Fondo pensione: riscatto in capitale o rendita? Differenze, vantaggi e scelta migliore

Cosa devi sapere prima di andare in pensione?

Una volta giunto il fatidico momento in cui avrai tutti i requisiti necessari per smettere di lavorare e poter andare finalmente in pensione, è necessario avere già ben chiare le idee su come potrai godere di tutti i soldi maturati nel corso di un’intera vita lavorativa. 

Prima di procedere è necessario fare una distinzione preliminare. 

In qualità di lavoratore, durante la tua carriera professionale avrai versato o starai versando i contributi al sistema di previdenza obbligatoria (gestito dall’INPS o da un’altra cassa di riferimento specifica per la tua professione), che costituisce la principale fonte di reddito pensionistico per un ex-lavoratore

L'INPS e le Casse previdenziali ogni mese percepiscono i contributi dei lavoratori attivi, che si compongono di:

  • quota a carico del lavoratore (Se sei un dipendente i contributi vengono trattenuti direttamente dalla busta paga)
  • quota a carico del datore di lavoro, se ne hai uno (versamento dell’altra parte dei contributi, generalmente superiore alla quota a carico del lavoratore)

Più in dettaglio, le aliquote delle contribuzioni ai fini pensionistici (IVS) per un lavoratore dipendente sono in genere pari al 33% della RAL, di cui: il 23,81% è a carico del datore di lavoro, mentre il 9,19% è a carico del lavoratore.

Se hai scelto di aderire ad un fondo previdenziale, una volta in pensione, oltre a percepire un assegno pensionistico da parte del tuo ente di previdenza obbligatoria (INPS o Casse professionali), potrai richiedere una pensione integrativa.

La previdenza complementare è disciplinata dal D.Lgs. 252/2005 ed è uno strumento che lo Stato ti mette a disposizione per colmare, almeno in parte, quello che viene definito gap pensionistico. Infatti, in linea puramente teorica, l’aspettativa di una pensione media è pari al 50-60% dell’ultimo stipendio che arriverà prima di smettere di lavorare. 

La previdenza complementare ha l'ambizione di integrare l'assegno pensionistico che riceverai dall'INPS o dalla tua Cassa di previdenza, aiutandoti a colmare il gap, per farti ottenere un tenore di vita il più vicino possibile a quello che avevi mentre lavoravi.

I fondi pensione ti permettono di accantonare una parte del tuo risparmio personale e di utilizzarlo al momento del pensionamento per integrare e affiancare la pensione obbligatoria (erogata dall'INPS o dalle Casse professionali).

Con questo supplemento pensionistico ti garantirai un reddito più elevato a cui accedere durante la pensione rispetto a quello che, altrimenti, avresti avuto.

Sulla base di questa fondamentale differenza tra previdenza obbligatoria e complementare, è perciò opportuno che tu sappia in anticipo come poterti muovere per beneficiare del montante che avrai accumulato all’interno del tuo fondo pensione, ovvero della somma di denaro che hai versato nel corso degli anni di lavoro e che, nel tempo, si è rivalutata.

Requisiti minimi per chiedere la prestazione al fondo pensione

Una volta giunto al momento del pensionamento, oltre a ricevere la pensione pubblica dall’INPS, potrai richiedere al tuo fondo pensione privato di restituirti quanto hai risparmiato nel corso degli anni.

Il montante finale che avrai maturato dipenderà da quanto avrai versato nel fondo pensione e dal rendimento che avrai ottenuto nel corso degli anni che dipende sia dalla linea di investimento che hai scelto, sia dall'andamento del mercato.

I soldi che negli anni hai versato nel fondo possono principalmente derivare da tre diverse fonti:

  • TFR (quindi non lasciato in azienda, ma destinato al fondo pensione)
  • aggiunte di tasca tua (sia con una piccola percentuale di trattenute dallo stipendio mensile, sia con eventuali risparmi personali per integrare ciò che è già presente come montante nel fondo pensione)
  • contributi aggiuntivi da parte del datore di lavoro privato o pubblico. Si tratta a tutti gli effetti di soldi gratis che puoi ricevere dal tuo datore di lavoro all’interno del tuo fondo pensione, se scegli di aderire all’accordo datoriale.

Nota bene: andare in pensione non comporta la chiusura immediata e/o obbligatoria del fondo pensione a cui stai aderendo. 

Infatti, anche se non lavori più, potresti andare in pensione usufruendo solo della pensione pubblica, ma non necessariamente della prestazione complementare del tuo fondo pensione. 

