

C’è un aspetto fondamentale da chiarire immediatamente: la misura veniva descritta come riferita solo al riscatto della laurea triennale e solo per la pensione anticipata. Si sarebbe limitata, quindi, alla sola Laurea breve e non avrebbe interessato, ad esempio, la finestra di Vecchiaia il cui requisito contributivo minimo è 20 anni di contributi.

Il “dietrofront” 

Dopo polemiche e dubbi, la Presidente del Consiglio ha dichiarato che chi ha già riscattato la laurea non vedrà cambiata l’attuale situazione e che eventuali modifiche varrebbero solo per il futuro, aggiungendo che l’emendamento “deve essere corretto”. In pratica l’introduzione di questo meccanismo non varrebbe a livello retroattivo, ma interesserebbe solo i futuri riscatti laurea triennale. 

Il relatore Claudio Borghi (Lega) ha annunciato di aver fatto depositare un emendamento che “cancella” la parte sulle pensioni relativa al riscatto della laurea, indicando una copertura legata all’IRAP sulle banche come clausola di salvaguardia. 

La linea politica che è emersa, quindi, è l’intenzione di eliminare dal testo questa misura. Intenzione definitivamente confermata con la presentazione del subemendamento che cancella il depotenziamento del riscatto della Laurea Triennale. Tutto dovrebbe, quindi, funzionare come oggi. 

Come funziona oggi il riscatto della laurea? 

Il riscatto Laurea è uno strumento pensato per trasformare gli anni di università in anni contributivi. Gli anni universitari riscattati, quindi, sono considerati alla stregua di anni lavorativi e vengono conteggiati tra gli anni che danno diritto ad andare in pensione. In pratica, si tratta di un pagamento volontario di contributi nella cassa di previdenza obbligatoria in cui si versano i contributi pensionistici come lavoratore. La condizione necessaria per effettuare il riscatto degli anni universitari è aver conseguito il titolo di studio che si vuole riscattare.

Nella pratica, il riscatto Laurea può fare arrivare prima solo la finestra di Anticipata Ordinaria, perché invece quella di Vecchiaia e quella di Anticipata Contributiva prevedono anche un requisito anagrafico da soddisfare, quindi non possono aprirsi prima del compimento di quell’età (oggi 67 anni per la Vecchiaia e 64 per l’Anticipata Contributiva). 

La finestra di Anticipata Ordinaria richiede, oggi, di avere alle spalle almeno 42 anni e 10 mesi di contributi (se si è uomini) e 41 anni e 10 mesi di contributi (se si è donne). Riscattare la Laurea, dunque, ha senso solitamente quando si ha una carriera senza buchi contributivi, cominciata pochissimo tempo dopo aver conseguito il titolo senza essere stati fuori corso. In molti altri casi, purtroppo, riscattare la laurea non fa accedere prima al pensionamento. Il riscatto laurea è una soluzione la cui convenienza varia da un caso all’altro e che va sempre valutata in rapporto alla singola storia contributiva. 

Con Elsa Premium Smart, il servizio di Ciao Elsa pensato per la previdenza complementare, possiamo valutare la tua posizione contributiva e capire insieme se, nel tuo caso, il riscatto laurea potrebbe essere conveniente o meno. 

Conclusioni

Il maxi emendamento presentato qualche giorno fa avrebbe di fatto reso inutile il riscatto laurea per andare in pensione prima, e riscattare la laurea breve avrebbe avuto come unica utilità, quella di aumentare il montante contributivo finale su cui viene calcolata la pensione. 

Noi di Ciao Elsa possiamo dire che, nel nostro lavoro quotidiano di formazione e interazione con gli utenti sui temi della previdenza complementare e della pensione pubblica, abbiamo riscontrato che chi è disposto a investire del risparmio personale per pagare il riscatto laurea, nella quasi totalità dei casi, lo fa per poter andare in pensione un po’ prima e non per avere un importo pensionistico maggiore.

Anche se la proposta sembra definitivamente scartata, crediamo sia necessario fare una riflessione sull’eco mediatica e sull’effetto che questo emendamento, anche se eliminato, potrà avere su coloro che stanno valutando se ha davvero senso riscattare la laurea. 

L’idea che chi ha riscattato anni universitari pagando un onere, si ritrovi prima o poi nella condizione di aver fatto un investimento depotenziato negli anni successivi e che potrebbe rivelarsi meno utile di quanto pensasse o addirittura inutile al proprio scopo, mette in allarme tutti coloro che stanno valutando o valuteranno se vale la pena riscattare la Laurea. 

Il segnale lanciato con l’emendamento di qualche giorno fa seppur, ricordiamolo, eliminato ad oggi, non è un buon segnale. È possibile, quindi, che i lavoratori laureati avranno un atteggiamento ancora più cauto e timoroso quando si tratta di decidere se effettuare o meno il riscatto laurea. 

Per approfondire il tema puoi leggere la nostra intervista su IlPost, pubblicata pochi giorni fa o guardare il video sul nostro canale YouTube.

Link utili e approfondimenti

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