Potrai quindi chiudere il fondo anche 5, 10 o 15 anni dopo essere andato in pensione e, nel frattempo, continuare ad effettuare versamenti. Ciò che cambia è che, finché non chiudi la posizione, non potrai beneficiare dell’integrazione con la quale colmare quel “gap pensionistico”. 

Solo nel momento in cui chiederai la chiusura (tramite modulistica) e, quindi, chiederai la prestazione finale, si andrà a guardare quanti soldi hai dentro al fondo e, in base alla tua età corrente, ti verrà versato un assegno integrativo sulla base delle modalità da te richieste.

Fai attenzione a una prima importante premessa: per poter chiedere la “prestazione” a un fondo pensione complementare devi aver aperto un fondo pensione almeno 5 anni prima della richiesta

Inoltre, durante quei 5 anni, il fondo non deve essere mai stato chiuso, altrimenti sarà come se non lo avessi mai aperto.

Insomma, ci sono due requisiti essenziali da soddisfare per chiedere la prestazione al fondo pensione:

  1. Essere pensionato, ovvero percepire la pensione da lavoro pubblica dall'INPS o, nel caso di liberi professionisti, dalla cassa previdenziale a cui hai versato mentre lavoravi 
  2. Avere aperto il tuo fondo pensione da almeno 5 anni.

Quindi, se aderisci al fondo pensione a 65 anni e a 67 vai in pensione, non potrai ottenere i tuoi soldi, con tassazione agevolata, prima dei 70 anni (a meno di situazioni eccezionali, quale potrebbe essere l’invalidità permanente).

Se soddisfi entrambi i requisiti potrai chiedere al fondo la prestazione pensionistica e potrai usufruire della tassazione agevolata prevista dalla legge. In particolare, se chiudi il fondo pensione entro i primi 15 anni dall’adesione (ma comunque almeno dopo 5), il denaro che hai versato nel corso degli anni verrà tassato al 15%. Dopo il 15° anno di permanenza nella previdenza complementare questa aliquota scende dello 0,3% ogni anno, fino ad arrivare al minimo del 9% dopo 35 anni.

Attenzione: se sei un dipendente pubblico iscritto a un fondo pensione negoziale di categoria, ti suggeriamo di leggere anche il nostro approfondimento perché, te lo anticipiamo, i requisiti per richiedere la prestazione finale potrebbero essere differenti.

Ipotizza quindi di avere tutti i requisiti in regola e di voler richiedere la prestazione pensionistica, insomma di voler finalmente godere del tuo fondo pensione, chiedendo che ti vengano restituiti i soldi che per un’intera vita lavorativa hai versato nel fondo stesso.

Cosa dovresti fare nel pratico?

Per poter beneficiare della prestazione pensionistica sotto forma di rendita o capitale, è anzitutto necessario compilare un modulo fornito dal tuo fondo pensione stesso. 

Con questo documento comunichi ufficialmente al tuo fondo pensione la chiusura della posizione e, a partire da quel momento, passi dalla fase di accumulo a quella di erogazione, durante la quale non potrai più effettuare dei versamenti nel fondo pensione.

Quindi, indicando sul modulo tutti i tuoi dati, in qualità di aderente, potrai scegliere la forma di erogazione della prestazione pensionistica che più si addice alle tue necessità o bisogni.

Hai 6 opzioni per “ritirare” i soldi: vediamo quali

La Manovra di Bilancio 2026 ha introdotto tre nuove prestazioni pensionistiche che puoi richiedere al tuo fondo pensione, che si affiancano a quelle già previste dal D.Lgs. 252/2005.

Opzione 1: 100% rendita

Con questa opzione puoi richiedere la conversione totale del capitale accumulato nel fondo pensione in una rendita periodica. 

Quindi, oltre alla pensione pubblica dell’INPS, riceverai i soldi provenienti dal tuo fondo pensione sotto forma di assegno e, in questo caso, potrai considerarli come se fossero una vera e propria integrazione della tua pensione. 

Ricorda però che i due assegni, quello pubblico e quello del fondo pensione, viaggiano su due binari paralleli, il che significa che riceverai due distinti bonifici, uno dall’INPS (o dalla tua cassa di appartenenza) e uno dal fondo pensione.

Tipologie di rendita 

Scegliendo questa opzione avrai a disposizione diverse tipologie di rendita tra cui scegliere:

  1. Rendita vitalizia 

Questa forma di rendita ti viene riconosciuta finché sei in vita. Se vieni a mancare, invece, si estingue subito. 

  1. Rendita certa e successivamente vitalizia

Come prima, anche questa tipologia di rendita viene erogata finché sei in vita, ma se vieni a mancare in un periodo di tempo pre-determinato (5 o 10 anni, a seconda dell'opzione che hai scelto), la rendita continua ad essere erogata al/ai beneficiario/i designato/i fino a conclusione del periodo scelto. 

  1. Rendita vitalizia reversibile

Come per le opzioni viste sinora, anche in questo caso la rendita viene erogata finché sei in vita. Al momento del tuo decesso l'intera rendita, o una quota da te determinata, viene erogata alla persona che hai designato, che continuerà a riceverla per tutta la vita

  1. Controassicurata

In questa ulteriore opzione, l’assegno ti viene riconosciuto finché sei in vita e, al momento del tuo decesso, se c’è del capitale residuo verrà versato ai beneficiari che hai indicato, sotto forma di assegno periodico (a rate) o di versamento una tantum (soluzione unica). Questo lo decidi tu esprimendo la tua scelta nella modulistica fornita dal fondo pensione. 

La differenza sostanziale rispetto alla rendita reversibile è che nella controassicurata hai la possibilità di lasciare ai/al beneficiari/o il capitale per intero (e non solo una rendita vitalizia a rate che parte dal momento in cui il pensionato viene a mancare).

  1. Rendita vitalizia con raddoppio della rata in caso di LTC 

LTC significa “Long Term Care”, cioè il caso in cui potresti trovarti in condizioni di non autosufficienza dopo aver iniziato a percepire la rendita pensionistica. 

In tale situazione, la rendita che ti viene riconosciuta raddoppia, proprio allo scopo di aiutarti a far fronte alle spese e alle necessità derivanti dall’impossibilità di compiere le attività di base del vivere quotidiano. 

Opzione 2: 50% capitale e 50% rendita 

Con questa tipologia di richiesta è possibile farsi liquidare un massimo del 50% della somma totale (montante), in capitale, così che la restante parte venga a essere erogata sotto forma di rendita mensile. 

Insomma, metà dei soldi te li restituiranno con un bonifico unico, mentre l’altra metà potrai riceverla sotto forma di rendita, scegliendo una delle cinque tipologie viste precedentemente.

Opzione 3: 100% capitale

Molti potrebbero pensare che questa opzione sia scontata, quando invece è necessario metterti in guardia e farti sapere sin da ora che, purtroppo, non è sempre percorribile

Si può infatti chiedere il 100% di capitale solo se la rendita derivante dalla conversione di almeno il 70% del montante finale (quindi il 70% di tutti i soldi accumulati nel fondo pensione) è inferiore al 50% dell’assegno sociale.

Essendo che la quota dell’assegno sociale nel 2026 è pari a 7.101 € annuali, la metà a cui far riferimento è, di conseguenza, di 3.550 €.

Segnaliamo che, per i lavoratori del pubblico impiego iscritti ai fondi pensione di categoria, la disciplina può presentare caratteristiche specifiche. Per approfondire l’argomento, ti invitiamo a leggere il nostro articolo dedicato ai fondi di categoria per il pubblico impiego.

Effettuiamo un calcolo per rendere il tutto più chiaro

Ipotizza di essere una persona di 67 anni con un montante finale presente sul fondo pensione di 100.000€ (usiamo sempre cifre tonde per comodità di calcolo).

Il 70% del montante accumulato negli anni lavorativi di adesione al fondo pensione, comprensivo dei rendimenti e al netto di imposte e costi è di 70.000€.

Ora, bisogna convertire quei 70.000€ in rendita annuale utilizzando il coefficiente di riferimento fornito dalle tabelle del fondo pensione. Facendo riferimento alla tabella usata anche prima, il coefficiente è di 0,04243 (perché qui bisogna riferirsi al coefficiente della rendita annuale, non più mensile, a 67 anni per fare bene i calcoli).

tabella coefficienti conversione da capitale in rendita

A questo punto devi moltiplicare i tuoi 70.000€ per tale coefficiente 0,04243 così da ottenere la rendita annua lorda, che in questo caso è pari a 2.970,10€. 

Adesso è necessario prendere questi 2.970,10€ e confrontarli con il 50% dell’assegno sociale, che, come abbiamo visto poco prima, è di 3.550€.

Puoi quindi facilmente vedere che la cifra della rendita annua lorda è inferiore rispetto al 50% dell’assegno sociale, perciò hai tutte le carte in regola per portarti a casa i tuoi 100.000€ lordi in un’unica soluzione (ricordandoti sempre che la tassazione del capitale sarà poi del 15-9%).

E se invece di 100.000€ sul fondo pensione avessi avuto 150.000€? 

Calcolando il 70% di 150.000€ avresti una cifra pari a 105.000€ che, trasformati in rendita con lo stesso coefficiente di prima, diventano 4.455,15€ all’anno. Questo rappresenta quindi il caso opposto, siccome ti troveresti con una cifra maggiore del 50% rispetto all’assegno sociale (3.550€).

In questo caso, quindi, non potresti ritirare il 100% del capitale, bensì massimo il 50% (quindi 75.000€) in capitale e il resto lo dovresti trasformare in rendita, con le regole che abbiamo visto nell’opzione 2. 

In ogni caso, se non puoi ritirare il tuo montante con la formula del 100% capitale, resta sempre valida la possibilità di chiedere la rendita sul 100% del fondo o una della nuove prestazioni introdotte dalla Legge di Bilancio 2026..

Capito il meccanismo che sta alla base del calcolo con cui poter beneficiare dell’opzione 3, ti sarà sicuramente utile sapere al volo qual è la soglia oltre la quale non potrai fare affidamento a questa soluzione.

Le nuove prestazioni operative dal 1° luglio 2026

Dal 1° luglio 2026, accanto alle modalità di erogazione già previste dalla normativa, sono operative due nuove prestazioni:

  • rendita a durata definita;
  • prelievi liberamente determinabili.

Una differenza importante rispetto alle altre prestazioni riguarda il soggetto che le eroga. Le tradizionali rendite che abbiamo visto finora continuano a essere erogate da imprese di assicurazione, mentre le nuove prestazioni saranno erogate direttamente dal fondo pensione. Con queste prestazioni, quindi, il fondo mantiene in gestione il montante fino al completamento dell'erogazione e gestirà direttamente questa fase. 

Opzione 4: rendita a durata definita

La rendita a durata definita viene erogata dal fondo pensione per un periodo di tempo prestabilito, determinato in base alla vita attesa residua del beneficiario (calcolata in base alle tavole ISTAT di mortalità della popolazione residente) o superiore se il fondo lo consente.

Ad esempio, se al momento del pensionamento la tua speranza di vita statistica è pari a 21 anni,se il regolamento del fondo lo consente potresti scegliere anche una durata di 22, 23 o 24 anni.

Anche per la frequenza della rendita si fa dovrai fare riferimento alle opzioni rese disponibili dal tuo fondo pensione, che potrebbe prevedere rate:

  • mensili;
  • trimestrali;
  • semestrali;
  • annuali.

In ogni caso, non possono essere richieste rendite con periodicità inferiore al mese né superiore all'anno e, se l'importo delle singole rate è particolarmente contenuto, il fondo può inoltre stabilire una frequenza minima dei pagamenti (trimestrale, semestrale o annuale).

Con la rendita a durata definita, l’importo delle rate non è predeterminato.

Ogni pagamento viene, infatti, ricalcolato prendendo come riferimento il montante residuo al momento della liquidazione (inclusi i rendimenti o le perdite eventualmente maturati) e dividendolo per il numero di rate ancora da erogare.

Opzione 5: prelievi liberamente determinabili

Con i prelievi liberamente determinabili potrai scegliere quando prelevare il denaro e quale importo richiedere, utilizzando il montante accumulato nel fondo pensione. 

Questa prestazione è molto flessibile, ma attenzione, perché non ti consente di prelevare qualsiasi importo in qualsiasi momento. Infatti, ad ogni prelievo potrai richiedere al massimo un importo pari alle rate già maturate della rendita a durata definita a cui avresti avuto diritto, ma non ancora riscosse. 

Ad esempio, se la tua rendita a durata definita prevederebbe una rata di 500 € al mese per 20 anni. Se scegli i prelievi liberamente determinabili, dopo un anno dal pensionamento potrai richiedere al massimo 6.000 €, cioè l'equivalente delle dodici rate mensili maturate (500 € × 12 mesi). Dopo ogni prelievo, il limite massimo disponibile viene ricalcolato.

In pratica, potrai richiedere soltanto la differenza tra le rate della rendita virtualmente maturate fino a quel momento e gli importi che hai già prelevato in precedenza.

Queste due nuove prestazioni sono operative dal 1° luglio 2026, mentre la terza novità introdotta dalla Manovra di Bilancio 2026, sarà operativa dalla fine del 2026. 

Opzione 6: erogazione frazionata del montante

L’erogazione frazionata del montante accumulato consente di ricevere il capitale accumulato in più rate, scegliendo la durata del periodo di erogazione, che non può comunque essere inferiore a cinque anni. Le rate possono avere una frequenza compresa tra un mese e un anno, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa. Se l'importo dei pagamenti è molto contenuto, il fondo può prevedere una frequenza minima.

A differenza della rendita a durata definita, la prestazione è collegata solo alla durata scelta dall'aderente e non alla sua speranza di vita

Come per le altre due prestazioni introdotte dalla manovra di bilancio, con l’erogazione frazionata il montante residuo continua a essere investito nel fondo pensione fino al completo esaurimento della prestazione. 

Per questo motivo, l'importo delle rate non è fisso e ogni rata viene calcolata al momento della liquidazione dividendo il montante residuo per il numero di rate ancora da erogare. 

L'erogazione frazionata del montante ha un’altra particolarità rispetto alle altre prestazioni, è soggetta a una tassazione diversa. L’aliquota applicabile va da un massimo del 20% a un minimo del 15%, in funzione degli anni di partecipazione alla previdenza complementare. 

In particolare, dopo i primi 15 anni di adesione, l'aliquota si riduce dello 0,25% per ogni anno successivo, fino a raggiungere il minimo del 15% dopo 35 anni di partecipazione. 

Le altre prestazioni pensionistiche dei fondi pensione continuano invece ad applicare il regime fiscale agevolato ordinario, con un'aliquota che varia da un massimo del 15% a un minimo del 9%, sempre in funzione dell'anzianità di partecipazione al fondo.

Conclusioni

La scelta tra ritirare il fondo pensione al 100% in capitale o optare per una rendita mensile o optare per una delle nuove prestazioni è una decisione cruciale che richiede una pianificazione accurata e una buona comprensione delle proprie esigenze finanziarie a lungo termine. 

Conoscere già da oggi le opzioni disponibili e i relativi requisiti è fondamentale per poter fare una scelta consapevole che miri a migliorare la tua sicurezza finanziaria dal giorno in cui sarai in pensione.

Optare per il 100% rendita significa che ti garantirai un flusso di reddito costante che può essere una soluzione vincente se preferisci la stabilità finanziaria e la sicurezza di un pagamento regolare (ad esempio di mese in mese, proprio come accadeva quando lavoravi). 

Esistono però diverse tipologie di rendita - vitalizia, certa e successivamente vitalizia, reversibile, controassicurata, con raddoppio in caso di LTC - che offrono flessibilità e possibilità di personalizzazione differenti. È bene valutare attentamente le offerte di ciascuna sulla base delle proprie necessità e condizioni di vita.

La scelta di una combinazione 50% capitale e 50% rendita permette di bilanciare l'immediata disponibilità di una parte del capitale con la sicurezza di un reddito continuo. 

Questa opzione può essere l’ideale se prevedi di affrontare alcune spese significative all'inizio della pensione, senza però rinunciare alla possibilità di avere un reddito integrativo stabile erogato con cadenza regolare.

L’ultima opzione è quella del 100% capitale, con la quale potrai usufruire della massima flessibilità finanziaria, avendo la possibilità di disporre immediatamente di tutto il capitale accumulato nel fondo pensione. 

Tuttavia, questa opzione è subordinata a specifici requisiti di montante rispetto all'assegno sociale, e potrebbe non essere disponibile per tutti. Affinché tu non debba veder vanificata tale opzione una volta giunto in pensione, è necessario pianificare attentamente e sin da subito la strategia migliore per sapere di poterne beneficiare.

Per quanto riguarda le nuove prestazioni, invece, bisogna dire che presentano dei profili molto interessanti e che introducono maggiore flessibilità nella richiesta della prestazione finale, adattandosi meglio a quelle che possono essere le esigenze degli aderenti. Le nuove opzioni, infatti, consentono differenti modalità di erogazione della prestazione, che pur non consentendo di ritirare il fondo in un’unica soluzione, sembrano più orientate a garantire la possibilità di rientrare nella disponibilità del montante in tempi brevi e, soprattutto, ad adattarsi alle esigenze di liquidità che gli aderenti potrebbero avere al momento del pensionamento.

Ogni opzione potrebbe comportare benefici e rischi sulla base della tua situazione finanziaria, delle tue necessità e delle previsioni di vita futura. Per questo motivo consultare degli esperti di previdenza pensionistica potrebbe essere di grande aiuto.

Ciao Elsa è qui per supportarti in ogni fase del processo decisionale: la nostra priorità è sapere che potrai sentirti finanziariamente al sicuro quando sarai in pensione. Siamo pronti ad aiutarti per qualsiasi pianificazione pensionistica, permettendoti di godere appieno dei frutti di una vita di lavoro.

Link utili e approfondimenti

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